Il Veneto all’opposizione in Italia. No, una soluzione c’è.

Il Veneto non può permettersi d’essere all’opposizione preconcetta del governo nazionale, non può il suo governatore impugnare ogni legge promulgata […]

Il Veneto non può permettersi d’essere all’opposizione preconcetta del governo nazionale, non può il suo governatore impugnare ogni legge promulgata dallo Stato che lo riguardi perché questa non è solo una grave scorrettezza istituzionale ma diventa anche inevitabilmente, motivo per divenire “osservato speciale” per la sua inattendibilità e intemperanza.
Questo Statuto come il regolamento e la legge elettorale è stata voluto, costruito e votato con il contributo di tutto il Consiglio regionale del Veneto ciononostante lo Stato italiano evidentemente timoroso di strappi, ha osservato con la lente di ingrandimento ogni passaggio che in questi articoli possa dare adito a vie alternative. Ne consegue che il comma 4 dell’art. 30 è stato scritto con l’idea – almeno per parte nostra – di voler garantire un miglior coordinamento tra la finanza pubblica attraverso i patti di stabilità regionali ma lasciando tutto assai generico e  in assenza di un rispetto nei confronti dello Stato, può essere letto come una volontà di risolvere in modo del tutto autonomo  il tema dei vincoli finanziari imposti dallo Stato Italiano.
Questi equivoci si ingenerano quando non vi è reciproco rispetto e fiducia, fatto grave questo che denunciamo da tempo come Partito Democratico, perché ha significato prima una pedissequa sottomissione ad ogni norma  vessatoria del precedente governo in nome della medesima appartenenza politica  e ora una altrettanto sistematico rifiuto e ricusazione presso la Corte di ogni legge nazionale.
Ora si dimostri la buona fede e soprattutto la leale collaborazione verso lo Stato Italiano andando a modificare quel 4° comma dell’art. 30, facendo tornare in aula lo Statuto in modo che si tolga  di mezzo ogni dubbio sulle reali, buone  volontà del Consiglio del Veneto. Ho sentito il prof. Vandelli noto costituzionalista che ha seguito i nostri lavori, si riserva di approfondire ma non esclude affatto che il rinvio in aula possa essere la soluzione più breve e semplice, dimostrando appunto che non vi e’ volontà negativa  ma che si intende solo potenziare gli strumenti che già la Costituzione con il titolo V ci ha fornito. Come era per quanto ci concerne, già nelle intenzioni. Insomma scriviamolo meglio e più chiaramente questo 4° comma dell’ art. 30 e finiamola con le polemiche strumentali, soprattutto finiamola di vederci in prima linea contro il Governo. Questa Regione composta da 5 milioni di cittadini e 650mila imprese merita meno politica sterile e più lealtà istituzionale.

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