Laura Puppato: «Io credo nella silenziosa rivoluzione in rosa».

Intervista di Valentina Roselli Contatto Laura Puppato per mail. Ciò che mi sorprende è la sua disponibilità, veramente molto rara […]

Intervista di Valentina Roselli

Contatto Laura Puppato per mail. Ciò che mi sorprende è la sua disponibilità, veramente molto rara per chi decide di far politica ad alti livelli. Non chiede chi sono, per chi scrivo, non indaga, non ha paura e non è diffidente. Mi dico che evidentemente non ha niente da nascondere e che gli attacchi cui è sottoposta da quando si è candidata per le primarie del Pd non hanno scalfito la sua fiducia nel prossimo. Questo atteggiamento è incoraggiante per chi cerca un faro nell’oscurità della politica italiana. Dei suoi trascorsi sappiamo che è stata sindaca di Montebelluna nel Trevigiano dal 2002 al 2008. Nel 2009 si è candidata alle elezioni europee sfiorando l’elezione e risultando la prima dei non eletti della circoscrizione Nord-Est. Nello stesso anno ha assunto il ruolo di Presidente del Forum Politiche Ambientali del Pd. Nel 2010 diventa consigliere regionale del Veneto. Attualmente è l’unica donna candidata alle primarie del Pd.

Perché ha deciso di candidarsi?

«Perché vorrei servire al Paese e al Pd che ne è il partito-traino. Oggi l’attenzione si è concentrata sul duello anziché sui programmi, ingenerando discussioni sterili e dannose. Pare di assistere a una lotta fratricida tra vecchio e nuovo, mentre dovrebbe essere una leale competizione su idee e proposte per l’Italia. C’è bisogno di uno sguardo femminile per cambiare questo stato di cose…».

Sa che molti dicono che la sua candidatura è solo di rappresentanza? Testualmente riposto dal blog The front page: «Peccato che la candidatura della Puppato si aggiunge a quella categoria di candidate che non vogliono vincere, ma “portare il proprio contributo”, ripercorrendo una logica fortemente negativa per le donne italiane, che invece mai come adesso non hanno bisogno di partecipare, ma di vincere». Come controbatte?

«Temo ci sia un errore di fondo. La mia non è affatto una candidatura di “rappresentanza” minimale e solo di genere, la mia è a tutti gli effetti una candidatura per vincere. Comprendo i dubbi e i preconcetti ma è bene che iniziamo a guardarci dentro. Mettiamola così: quanto vale il tam-tam mediatico frutto di enormi potenzialità organizzative ed economiche ? La sobrietà di cui tanto si parla viene smentita al primo stormir di fronde, sta a noi creare valore attorno alla qualità di un pensiero in cui crediamo, meglio se si esprime “fuori dalle catene di montaggio classico della comunicazione” e si fa esempio fin dal primo istante. Questo per me è un valore, aggiunto e qualificante dell’essere donna impegnata in politica oggi. Credo di aver dato sempre prova di occuparmi dei cittadini senza distinzione di genere e anagrafe. Ma certo lei s’immagina se solo la metà delle tante donne silenziose andassero a votare per contare e votassero questo stile, questo modello, insomma questa donna? Sarebbe la silenziosa rivoluzione in rosa. Io ci credo».

In un documento del Pd, scaturito da un incontro a Milano Marittima, ho letto: «Abbiamo approvato in direzione le tappe del percorso verso le primarie di coalizione. Queste tappe prevedevano prima la nuova legge elettorale, poi la definizione della coalizione e infine le primarie per la scelta del candidato premier. Questo percorso non è stato rispettato. È reale il rischio che si sovrappongano in modo improprio primarie di partito e primarie di coalizione e che le primarie del centrosinistra si trasformino in un congresso di partito». Che ha da dire in proposito? Concorda o no?

«Siamo in una fase in cui esiste un processo democratico come le primarie che sono di per sé un ambito di vera democrazia di straordinario valore, seppure ancora senza una coalizione definita. L’assenza di una riforma elettorale complica il quadro. Questa è una colpa imperdonabile del Parlamento. Oggi ho seri dubbi sulla sua volontà di abolire il “Porcellum”. Ma noi possiamo usare due leve: la prima avere l’unico partito che sceglie i suoi candidati attraverso le primarie, nessuna nomina insomma. La seconda far crescere questo Pd trasformandolo di per sé in una forza di governo capace percentualmente e concettualmente di essere guida».

