Referendum Trivelle, Zaia ambientalista a targhe alterne

Luca Zaia salta opportunisticamente tra gli ambientalisti, ma la sua mossa rischia di essere un boomerang per chi sostiene referendum

Il referendum di domenica non è un voto di fiducia sul Governo, ricordo che è stato voluto da ben sette regioni a maggioranza PD e che, nelle altre 2 il PD è compatto per il si, anzi, in sede di Legge di Stabilità, la maggior parte dei quesiti referendari è stata accolta. Dunque Luca Zaia può smettere di fingere d’essere ambientalista, suona politicamente falsato e anche un po’ ridicolo. Il Governo andrà avanti e porterà a termine il grande lavoro iniziato, compreso quello sulla maggiore autonomia delle regioni.

Zaia non ha a cuore la causa ambientalista, ma quella opportunistica, avendo già più volte dimostrato di voler usare il Veneto come trampolino di lancio per il proprio futuro politico, ma faccio notare come proprio la nostra regione giace in una situazione ambientalmente disastrosa, peggiorata dalle scellerate politiche intraprese in questi anni dalla Regione. Gli esempi sono molteplici e dove peschi, peschi sempre bene, si va dalla percentuale più alta di territorio cementificato d’Italia, in cui un piano casa senza limiti ha permesso di aggravare la situazione bypassando le pianificazioni comunali, (alla faccia dell’autonomia), alla carenza di un piano cave, alla continua riduzione di trasporti alternativi e sostenibili con briciole di investimento su treni e dunque disprezzo per i tanti cittadini che avrebbero voluto servizi adeguati per i loro spostamenti, fino alla grande incompiuta dell’idrovia, per non parlare della situazione bonifiche di Porto Marghera o delle grandi strade: Valdastico e Pedemontana, opere realizzate senza il minimo controllo sui costi e danni ambientali evidenti. Zaia presidente di una Regione fuori controllo sull’ambiente con la presenza di funzionari e dirigenti corrotti e che ha dato le autorizzazioni ad ogni estrazione di gas o petrolio in terraferma, non può davvero parlare di ambiente.

Saltare sul carro dell’ambientalismo, senza avere alle spalle una storia coerente, può essere un boomerang per il movimento che sostiene il sì, di cui faccio parte, perché è sbagliato far passare l’idea che questo referendum sia un voto contro il Governo. Siamo in tanti nel PD a voler far vincere il sì, (presidenti di Commissione Camera e Senato, capigruppo di Commissione alla Camera e Comm.inchiesta rifiuti) perché riteniamo sia un residuo errore da sanare, riteniamo che il referendum sia strumento democratico e vada utilizzato. Quindi non un no contro chi guida con coraggio questo Paese ma una diversa visione in uno specifico limitato problema. Qui non ci sono caserme modello Lega dove persino i sindaci vengono costretti al silenzio, nel PD il confronto è sempre il sale e il partito regionale ha lasciato che ognuno valuti liberamente.

Tags: , , , , , , , , , ,

Lascia un commento