Laura Puppato, sfida a viso aperto

Di Ernesto Milanesi

Potrebbe sembrare un azzardo. In realtà, è la sfida a viso aperto. Laura Puppato spariglia il braccio di ferro interno al Partito democratico. Donna, cattolica, ambientalista ha un profilo che non dipende dall’eredità Ds o Margherita. Anzi. Negli anni ’90 presiedeva la sezione Wwf del Montello e faceva la spola con l’ex Yugoslavia. Madre e imprenditrice, sempre in prima fila nelle iniziative «di frontiera» nella Marca che diventa sempre più leghista. Abituata a studiare, documentarsi e confrontarsi prima di dar battaglia, Laura non teme ora di misurarsi con i big veri o presunti del suo stesso partito. Di certo, può esibire un Dna stellarmente irriducibile alla sussidiarietà ciellina che tanto entusiasma la coppia di «gemelli diversi» al vertice del Pd.
Puppato debutta in politica dieci anni fa a Montebelluna. Si candida contro l’inceneritore e diventa sindaco grazie alla lista civica che al ballottaggio piega il centrodestra. Nel 2009, lascia tutti a bocca aperta: 60mila preferenze alle Europee, il triplo dell’ex presidente della regione Franco Frigo. Ma è solo la prima dei non eletti nella circoscrizione Nord Est. Massimo Cacciari si spende inutilmente per chiedere a Luigi Berlinguer di fare un passo indietro e lasciare il seggio alla «primadonna del Pd veneto». Notabili, capi corrente e apparato non l’hanno mai sopportata. Nel 2010, incarnava l’ideale leadership del centrosinistra contro il leghista trevigiano Luca Zaia. Flavio Zanonato (sindaco di Padova) e Paolo Giaretta (senatore di lungo corso) le opposero l’ex rettore dell’Università di Padova Vincenzo Milanesi (dipietrista mancato e ora pronto a riciclarsi altrove). Alla fine, spuntò la candidatura Giuseppe Bortolussi: il peggior tonfo elettorale in Veneto. Puppato, al contrario, si confermò a furor di popolo nella «sua» Marca.
Da responsabile nazionale ambiente del Pd, ha sposato con limpidezza la causa referendaria e ribadito la convinzione anti-nucleare. Da capogruppo in Regione, non si è messa a disposizione della «concertazione»: hanno cercato di metterla in minoranza senza riuscire a zittirla, come nel caso della centrale di Porto Tolle o della trasparenza nei bilanci delle Aziende ospedaliere.
Laura riparte senza «benedizioni» o camper, con la stessa passione del debutto. «Tutti pensano che sia matta a gettarmi nella mischia. Nessuno vuol credere che si può cambiare davvero solo se responsabilmente ci si mette in gioco. Io ci metto la faccia, ma anche il cuore e il cervello».

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