Veneto, la lotta al razzismo è forte

Esiste una maggioranza silenziosa che è enormemente più grande di quella razzista che corre dietro ad un pifferaio dell'odio come Salvini

Treno. Due signore parlano nei sedili vicino al mio. Parlano con la cadenza forte del dialetto trevigiano pedemontano, la lingua che per me sa subito di casa, di affetti, quella con cui parlo con mia madre, con i miei figli e con gli amici.

Parlano forte e non posso non ascoltare. Una delle due racconta all’altra le disavventure di una ragazza ucraina, laureata in economia e commercio in patria, dove ha famiglia, costretta ad emigrare in Italia per poterla mantenere. Racconta di come questa ragazza si è reinventata badante, rinunciando ai propri sogni, come la madre prima di lei. Racconta di come veda i propri affetti più cari, quando va bene, due volte l’anno.

Quello che mi colpisce non è tanto la storia, purtroppo uguale a quella di tante persone che vivono attorno a noi, persone fondamentali per la nostra società, ma di cui ci accorgiamo poco e solo in senso negativo. Ciò che mi colpisce è il tono accorato e sofferto per questa ragazza, che è una nostra compagna di viaggio e non una straniera, una diversa, un’extra-comunitaria.

Forse proprio l’accostamento con il dialetto, usato tante volte a sproposito dai partiti razzisti come la Lega per rivendicare qualcosa che non c’è, mi riconferma in ciò che ho sempre creduto. Esiste una minoranza di Veneti, una minoranza molto rumorosa, che si riconosce nelle parole del pifferaio Salvini e dei suoi sodali ed esiste una maggioranza, silenziosa, ma enorme di Veneti che ripudiano il razzismo, che fanno della nostra regione uno dei territori con il più alto tasso di associazioni e di volontariato in Italia e non solo. Se questa maggioranza comincia a parlare, gli insulti xenofobi dei pochi spariscono nel sottofondo, confinati nel dimenticatoio dell’ignoranza più buia.

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