Lei ha parlato dell’energia di Renzi e della competenza di Bersani. Non la preoccupa che un compagno di partito che raccoglie consensi a destra e fischi a sinistra possa un giorno arrivare al governo?

«Mi preoccupo se in quel programma non ritrovo il mio Pd! Mi preoccupo solo in minuscola parte di ipotetici brogli a cui non credo. E per brogli intendo i casi (rari) e denunciati di persone che si recano ai seggi delle primarie ma intendono solo inquinare il risultato, non dare il proprio onesto voto al candidato preferito. Mentre vorrei che per me votassero tutte le persone che si sentono libere. È evidente invece che i voti alle elezioni politiche dobbiamo chiederli a tutti i cittadini per poter non solo vincere, ma governare».

A tutt’oggi, se lei dovesse dare un voto alla sua esperienza politica quale sarebbe?

«Non spetta a me dare un voto alla mia attività amministrativa. I risultati raggiunti sono stati buoni, in alcuni casi eccellenti, e questo lo riconoscono anche gli avversari politici. Anche in Regione Veneto, pur dall’opposizione, siamo riusciti a dettare l’agenda di governo, intervenendo prima di altri sui costi della politica, abolendo i vitalizi, segnalando i buchi di bilancio nella sanità, denunciando la situazione da terzo mondo dei trasporti locali. Un lavoro di persone oneste e capaci: questo definirei il mio, il nostro, lavoro».

In quanto donna, se vincesse e potesse dare un indirizzo alla politica nazionale, che misure prenderebbe per risolvere almeno in parte la questione femminile nel nostro Paese?

«Ci sono temi che non dovrebbero far parte solo di un programma di genere. Ma, quando vedo gli sprechi della malapolitica, sento ancora più forte l’esigenza di equità che proviene dalle donne che lavorano e che subiscono più di tutte il rigore della crisi; l’esigenza di contrastare la violenza nei confronti del mondo femminile; l’importanza di implementare le politiche per la famiglia (senza fare inutile retorica su questo termine). Poi c’è il tema della rappresentanza. Il 13 febbraio 2011 ero in piazza e nella mia Regione sono riuscita a portare a casa il miglior dispositivo dopo la doppia preferenza di genere della Campania: liste 50/50 e, in caso di inadempienza, cassazione della lista, senza mediazioni».

Un’amica, militante di sinistra e femminista storica a cui ho parlato di lei e di questa nostra intervista, ha esclamato: «Sta di fatto che la Puppato è favorevole ai movimenti per la vita nei consultori. Non la voterò mai». Cosa risponde a quanti la pensano come lei?

«Terrei molto a chiarire in modo inequivoco la mia posizione sulla legge 194 che regola l’interruzione di gravidanza. Considero l’aborto un fatto doloroso e, in una prospettiva di riduzione del danno, intendo intraprendere e sostenere tutte le iniziative utili a renderlo sempre meno necessario, perché si riduca il numero di donne costrette a questa soluzione estrema. Sono per un’applicazione piena della legge 194, anche in quei territori in cui oggi non viene garantita, e per una capillarizzazione dei servizi di informazione e di sostegno. Trovo indecente la falsa voce messa in giro secondo la quale avrei “concesso” con legge che ai movimenti per la vita fosse permesso di entrare negli ospedali e nei consultori. È vero esattamente il contrario. Nessuno al di fuori di personale medico e infermieristico deputato a farlo può conoscere lo stato di salute di una donna e affrontare con lei il tema della interruzione volontaria di gravidanza. È, e verrà consentita, la pubblicizzazione attraverso depliant di ogni movimento si occupi tanto di fine vita come della nascita. Mi rammarico, infine, del fatto che una questione così delicata e “sensibile” per le donne diventi argomento per una polemica politica che non ha davvero alcuna ragione di essere. Sono al fianco delle donne, come lo sono sempre stata, anche in questo».

Lei è una donna del Nord e, aldilà di ogni differenza culturale e sociale, cosa sente di avere in comune con le sindache della Locride, finora pressoché ignorate e portate alla ribalta da un articolo di Concita De Gregorio, che combattono ogni giorno la criminalità? Anch’esse donne impegnate del suo partito e protagoniste indiscusse della politica italiana.

