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PFAS, subito il piano interventi o fondi a rischio

Ancora ritardi ingiustificabili, la Regione latita e ci sono oltre 100 milioni di euro bloccati.

La firma dell’Accordo novativo tra Ministero, Regione, comuni ed enti coinvolti nell’area del bacino del Fratta-Gorzone è finalmente arrivata, seppure con un  ritardo di quasi 4 mesi che non si giustifica, vista l’urgenza del procedere con investimenti atti a risolvere forse il più rilevante problema sanitario esistente oggi in Italia. Per l’urgenza di sono recuperati fondi perenti del lontano 2001 mai utilizzati, ora è necessario che si individui con celerità il timing degli interventi necessari per il risanamento e il monitoraggio della qualità idrica e ambientale della parte alta del bacino del Fratta-Gorzone, come previsto dall’art. 3 dell’Accordo, per poi attivare il nuovo acquedotto che liberi dai composti perfluoro-alchilici gli abitanti di tre province venete. Altrettanto celermente va resa operativa la delibera di giunta regionale del marzo 2017 che obbliga allo spostamento degli stabilimenti inquinanti in ricarica di falda, una foto del problema Miteni ma ancora senza coerente attivazione.

Ci stiamo mettendo davvero troppo a svolgere questi passaggi burocratici e rischiamo di perdere altri fondi, oltre ai 23 milioni persi e poi recuperati grazie al Governo. Ricordo che la Commissione Ecomafie ha analizzato la situazione subito dopo averne avuta notizia, giungendo ad uno studio dettagliato in breve tempo, offrendo spunti alla politica, all’istituzioni giudiziarie e alle forze dell’ordine, al momento uniche queste ultime con i Noe, cui va il mio plauso, ad attivarsi con efficacia. La Regione, che dovrebbe essere l’organo più vicino ai cittadini, in questo frangente latita, scrive ma non attua, ritarda persino per apporre firme su fondi da avere e soprattutto intavola una, pressoché inutile, ulteriore commissione di inchiesta solo perché i risultati scientifici di quella parlamentare, sono politicamente scomodi alla maggioranza politica veneta.

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