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Impianto biogas di Carbonera. Interrogazione Puppato: “Ricadute su ambiente e agricoltura. Giunta intervenga su proliferare impianti”

“Con quello di Carbonera siamo di fronte all’ennesima vicenda figlia di una sostanziale anarchia normativa, per colpa dell’assenza di un […]

“Con quello di Carbonera siamo di fronte all’ennesima vicenda figlia di una sostanziale anarchia normativa, per colpa dell’assenza di un piano energetico regionale. Cosa aspetta la giunta a prendere posizione nei confronti del proliferare di impianti a biogas che hanno una discutibile efficacia dal punto di vista energetico e che spesso non rispettano le norme ambientali oltre ad avere ricadute negative sull’economia agricola del territorio veneto come in questo caso?”

La domanda, contenuta in un’interrogazione depositata quest’oggi, è della capogruppo del PD in Consiglio regionale, Laura Puppato. L’esponente democratica fa riferimento all’autorizzazione per la costruzione e l’esercizio di un impianto per la produzione di  energia da fonti rinnovabili (biogas) presentato dalla “Bio Power s.r.l. Società Agricola” lo scorso 26 aprile.

“Un impianto che avrà un impatto notevole sugli abitati di Mignagola e di Olmi in termini di rumore, emissioni in atmosfera, odori e traffico. Nella Conferenza dei servizi del 14 giugno l’incaricato dell’Ulss 9 – ricorda Puppato – ha messo in guardia sulla pericolosità di alcune sostanze odorigene, ha sottolineato le lacune della documentazione presentata e ha chiesto di integrare il progetto con una relazione anemologica e un progetto previsionale di manutenzione e di gestione degli incidenti”.

In attesa della prossima Conferenza dei servizi fissata per il 12 luglio la capogruppo del PD esprime preoccupazione evidenziando come “l’uso di questo tipo di impianti per il recupero di energia dai residui della produzione agricola è positivo. Ma l’utilizzo dei suoli per la coltivazione di vegetali destinati solamente e totalmente alla produzione di energia possono alterare il mercato agricolo e produrre gravi scompensi all’economia rurale, alla tradizione agroalimentare e alla tutela della biodiversità. Esistono insomma dei limiti energetici oggettivi rispetto a questo tipo di agricoltura non finalizzato alla produzione di prodotti alimentari”.

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