Escavazioni e regimazione delle acque del “medio Piave”: quali i rischi per i cittadini dei Comuni rivieraschi?

Venezia, 8 dicembre 2011 Dopo le segnalazioni e la mobilitazione del Comitato “Qui Piave Libera”, anche il Partito Democratico in […]

Venezia, 8 dicembre 2011

Dopo le segnalazioni e la mobilitazione del Comitato “Qui Piave Libera”, anche il Partito Democratico in Regione Veneto vuole vederci chiaro sui lavori di regimazione e messa in sicurezza dell’alveo del Piave che sono in corso tra i Comuni di Spresiano e Ponte di Piave in un’area di golena che si sviluppa per circa 15 km. Un intervento affidato dalla Regione al Consorzio Regimazione Idraulica Fiumi (C.R.I.F.) e che consiste in lavori di ricalibatura idraulica con asporto presunto di circa 190.000 metri cubi di inerti. Sotto osservazione è in particolare la realizzazione di un canale lungo circa 4 km, nel quale sono già state deviate le acque del Piave. Recentemente una “morbida” del fiume ha spazzato via gran parte del canale artificialmente creato e ciò ha gettato ulteriori e forti dubbi sulla validità della soluzione adottata. Gli studi idraulici e i piani di bacino hanno dimostrato che quando l’acqua, nei momenti di piena, raggiunge “il collo di bottiglia” rappresentato dalle opere di contenimento di Ponte di Piave, la situazione diventa molto critica. I lavori realizzati hanno causato enormi stravolgimenti ambientali, con il corso d’acqua che non segue più un percorso meandriforme ed a rami intrecciati, garanzia di un flusso lento, ma scorre rettilineo con aumentate velocità e aggressività. Quindi la situazione idraulica che si sta creando a seguito dei lavori può rappresentare un potenziale, grave ed imminente pericolo per l’incolumità pubblica. Questa la preoccupazione principale che ha mosso Laura Puppato, capogruppo del PD in Regione, a presentare un’interrogazione urgente. Ma sotto osservazione sono anche le modifiche ambientali che interessano l’habitat naturale dell’alveo del Piave.

L’interrogazione posta alla Giunta Zaia e all’assessore all’ambiente Maurizio Conte chiede da un lato se non sia opportuno bloccare immediatamente le escavazioni e i lavori in corso nell’area del “medio Piave”, al fine di scongiurare la definitiva devastazione del territorio e del suo habitat naturale; dall’altro se, visti i gravi rischi per l’incolumità dei cittadini dei Comuni rivieraschi, non si intenda assumere provvedimenti urgenti e immediati per far ripristinare le condizioni ambientali originarie e studiare un serio progetto alternativo di regimazione delle acque.  Un intervento questo, che pone seri dubbi sulla qualità dei lavori successivi all’alluvione del 2010 e sulla conseguente volontà di cambiare logica rispetto a modelli di intervento più consoni a specifici interessi privati che al bene pubblico dichiarato.

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