Consiglio regionale

Buonuscita d’oro o regalino? È semplicemente il trattamento di fine mandato

“Ho letto con raccapriccio gli articoli che mi riguardano relativi al trattamento di fine mandato dopo la cessazione della mia […]

“Ho letto con raccapriccio gli articoli che mi riguardano relativi al trattamento di fine mandato dopo la cessazione della mia carica in consiglio regionale. E anche con una naturale preoccupazione relativa alla correttezza di tale informazione che, prima di scrivere, dovrebbe appunto informarsi”. A dirlo è Laura Puppato, senatrice del PD, dopo che, unitamente al collega Andrea Causin (Scelta Civica), erano stati pubblicati i dati relativi all’ammontare del trattamento di fine mandato dalla Regione Veneto. “La cosa più scorretta è scrivere “buonuscita d’oro” o “regalino”, perché fa apparire l’importo come un’opportunità per chi se ne va dalla Regione o comunque un trattamento di favore. Ho già vissuto drammaticamente la questione sui rimborsi forfettari, poi smentiti con un trafiletto che non legge nessuno. Vorrei chiarire a che titolo e perché viene pagato l’importo ricevuto. La norma prevede che per ogni amministratore di qualunque società privata o pubblica, nonché per ogni dipendente, un TFR o un TFM cioè un trattamento da Fine Mandato o da Fine Rapporto di lavoro. Normalmente corrisponde a una mensilità su 13, in Regione le mensilità sono 12, non c’è tredicesima ma il TFR invece c’è. Non è una liquidazione né una buonuscita, ma il normale TFM. L’importo (ancora suscettibile di ulteriore conguagli di imposte) che ho ricevuto dopo 3 anni ammonta a 16.000 euro, pari a circa 5.000 all’anno. Ovvero la mensilità ogni anno di lavoro normalmente prevista e, nel nostro caso, ridotta grazie anche alle mie prese di posizione e alle mie forti rimostranze volte ad abbassare il reddito – che ritenevo eccessivo – dei consiglieri regionali. Consiglieri che nel corso di questo mandato hanno scelto di cancellare  il “famigerato” vitalizio. Non ci sto ad essere dipinta come una persona che approfitta della sua funzione pubblica. Peraltro tutti mi riconoscono di aver contribuito in mille modi e come ampiamente dimostrato alla forte riduzione dei costi e dei privilegi della politica avendo proposto per prima la cancellazione appunto del vitalizio – costato anche in freddezza di rapporti da parte di alcuni colleghi e ex colleghi – e di aver contribuito a contrarre non di poco redditi e i rimborsi. Cosa poi realizzata. La volontà è quella a mio avviso di continuare a sparare anche a chi è uscito dal mucchio e continuare con lo screditamento generale laddove non ve ne è neanche la parvenza di un motivo”.

23 settembre 2013

 

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