Lo spariglio: Laura Puppato alle primarie

Di Marina Terragni

La voce girava da un po’, ma il rush verso la decisione finale è dell’ultimo mese. E l’annuncio ufficiale è di ieri.

Laura Puppato, trevigiana, 55 anni, madre e quasi nonna, nata piccola imprenditrice nel campo delle assicurazioni, oggi responsabile Forum ambiente Pd nazionale e capogruppo in Regione Veneto (eletta con 26 mila preferenze su 70 mila ottenute dal Pd, alle europee dell’anno prima ne aveva prese 60 mila, risultando prima dei non eletti), dopo essere stata sindaca di Montebelluna per due mandati si candiderà alle prossime primarie del centrosinistra.

“Né contro Bersani” dice “né contro Renzi.

“Non è la mia logica” spiega. “La speranza di minima, con questa candidatura, è di servire al Pd. Perché credo che oggi al Pd serva una cerniera tra due figure diverse, come lo sono quelle di Bersani e di Renzi, ed entrambe positive. Che però rischiano di lacerare il partito e di elidersi l’un l’altra. L’attenzione si concentra sul duello anziché sui programmi, ingenerando discussioni sterili e dannose. E poi spero di poter portare al voto almeno parte quel 40-45 per cento di cittadini che a oggi manifestano l’intenzione di astenersi”

Poi mi dirà qual è la sua speranza di massima. Prima mi racconti da quanto fa politica.

“Nei partiti dal 2008. Nasco con il Pd. Fino al 2001 mi sono occupata di altre cose. Ho una piccola azienda con 9 dipendenti, ma sono sempre stata chiamata a funzioni di rappresentanza: quando andavo a scuola, poi come rappresentante dei genitori, e nelle associazioni degli assicuratori… A quanto pare mi viene riconosciuto un certo talento”.

E poi, dal 2001?

“Montebelluna era molto malgovernata dalla Lega. La città più di destra del Veneto. C’era un grande desiderio di cambiamento, soprattutto nei giovani. Mi sono buttata con questa lista civica sostenuta dall’Ulivo. Doveva essere un gesto di testimonianza, e invece mi sono ritrovata sindaca. Siamo diventati una piccola isola circondata dal mare del centrodestra. La Libera Repubblica di Montebelluna, come la chiamavamo”.

Che cosa le piace ricordare, del suo lavoro di sindaca?

“Chi è tornato a Montebelluna dopo un periodo di assenza non l’ha riconosciuta. I cambiamenti sono stati grandi. Abbiamo chiamato i cittadini a progettare insieme a noi: più di cento famiglie che si sono organizzate in gruppi di lavoro sulle varie problematiche. L’amministrazione era il loro strumento. Per esempio: si sono inventati che l’Ici fosse modellata sul numero di componenti delle famiglie. Ci sono state famiglie che non hanno pagato nulla, in una logica solidale. E poi il parcheggio gratuito per le mamme con bambini fino a 18 mesi. Cose piccole, in apparenza, che però fanno la vita quotidiana. Abbiamo vinto due premi per le migliori politiche familiari, e per quelle giovanili. E poi il protocollo di Kyoto. L’abbiamo applicato subito, senza aspettare che succedesse a livello nazionale: meno 5 per cento di emissioni di CO2, mobilità sostenibile, energie rinnovabili…”.

Un conto è lavorare radicati nel territorio, un altro fare la premier…

“I problemi sono sempre gli stessi, a qualunque livello: si tratta di governare le cose. E ci sono fondamentalmente due modi di governare: legiferando, e indirizzando contribuzioni, defiscalizzazioni e altri strumenti verso obiettivi precisi. Quello che vale per un paese vale anche per il Paese. In Italia si è scelto di tagliare l’istruzione, di non investire sulla mobilità sostenibile, di non applicare la legge Bassanini sulla semplificazione, e ora Bassanini è consulente in Francia… Non è che ci manchino le buone idee, anzi, ma poi i poteri forti hanno la meglio“.

Veniamo alla speranza di massima: la premiership.

