Strade

Strade del Veneto, senza programmazione paga il cittadino

C’è un ruolo che un politico o un amministratore pubblico vorrebbe non svolgere mai quello del denunciante che vede confermare […]

C’è un ruolo che un politico o un amministratore pubblico vorrebbe non svolgere mai quello del denunciante che vede confermare i suoi timori in realtà. È il caso delle strade – non solo autostrade infatti, ma  anche superstrade, nuove strade del mare etc. – costruite, costruende o progettate in Veneto, sulle quali grava da tempo la critica motivata  di una  parte sempre più ampia di popolazione, associazioni di categoria e politici.

Le questioni sono note, l’ultimo governo Berlusconi ha scelto in accordo con Galan e quindi con Zaia, con buona pace del federalismo e della decantata necessità di ritornare a Veneti e Lombardi più soldi rispetto al passato, di non finanziare più con fondi pubblici le strade da realizzare, proponendo ovunque il project financing come rimedio.

Le inaugurazioni si fanno lo stesso, anzi di più, gli appalti hanno  il vantaggio di essere sempre più lucrosi e quindi appetibili a società e studi di progettazione diciamo vicine alla politica, i contratti invisibili perché secretati da escamotage legislativi che ne danno la gestione ai commissari… ma i soldi, quelli del conto da pagare, sono del popolo, suo malgrado plaudente.

Fino ad un certo punto ben si intende plaudente, visto che poi si accorge di dover pagare le tariffe di pedaggio più alte d’Europa e di dover  mettere mano al portafoglio ogni qualvolta  si riduce il numero dei veicoli percorrenti e paganti, aggravando così  la  sua condizione di cittadino tartassato, vittima di un sistema che usa la scarsa conoscenza sui temi  scaricandone ogni onere all’utente finale.

Il cittadino è infatti passivo nelle scelte ma attivo nel pagare la crisi dei trasporti via gomma.

A mano a mano, infatti, che si riduce il numero dei veicoli paganti gli inevitabili ammanchi dei privati gestori sortiscono ricadute ulteriori ed impreviste sui famigerati pedaggi. Oggi sentir parlare di nuove strade che ci farebbero assomigliare alla Baviera, quando in Baviera le strade sono gratis mentre noi  stiamo firmando cambiali in bianco su un futuro sempre più dubbio,  mi fa star male. La politica regionale e nazionale degli ultimi 10 anni ha impostato in modo evidentemente errato il sistema di trasporto passeggeri e merci, pure insiste come se nulla fosse e questo e’ davvero inaccettabile.

Due domande: se si è così ridotto il traffico del passante di Mestre e la Pedemontana ne dovrebbe assorbire una ulteriore quota come si pensa di poter garantire  un pedaggio accettabile nell’una e nell’altra arteria nel prossimo immediato futuro? Evidente che la previsione risente di lacune che possono risultare molto pesanti in termini di costi per il Veneto e i Veneti.

Se, come saremo tenuti a fare, dovremo portare il traffico merci da gomma a ferro  dall’attuale 8% al 30% come obiettivo al 2030, per indicazione Europea e nel contempo  a  partire dal 2014  l’applicazione del nuovo Eurobollo vedrà ulteriori costi indiretti  caricati  sull’autotrasporto  su gomma, con conseguente riduzione del traffico merci su ruote a vantaggio di ferrovia  e acqua, perché insistiamo nel promuovere nuove strade tutte ad imprecisato ma alto costo per decenni?

Fermiamoci a ragionare e mettiamo i conti e le previsioni di traffico sul tavolo, la nuova Valsugana e le altre arterie in progetto possono divenire un troppo pesante fardello che crea oggi un debito senza adeguato conforto su utilità e capacità di pagamento. È buon senso, abbiamo già troppi costi come italiani e veneti  per non aver visto la politica lavorare  con piani chiari  e  obiettivi da raggiungere sul tavolo.

Laura Puppato

2 commenti

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