Puppato: “Bene Veltroni ora tocca a D’Alema”

di Matteo Pucciarelli È  la terza incomoda del Pd. Cinquantatré anni, imprenditrice veneta e consigliera regionale, unica donna in corsa […]

di Matteo Pucciarelli

È  la terza incomoda del Pd. Cinquantatré anni, imprenditrice veneta e consigliera regionale, unica donna in corsa alle primarie del centrosinistra.Laura Puppato si presentò così: “Se serve un’anima bella io ci sono”. Serviva e infatti lei c’è. Anche se adesso è leggermente “imbufalita”.Le regole per la presentazione della sua candidatura sono un percorso ad ostacoli incomprensibile, che allontana la partecipazione.

Ma andando con ordine e partendo dall’attualità. Siete anche coetanei: cosa ne pensa del passo indietro di Veltroni?
“Siamo coetanei, è vero, ma la nostra storia è un po’ diversa. Ho condiviso la sua scelta. E ripeto qual è la mia concezione: dopo dieci anni di attività politica si comincia a perdere di vista il proprio ruolo. Avviene una sorta di distacco. La vocazione lascia spazio alla paura, quella di perdere ciò che è diventato in realtà un lavoro. Si perde il contatto con la realtà e si perde l’entusiasmo”.

E lei nel suo partito ne vede molte di persone che hanno perso l’entusiasmo?
“Ce ne sono, certo. Fare politica ti stanca fisicamente, ma poi succede qualcosa anche dal punto di vista emotivo: il nuovo viene vissuto come una minaccia, si diventa diffidenti, non si ascolta più, ci si lega alla propria figura, un po’ paurosamente”.

Quindi non avrebbe mai firmato quell’appello apparso sull’Unità in cui si chiede a D’Alema di non lasciare il suo posto di parlamentare?
“Non l’ho letto sinceramente. Siamo tutti utili e nessuno indispensabile. D’Alema calca la scena da un tempo infinito. Ricordo che tempo fa in direzione nazionale disse: “Mi sento più un intellettuale che un politico”. Se prova questo, perché non ammetterlo pubblicamente? A un certo punto chi ha avuto tanto dalla vita politica dovrebbe darsi gratuitamente agli altri, restituendo con la propria esperienza e il proprio vissuto una parte delle soddisfazioni accumulate”.

La parola “rottamazione” quindi non le piace?
“Esistono termini molto più gradevoli. Così sembra come nella Fattoria degli animali. Via i cavalli, dentro i maiali. La parola che sento più mia è “riparare”. Di questo c’è bisogno, tutti insieme, ognuno secondo la propria specificità”.

Veniamo alle primarie: perché un elettore del Pd dovrebbe votare per lei e non per Bersani?
“La sua idea di coraggio a me pare un po’ timida, soprattutto sui temi di genere e sulle politiche industriali. Qui va modificato tutto il modello economico, va presa una direzione di radicale cambiamento, sull’ambiente ad esempio”.

Tra lei e Renzi che differenze ci sono?
“Guardi, io sono anche andata ad ascoltarlo, non volevo limitarmi a ciò che si legge sui giornali. Non mi ha convinto, sta commettendo errori per me madornali. Ad esempio sulle grandi opere: prima serve la manutenzione del territorio, e solo dopo si può pensare al resto. Oppure l’idea che sulla previdenza si debba lasciare campo aperto ai privati. Io da imprenditrice e poi da amministratore ho vissuto entrambi gli ambiti, quindi parlo a ragion veduta. Privatizzare l’Inail, ad esempio, non è modernità. È un tornare indietro verso modelli che non hanno funzionato”.

Della Tav cosa pensa?
“Prima, visti i costi e le nostre casse mezze vuote, bisognerebbe ridisegnare un piano dei trasporti. Le nostre linee ferroviarie sono un disastro. Lei sa che tutte le linee delle nostre metro, di tutte le città, messe insieme fanno i chilometri di quella di Berlino? Qui c’è da ripensare tutto, spostare il traffico su gomma su rotaia, sia a livello di passeggeri che di merci. Dobbiamo ricordarci che il petrolio lo importiamo, e ci costa in tutti i sensi: ambientali ed economici”.