“Io ci spero, sì. E’ un desiderio grande, quello di cambiare il volto del Paese. Vede, io mi sento molto ricca perché ho bisogno di poco per vivere, non ho vizi, vivo in una villetta a schiera, vestirmi mi interessa poco, guido un’utilitaria. Sono fatta così, una “viaggiatrice leggera”, ma quella ricchezza che non mi interessa dal punto di vista materiale la investo invece sul piano ideale. Mi permetto questo slancio, insomma, anche se sono una persona molto concreta”.

Che cosa le ha detto il segretario Bersani?

“Mi ha fatto gli auguri. Ha detto che è contento che ci sia anche una donna a mettersi in gioco. E’ una persona perbene. E anche Renzi si è complimentato. Via Ansa”.

Lei piaceva anche a Grillo…

“Nel 2007 mi aveva definito il primo sindaco a 5 Stelle. Ci siamo anche incontrati. Poi, quando mi sono iscritta al Pd, mi ha detto che sbagliavo a credere di poter cambiare il partito dall’interno”.

E a lei Grillo piace?

“Dice cose condivisibili: non si può non essere d’accordo su obiettivi come un ambiente più pulito, la riduzione delle emissioni, il taglio degli sprechi. Ma io non so stare al fianco di chi distrugge”.

Tre cose che farebbe come premier.

Defiscalizzerei gli investimenti nelle tecnologie, nella ricerca e nell’innovazione. Utilizzerei il maggior numero possibile di risorse tecnologiche per aumentare l’effettiva libertà dei cittadini. Le smart city, ha presente? Che vogliono dire wi-fi diffuso, poter caricare l’auto elettrica dal palo della luce -è una tecnologia che esiste, ed è italiana-, usare sensori che accedono i lampioni solo quando qualcuno transita, uno scherzetto che farebbe crollare del 45-50 per cento il fabbisogno energetico. E poi efficienza dell’amministrazione, che deve essere costretta a rispondere ai cittadini in tempi brevi e prestabiliti. Si può fare, sa? Basta metterci mano con la forza necessaria, e governare…

Avrà da dire qualcosa anche sull’evasione fiscale…

“E’ il cancro del Paese, la denuncio e ci combatto da 25 anni. Per il sistema tedesco, tanto per dirne uno, l‘evasione è un furto ai danni dello Stato, e le pene sono pesanti. I sistemi ci sono, se c’è la volontà politica. Qui invece abbiamo abolito il reato di falso in bilancio”.

Altri due temi che la politica tende a liquidare sprezzantemente come “demagogiche”: gli sprechi della politica e il rinnovamento.

“Convengo sul fatto che su entrambe le questioni il Pd è troppo “timido”. Prendiamo il rinnovamento: posso convenire sul fatto che esistano figure utili per una continuità del progetto del partito. Il fatto è però che da ciascuna di queste “figure utili” si dirama una filiera di fedeli e fedelissimi che pretendono a loro volta di essere garantiti a vita. E’ un altro cancro del nostro Paese, la rappresentazione perfetta dello sprezzo per il merito che costituisce il robustissimo scheletro del sistema Italia”.

Che cosa pensa delle primarie per le candidature?

“Sono favorevole. E’ inutile e frustrante questa perdita di tempo in una trattativa sulla legge elettorale che non arriverà mai da nessuna parte. L’ho detto in direzione nazionale: diamoci un tempo limite. Se in quel tempo non si chiude, lasciamo perdere, teniamoci il Porcellum e indiciamo primarie sulle candidature. Garantendo che la nuova legge elettorale sarà uno dei primi atti del nuovo governo”.

Che rapporti ha con il movimento delle donne?

“Il 13 febbraio ero in piazza, e nella mia regione sono riuscita a portare a casa il miglior dispositivo dopo la doppia preferenza di genere della Campania: liste 50/50, e in caso di inadempienza cassazione della lista, senza mediazioni. Credo che se le cose vanno così male dipende in gran parte dal fatto che siamo governati praticamente solo da uomini”.

Come si organizzerà per la campagna? Una cavalcata per l’Italia come Renzi?

“Qualcosa di diverso. Tantissima rete. Videocomunicazione. E molti treni”.

Con quale budget?

“Ecco, appunto. Per ora di budget non ce n’è. Qualche idea mi verrà, insieme al gruppo di amici che sostengono strenuamente la mia candidatura”.

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