«Da una parte, rispetto a loro mi sento una privilegiata. Dall’altra, pure se abito e ho fatto il sindaco a Nord, so che cosa significa vivere con la paura per sé e per i propri cari a causa di un nemico invisibile che odia la legalità e la correttezza, l’incorruttibilità delle istituzioni. L’ho vissuto in ben due momenti: durante il primo mandato hanno rubato la mia auto e le hanno dato fuoco con una bombola all’interno che miracolosamente non è esplosa. Poi scritte a caratteri cubitali contro il sindaco e gli immigrati. Responsabile è risultato uno squilibrato di destra. Il secondo episodio è avvenuto nel secondo mandato e a tutt’oggi ignoti sono gli autori. Nottetempo hanno dato fuoco al mio ufficio provocando 20-30mila euro di danni. Fortunosamente non ha preso fuoco l’intero palazzo in centro. Ho avuto una scorta leggera dopo il primo evento e fino alla fine del primo mandato. “Leggera” è un termine che usano i carabinieri, nel senso che ero seguita senza dare nell’occhio, la casa era sorvegliata da una pattuglia notturna e probabilmente avevo il telefono sotto controllo, ma ho cercato di vivere normalmente. Quando c’è stato il secondo episodio mi sono chiesta se ne valesse la pena ma è chiaro che non si può indietreggiare. Ne vanno di mezzo l’istituzione, la democrazia. Certo che non è facile, soprattutto pensando ai propri cari. Lo scrupolo per quello che si fa sta lì, non è timore per sé. Un nemico sconosciuto fa temere per chi ami. Non è facile parlarne, riapre ferite e pare rappresentare atti di eroismo mentre, al contrario, c’è voglia di normalità e giustizia. Penso alle sindache calabresi che vivono questa situazione costantemente. Sono persone di grande, immenso, valore per questo Paese. La loro condizione di vita è inaccettabile, vivendo sotto scorta e rinunciando persino alla loro piccola indennità. La domanda di legalità che giunge dalle sindache della Locride non deve rimanere inevasa. Per questo ho deciso di iniziare il mio percorso elettorale attraverso l’Italia proprio dal Sud. Vorrei che i riflettori su queste donne non si spegnessero dopo il reportage di Concita».

Lei è stata sindaco di Montebelluna, nel Trevigiano. Mi hanno detto che è una donna energica e determinata e che ha lavorato molto bene. Si ritrova in questo breve ritratto?

«Sì, la ringrazio. Credo che il lavoro compiuto a Montebelluna sia stato positivo. I cambiamenti sono stati grandi. Abbiamo chiamato i cittadini a progettare insieme a noi: più di cento famiglie che si sono organizzate in gruppi di lavoro sulle varie tematiche familiari. L’amministrazione era divenuta il loro strumento. Per esempio: si sono inventati che l’Ici fosse modellata sul numero di componenti delle famiglie. Ci sono state famiglie che non hanno pagato nulla, in una logica solidale. E poi il parcheggio gratuito per le mamme con bambini fino a 18 mesi. Cose piccole, in apparenza, che però fanno la differenza nella vita quotidiana. Abbiamo vinto due premi, per le migliori politiche familiari e per quelle giovanili. Senza contare il lavoro su scuole, cultura, urbanistica e in particolare energia, mobilità e rifiuti».

 Quali sono i problemi principali della sua terra?

«In questo momento è il lavoro. Il modello del Nord-Est è entrato in crisi. Le aziende chiudono anche perché non hanno accesso al credito. E gli imprenditori si suicidano, una cinquantina negli ultimi tre anni. Le multinazionali delocalizzano e le piccole imprese sono strangolate non dai debiti, ma dai crediti che non riescono a incassare nemmeno dalla pubblica amministrazione».

 «Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia», Pier Paolo Pasolini. Che ne pensa?

«Prima parlavamo delle sindache della Locride. E che dire dell’esperienza di Angelo Vassallo? Sono dimostrazioni del pessimismo di Pasolini. Io vorrei essere più positiva, portare un segnale di speranza. Anche se le cronache di questi giorni offrono un quadro sconcertante della nostra classe dirigente».

11 ottobre 2012

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