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Testo integrale dell’intervento nella discussione generale del disegno di legge n. 2879

Intervento in aula sul ddl banche, la maggioranza è stata responsabile e capace di dare soluzione, le opposizioni hanno fatto solo chiacchiere

Vi è gente che non è giustizialista, ma proprio forcaiola e valuta le situazioni con la bava alla bocca perché ama le piazze o le piazzate e non la risoluzione dei problemi. Gusti, modelli, distorsioni della realtà ad uso politico. Se si pensa che il Movimento 5 Stelle ha chiesto di ritenere responsabili gli amministratori di queste banche post 17 marzo 2017, quando il presidente di Veneto Banca non ha preso un euro per il ruolo che si è sobbarcato, oneroso e pesantissimo, ha lavorato gratuitamente negli ultimi mesi per tentare ogni via per la risoluzione dei problemi che i precedenti consigli di amministrazione e presidenti hanno, eventualmente, creato.

Che peccato che si abbia la bava alla bocca e non si distingua tra chi ha ben operato con uno straordinario – ribadisco: straordinario – senso dello Stato e del sociale, e chi ha condotto al disastro centinaia di migliaia di azionisti e ha messo in grave difficoltà decine di migliaia di aziende.

Ed è ancora più strano che le stesse voci si alzino a gridare allo sperpero di Stato per i soldi pubblici investiti per salvare i risparmiatori – non le banche, ma i risparmiatori di quelle banche – e contemporaneamente si aizzino gli azionisti e gli obbligazionisti perché lo stesso Stato non è in grado di rifonderli del 100 per cento del valore delle loro azioni e ci si riempie la bocca parlando di “macelleria sociale”. Con lo stesso atto riusciremo, secondo costoro, a spendere troppo non dando abbastanza.

Interessante ossimoro di questa politica farneticante.

Facile fare tutte le parti in commedia, ma non serio. Non onesto.

Ne abbiamo viste di contraddizioni e di dichiarazioni che cambiano a seconda dell’auditorio o a seconda della fase in cui ci si trova…

Per fortuna la via verso il futuro prevede che tutti i nodi vengano al pettine o chi vivrà, vedrà. Ebbene, in questi pochi giorni, ciò che sta avvenendo è l’azione inversa rispetto a quella progressiva e deleteria portata avanti negli ultimi otto anni. Il Governo, il 25 Giugno, ha messo uno stop al default, ha rinvenuto un unico istituto bancario (italiano), Banca Intesa, disponibile all’intervento di recupero delle banche venete e del personale, pari ad 11.000 dipendenti, accollandosi ogni onere relativo alle sedi e alle filiali. Nessuno era alle porte del Governo ad attenderne l’apertura per ricevere quello che alcuni Gruppi politici oggi definiscono “il regalo”, strano. Anche questo molto strano e contraddittorio.

Con una trattativa febbricitante, perché il tempo era scaduto e non si poteva rischiare l’applicazione del bail-in, cioè la distruzione di tutto, ora si sta proseguendo nella via del risanamento e gli ordini del giorno approvati oggi ne sono una lampante dimostrazione.

La Commissione finanze del Senato ha infatti approvato la creazione di una Commissione di conciliazione per gli azionisti retail vittime di misselling, al fine di poter dare risposte rapide a chi vi ricorrerà e poter quindi distinguere tra chi sottoscrisse le obbligazioni o le azioni in maniera consapevole e chi invece fu condotto a sottoscrivere senza avere le conoscenze adeguate in merito a quanto stava sottoscrivendo; così come richiesto in un ordine del giorno depositato da me assieme ai senatori Filippin, Dalla Zuanna e Santini. L’obiettivo di questa Commissione sarà quello di rendere più agevoli e veloci le procedure per il ristoro delle tante persone che hanno sottoscritto azioni e obbligazioni perché costrette o senza le necessarie informazioni sul rischio che esse comportavano.

È stata una giornata importante perché oltre alla Commissione di conciliazione sono state approvate altre importanti misure che andranno intraprese fin da subito, tra cui le più importanti sono l’azione di responsabilità contro chi ha amministrato le banche, l’adozione dell’equo ristoro per tutti gli investitori coinvolti e penalizzati da comportamenti illeciti delle gestioni bancarie, l’impossibilità di tassare o revocare gli accordi transattivi fin qui avvenuti e l’estensione oltre giugno 2014 dell’acquisto dei titoli che possono essere rimborsati.

Oggi continuiamo sulla via della serietà e della responsabilità, non manifestazioni ma risoluzioni. Un segnale forte che dice a tutti che Governo e Parlamento tutelano la continuità operativa delle banche, ma vogliono che questa situazione non pesi su chi è stato truffato, bensì su chi ha amministrato le banche.

Un ulteriore importantissimo passo nella via dell’attenzione politica e della giustizia sociale da rendere a chi è realmente rimasto vittima, due volte vittima perché costretto a causa dei prestiti baciati o perché nella condizione economica e culturale che suggerisce di non investire in azioni ma in prodotti tutelati e garantiti.

Per necessità di chiarezza va detto che quanto accaduto ha responsabili anche esterni alle banche: nelle procure, che non hanno inteso aprire un solo fascicolo per lunghi anni, nonostante siano pervenute segnalazioni e denunce a centinaia forse migliaia; nella dirigenza politica del Veneto, Zaia in testa, che fino a ieri – cioè fino al 2014/2015 – si sbracciava nelle assemblee, applaudito con ovazioni da migliaia di soci inconsapevoli, per indicare nella Banca d’Italia e nella CONSOB gli istituti romani che venivano a vessare con i loro controlli le “buone banche venete”. Oggi dicono il contrario, oggi le stesse persone chiedono la testa di Banca d’Italia per non aver vigilato.

Molti i responsabili della tragedia, pochi coloro che per senso di responsabilità hanno fatto di tutto perché quel valore economico e sociale, che tale era, avente nome Veneto banca e Banca Popolare di Vicenza potessero rimanere le banche venete, ovvero potessero rimanere sotto il controllo di un consiglio di amministrazione che avesse il suo fulcro nella terra che le ha originate. Ebbene io, che non ho chissà che risparmi, ho messo il mio risparmio anche per ricapitalizzare solo un anno fa, per dare l’esempio, ma ho trovato i politici quasi tutti sull’altra sponda, quella della spoliazione delle banche, della fuga, del rifiuto a rimanere in quella barca traballante e crederci, investire, garantire.

Potevamo farcela da soli? Sì, potevamo. Non c’è stata regia in Veneto, non c’è stata volontà. Più comodo puntare il dito, più facile fare referendum per l’autonomia sfuggendo dalle proprie responsabilità, più comodo far chiedere indietro il maltolto senza comprendere l’importanza di salvare prima il sistema. Più comodo dire tutti truffati, tutti con il diritto di avere in restituzione tutto e subito, ben sapendo che la fabbrica delle illusioni non ha vita, non esiste.

Si può ben dire che questo decreto-legge, tanto vituperato, anche grazie all’impegno del Governo e del sottosegretario Baretta, nonché dei senatori veneti del PD si avvia verso il ristoro dei danni prodotti dalla scorretta gestione delle banche venete nel corso degli ultimi anni. Governo e Parlamento sono stati i soli attori positivi di una vicenda che ha visto molti altri soggetti e istituzioni non comprendere il danno che stavano facendo con le loro parole ed azioni. Seguiremo passo passo questa vicenda, ora anche con l’operatività della Commissione d’inchiesta approvata e con la Commissione di conciliazione che dovrà vedere la luce.

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