Non sarà che alla fine lei è più vicina a Vendola?
“Credo di no. Su certe cose sono drastica e credo che un rappresentante pubblico dovrebbe decadere anche solo all’arrivo di un avviso di garanzia”.

È per questo che lei è una delle poche politiche stimate da Beppe Grillo?
“Lo considero un complimento. Con Grillo e il suo gruppo dialoghiamo dal 2003, da ben prima della nascita del Movimento 5 Stelle. Diciamo che la sua stima certifica la mia caparbietà”.

Se lei fosse premier, che provvedimenti metterebbe in cantiere nei primi 100 giorni?
“Prima faccio una premessa. Le sembra normale che dagli anni ’60 in Italia manca una figura politica di primo piano, cioè una presidente del Consiglio, donna? È una mancanza importante. Detto questo: ripristino del reato di falso in bilancio; conflitto di interessi e una nuova legge elettorale, visto che quella per cui si stanno mettendo d’accordo adesso è anche peggio del Porcellum”.

E i punti forti del suo programma di governo?
“Una nuova fiscalità per le famiglie, perché quella odierna non le premia ma le tartassa. Le proposte del forum per le famiglie in questo senso sono perfette”.

E i soldi da dove li prendete?
“Tagliando le spese militari”.

E poi?
“Provvedimenti a favore delle imprese che investano sulla formazione, sulla ricerca, sull’innovazione ambientale e che assumano under 35 e donne. E ancora, una riforma della giustizia vera, visto che in Zimbabwe c’è una certezza del diritto migliore che nel nostro Paese. Se non c’è certezza del diritto chi va contro la legge è certo di farla franca. Poi penso all’inasprimento delle pene per chi evade le tasse e il secondo grado di giudizio in 180 giorni”.

Cosa pensa del regolamento delle primarie del centrosinistra?
“Sono ancora sotto shock. Regole veramente incredibili. La sottoscritta, insieme ai miei due collaboratori, ha passato una settimana al telefono per trovare le 95 firme di dirigenti del Pd utili per presentare la mia candidatura. Non è stato facile perché non ho una corrente di riferimento o che mi sostiene. Ci riusciamo e poi cosa scopro? Che servono 20mila firme autenticate per gareggiare. E cosa scopro ancora? Che ne servono 2mila per regione. È una corsa con sempre nuovi ostacoli, è una situazione inaspettata e ingiusta. Non ho la potenza economica di Renzi né quella organizzativa di Bersani”.

Sta parlando di una gara falsata?
“Si sta giocando con le carte coperte. Ieri ero depressissima…”

Ci sta ripensando?
“No, ormai vado avanti”.

Tornasse indietro invece?
“Forse non avrei neanche cominciato questa avventura. E questo è un danno per il Pd in primis, perché credo che la mia candidatura fosse portatrice di nuovi valori utili al partito. Invece di venirci incontro, si mettono gli ostacoli, incredibile”.

All’inizio dissero che la sua candidatura era in realtà un favore a Bersani, perché avrebbe tolto voti a Renzi. È così?
“Pura cattiveria, e mi pare evidente che le cose stiano andando diversamente. Sono altro rispetto a entrambi”.

Dovesse vincere le primarie eventualmente farebbe un accordo con Casini? O con Di Pietro?
“Diciamo che serve un miracolo prima, e agli umani capita raramente”.

Se succede il miracolo?
“Faccio un ragionamento diverso e preventivo. Bisogna puntare sulla partecipazione, e con quella acquisire il maggior consenso possibile in vista del voto. E invece cosa facciamo? Burocratizziamo le primarie. Stiamo perdendo un’opportunità incredibile”.

E dopo si vedrà?
“Esatto, così a occhio con i nostri soli voti più quelli di Sel o del Psi non ce la facciamo, questo al momento pare certo”.

Un’ultima cosa. Che giudizio dà al governo Monti?
“Mediocre. Abituati a Berlusconi i tecnici ci sembrarono chissà cosa solo perché erano e sono persone perbene ed educate. Invece mi pare chiara la matrice neoliberista di questo governo. Noi siamo diversi, siamo ben altro. Non è questa la nostra politica”.

15 ottobre 2012

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