Sui tagli ai costi della politica. Ciò che abbiamo fatto in Veneto (stando all’opposizione)

Vorrei rispondere in maniera puntuale e, per quanto mi riguarda, definitiva in merito alla polemica sui rimborsi forfettari che sta […]

Vorrei rispondere in maniera puntuale e, per quanto mi riguarda, definitiva in merito alla polemica sui rimborsi forfettari che sta mettendo sullo stesso piano il Consiglio Regionale del Veneto con altre assemblee regionali dove esistono indagini in corso. Probabilmente non è bastata né la presa di posizione dei capigruppo del Consiglio regionale del Veneto né la decisione assunta dal gruppo del PD regionale per dimostrare quanto siamo distanti anni luce dalle situazioni del Lazio, dove alcuni consiglieri hanno abusato economicamente del loro ruolo e sono indagati per peculato, oppure del Piemonte dove esistono delle irregolarità contabili dovute a spese gonfiate.

Vado con ordine.

Le indennità e i rimborsi.

Nel dicembre del 2011 il Consiglio regionale del Veneto, su sollecitazione e con il contributo decisivo del gruppo del PD, ha approvato la riduzione delle indennità di funzione dei consiglieri regionali. Un taglio che ha comportato un -15% di media (ma in alcuni casi si arriva anche a -25%) immediato del reddito complessivo dei consiglieri e assessori, che è composto da sempre di più voci: indennità, diaria, rimborsi spese. Talune voci sono tassate e altre, come il rimborsi spese, non lo sono,ne ovviamente lo sono mai state. Va detto, sempre, per chiarezza che quella voce è stata definita nel 1984 con un plafond proprio per evitare abusi, come va precisato che la Corte dei conti e la Procura della Repubblica hanno respinto la necessità di valutare come “dubbie” le modalità di erogazione del rimborso forfettario dei gruppi politici in Veneto. Per essere ancora più precisi, nella revisione dei redditi a ribasso abbiamo anche semplificato e razionalizzato tutte le voci che compongono attualmente la cosiddetta “diaria” (rimborso spese per la partecipazione ad attività istituzionali, spese di trasporto), limitando i rimborsi forfettari alla effettiva partecipazione dei consiglieri all’attività di Aula, di Commissione e sul territorio.

Ricordo che allora, quando abbiamo introdotto questi tagli alle nostre indennità, tutti i giornali del Veneto, anche il quotidiano che pochi giorni fa ha parlato calunniandoci di soldi “in nero”, hanno pubblicato il reddito rivisto alla luce delle modifiche, compreso il rimborso forfettario che è passato per scelta esclusiva dell’Ufficio fiscale regionale, dalla Regione ai gruppi. Per noi consiglieri tale passaggio, anche dal punto di vista fiscale, non implica alcuna differenza. Ogni bonifico arrivava prima ugualmente ad ora, anzi per la massima precisione anche questa voce è stata tagliata seppure di soli 40 euro.

Allora a Dicembre 2011, tutti i giornali del Veneto hanno applaudito stupiti alla riduzione dei compensi attuati grazie alla convinzione di gente come me che, per mesi, a causa di queste scelte radicali, ha subito l’ostracismo dei colleghi di vari partiti ed era stata tacciata di demagogia e populismo quando in quei mesi si è battuta per ottenere almeno l’eliminazione dei privilegi e la riduzione dei redditi dei consiglieri e degli assessori.

Vitalizi, riduzione dei consiglieri, limite dei mandati.

Alla fine del 2011 abbiamo approvato, tra i primi e con non poche difficoltà, la cancellazione del vitalizio per i consiglieri regionali e dell’assegno di reversibilità. Dalla prossima legislatura i consiglieri regionali del Veneto non usufruiranno più del vitalizio, e così non sarà neppure più possibile per i loro eredi ottenere gli assegni di reversibilità. Solo dalla prossima legislatura? Sì, solo dalla prossima legislatura, in quanto erano già stati preannunciati ricorsi che avrebbero vanificato anche questa sacrosanta riforma. Per i consiglieri in carica c’è stata la riduzione del 5% dell’assegno vitalizio e di quello di fine mandato, inoltre tutto è’ stato rinviato ai 65 anni di età.

Nello stesso momento abbiamo approvato il nuovo Statuto regionale con la riduzione secca da 60 a 50 del numero dei consiglieri, introdotto una nuova legge elettorale che prevede il limite dei due mandati e la presentazione di liste provinciali composte obbligatoriamente da metà donne e metà uomini.

Si tratta di leggi regionali facilmente consultabili da tutti sul sito del Consiglio regionale del Veneto.

Quando sono stata eletta, nel 2010, percepivo 9.700-10.000 euro mese comprensivi di rimborso spese. Oggi ho una busta paga di 6.000 euro + 2.100 euro di rimborsi forfetizzati, quindi un totale di 8.100 euro. Me ne restano in tasca circa 6.100, perché ogni mese invio con bonifico almeno 2000 euro al partito regionale e provinciale. Non ho mai usato un euro del gruppo per ragioni personali, fossero anche solo un pranzo privato. Il tesoriere del gruppo è severissimo, è una persona specchiata che non a caso ho voluto a controllo di ogni uscita e abbiamo inteso rendere trasparente ogni utilizzo di fondi pubblici regionali, in serenità e con onestà. Chiaro che l’onestà per legge non si ha. Noi la pratichiamo, io la pratico come una condizione obbligatoria.

Proprio perché ritengo di essere pagata più che adeguatamente per il compito che assolvo, ho scelto fin dal mio ingresso in consiglio regionale di non usufruire di alcuni di quei privilegi che troppi politici hanno finito per considerare veri e propri diritti. Viaggio in treno da Montebelluna a Venezia con un abbonamento da pendolare, che pago come qualsiasi altro cittadino. Voglio precisare che non c’è nulla di “eroico” in questa scelta, ma la semplice consapevolezza che non esistono reali motivi per cui dovrebbe essermi regalato ciò che gli altri acquistano.

Non utilizzo auto blu. Mi sposto sul territorio con la mia macchina e in due anni ho percorso circa 140 mila Km. La uso per raggiungere i paesi e le città in cui non arriva il treno e sempre per incontrare i cittadini, nella consapevolezza che solo nel rapporto diretto e nell’ascolto delle persone è possibile far crescere la buona politica. Chi mi conosce sa che è così, e ogni riunione è preziosa per raccogliere le informazioni indispensabili per presentare una mozione, un’interrogazione, una proposta di legge. E così, voglio ricordarlo, fanno i miei colleghi del gruppo.

Ho a cuore ciò che è riportato nello statuto Europeo dove si afferma che anche il reddito di coloro che legiferano deve esse tale da non metterli in condizione di risultare dipendenti o condizionati da interessi privati. Troviamo il giusto valore se riteniamo che 6.000 euro per 12 mesi sono troppi, ma troviamolo anche per tutto il resto e cerchiamo di capire qual è il metodo per valutare il lavoro delle persone.

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