Pedemontana

Dopo il Passante sarà la Pedemontana il nuovo salasso per i veneti

Intervento sul "Corriere del Veneto" - 7 gennaio 2014

La profezia di Luca Zaia si sta avverando. Prima il Veneto. A pagare. Grazie a lui e al suo sodale Renato Chisso abbiamo un primato indiscutibile in Italia: primi per costi autostradali e primi per disagi ferroviari. Ora i due cascano dal pero, promettono soluzioni mirabolanti e giochi di prestigio, quando sanno che su entrambi i fronti le mani se le sono legate da soli. Ma il record veneto può essere ulteriormente “migliorato” con la realizzazione della Pedemontana Veneta. Qui non è in discussione l’opera in sé (anche se alcune riserve ci sarebbero), ma le modalità di costruzione e di gestione.

Passante di Mestre e Pedemontana hanno un elemento in comune: i costi veri salgono e slittano in modo non verificabile non dai semplici cittadini o dai comitati, ma persino dai consiglieri regionali e dai parlamentari della Repubblica. Come io ho fatto negli ultimi 4 anni per ben 10 volte e senza avere uno straccio di risposta? E ci si stupisce se finalmente l’Europa chiede di capire come mai non si possono avere copia di contratti pubblici – progetto definitivo e convenzione di concessione – il cui valore supera per la Pedemontana Veneta i 2 miliardi? E ci si stupisce, anzi si grida contro l’eccesso di democrazia, se il TAR del Lazio, cui si è rivolto un cittadino veneto, ritiene che l’opera sia di dubbio interesse pubblico e  non vi siano ragioni per secretare carteggi dopo aver deciso – in virtù di una presunta emergenza mai dimostrata – che la strada va realizzata con procedure d’urgenza? E ci si stupisce se piovono i mandati di cattura per corruzione e concussione, se vengono interrati rifiuti sotto il manto stradale di nuova realizzazione, se siamo ricchi di politici locali che quando sono al governo decidono a danno del Veneto e quando sono in Veneto decidono di piangere a causa di “Roma ladrona” alimentando la rabbia dei cosiddetti “forconi” che hanno votato tutti per loro, nessuno escluso?

Per la Pedemontana le carte sono state modificate dalla giunta Zaia nel dicembre 2013 (a lavori già abbondantemente avviati, senza che alcuno abbia potuto vederne costi e contratto) che ha approvato un provvedimento dell’assessore alle infrastrutture e alla mobilità Chisso con il quale “la Regione ha preso atto della valutazione e verifica degli investimenti pubblici (NUVV) del nucleo Regionale in merito all’Atto Aggiuntivo della convenzione stipulata tra Commissario delegato e Società concessionaria del 21.10.2009 (di 4 anni prima) e alla revisione del Piano economico finanziario della Superstrada Pedemontana Veneta”. Traduzione: se le previsioni di traffico sono eccessive o poco realistiche, a pagare saranno prevalentemente i cittadini veneti, costi quello che costi.

Non solo non si conosce quanto sarà ad arteria completata il costo chilometrico, ma vi è un ulteriore enigma, mai risolto e che oggi aggrava la situazione economica del promotore della Pedemontana: i flussi di traffico, contestati già in origine. Infatti, considerato che una parte del traffico oggi viaggia in direzione est-ovest solo attraverso la A4 e domani almeno una parte di questo dovrebbe essere raccolto anche dalla Pedemontana,  come faranno queste due arterie a sopravvivere  pagando  i propri costi? Insomma, quali dati reali possono giustificare un’autostrada a pagamento che si raddoppia laddove oggi una sola non ce la fa a pagarsi?

Inoltre oggi si vuole vendere come “speciale” l’offerta della Pedemontana gratuita per i residenti under 23 o over 65, mentre per tutti gli altri residenti avrebbe un costo del 50% per i primi 21km, dimenticando che si è sempre garantito per tutti i cittadini veneti residenti nei Comuni attraversati dal l’arteria l’uso gratuito. Questo perché inizialmente la Pedemontana era una superstrada senza pedaggio che doveva servire da circonvallazione per i centri urbani non serviti con frequenti accessi. Cioè si tenta di far passare come beneficio aggiuntivo un danno evidente.

Il tema è che tutti per i veneti che attendono da anni queste opere, in fondo l’importante è che vengano realizzate, senza chiedersi quanto costeranno e con quale valore aggiunto né con quale preventiva analisi di costi e benefici; neanche se vi fossero alternative con costi inferiori, ne chi quei maggiori onerosissimi costi li avrebbe pagati alla fine della fiera.

Una cosa è certa: “prima di pagare ancora vogliamo vedere cammello”. Insomma, stavolta o ci sono chiarezze su gestioni societarie, contratti in project financing (panacee di tutti i mali rivelatesi disastri economici) e convenzioni varie o non possono uscire dalle tasche dei cittadini e dal governo nazionale fondi elargiti a sanare i debiti.

“Corriere del Veneto”, 7 gennaio 2014

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