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Electrolux. Non è crisi, è delocalizzazione

Oggi non basta esprimere la nostra solidarietà ai lavoratori dell’Electrolux. La multinazionale svedese non solo sta disattendendo gli accordi sottoscritti […]

Oggi non basta esprimere la nostra solidarietà ai lavoratori dell’Electrolux. La multinazionale svedese non solo sta disattendendo gli accordi sottoscritti a livello occupazionale con i lavoratori e i sindacati e ha inserito degli esuberi aggiuntivi, ma ha deciso di rivedere la produzione nei quattro stabilimenti italiani e di spostarla in gran parte verso l’Europa dell’Est a partire dal 2014. Le produzioni italiane sono messe in discussione e il rischio di scelte drastiche è concreto in primo luogo per lo stabilimento di Porcia (PN), dove si producono lavatrici e dove lavorano 1160 addetti, lo stabilimento di Susegana (TV) dove si producono frigoriferi ad incasso con 1033 addetti, e lo stabilimento di Solaro (MI) dove si producono lavastoviglie con 912 addetti. Electrolux ha deciso di avviare un’analisi per singola linea di prodotto dichiarando che le produzioni italiane di Electrolux, in particolare le produzioni di lavatrici, frigoriferi e lavastoviglie, non sono competitive con le stesse produzioni che Electrolux realizza nei paesi dell’Europa dell’Est.

La provincia di Treviso sta pagando un prezzo altissimo nel settore del metalmeccanico e del legno arredo. Stiamo andando verso una desertificazione produttiva che non è figlia solo della crisi che stiamo attraversando, ma di una delocalizzazione che viene decisa altrove e che, a causa della mancanza di una politica industriale degna di questo nome, non riusciamo a governare a livello nazionale.

L’idea di aprire un tavolo va nella giusta direzione, ma quello vero deve essere a livello europeo, dove ormai siamo considerati una periferia. Il governo Letta deve chiedere con forza che le multinazionali siano rispettose del territorio e delle comunità che le ospitano, che hanno offerto servizi e infrastrutture a queste aziende, che hanno sopportato il peso ambientale della loro presenza. Territori e comunità che ora sono destinati a pagare il costo di una delocalizzazione diretta verso altri Paesi dove il costo del lavoro è immensamente più basso. E in questa direzione deve andare lo sforzo del governo in sede europea: pretendere che sul tema dei diritti e del costo del lavoro ci sia un’omogeneità verso l’alto e non verso il basso. L’Italia però deve fare la sua parte intervenendo per correggere i suoi fondamentali: burocrazia, costo del denaro, peso del fisco sulle imprese.

Per questi motivi sarò presente lunedì sera al consiglio comunale riunito dei tre comuni di Susegana, Conegliano e S.Lucia di Piave aperto alla cittadinanza. Non solo per ribadire la vicinanza della politica al tema del lavoro, ma perché le istituzioni si facciano carico a livello territoriale, nazionale ed europeo di questa urgente necessità. I cui primi elementi devono apparire nella legge di stabilità e bilancio in discussione dalla prossima settimana nelle commissioni in Senato.  Questo è un tema che non riguarda solo Electrolux, ma decine di altre aziende dell’indotto nel nostro territorio e di altre grandi aziende in Italia che in conseguenza di questa delocalizzazione rischiano la chiusura.

Laura Puppato

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