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TAV, TAC, infrastrutture di trasporto: serve un Piano nazionale della mobilità

“E’ sempre più difficile parlare di TAV, perché poi molti intendono TAC, linee veloci per le merci e non per […]

“E’ sempre più difficile parlare di TAV, perché poi molti intendono TAC, linee veloci per le merci e non per le persone. Ma soprattutto si registra una carenza di informazione, di conoscenza tecnica, di chiarezza su cosa si intende fare e quindi in quale misura l’alta velocità o l’alta capacità vadano assunte come priorità. Soprattutto quando con ormai drammatica continuità dobbiamo registrare tragedie dovute al cattivo stato del nostro territorio.”

Laura Puppato è a Roma, ma segue costantemente la situazione critica dovuta al maltempo che si sta registrando – mentre parliamo – in Veneto e nel Veronese in particolare. E’ preoccupata e parlare di TAV rafforza la sua convinzione che sia urgente riprendere a riflettere su “quelle che debbono essere le reali priorità del Paese”.  Al Parlamento ha portato la sua esperienza di amministratore locale e di consigliere regionale. E’ il metodo sperimentato nello svolgimento di queste funzioni che guida la sua attività e il suo ragionamento.

“Il tema TAV è diventato ormai un problema che sembra avere sempre meno a che fare con i problemi della gente e dell’economia sia locale che del Paese. E’ diventato prevalentemente il terreno di uno scontro ideologico, così che è essenziale riportarlo alla sua dimensione corretta, quella dell’analisi dei costi e dei benefici e della sua reale necessità. E oggi ciò deve avvenire tenendo conto del contesto in cui le scelte vanno fatte. Un contesto caratterizzato da una crisi profonda, da una disponibilità finanziaria pubblica limitata e da un sistema finanziario non certo aperto ad operazioni a lungo termine. E quando noi parliamo di TAV parliamo di opere che per diventare operative necessitano di molti anni. E’ una premessa da cui non si può prescindere.”

Concentrandoci sulle tratte che interessano il Veneto qual è la sua opinione?

“Ripartirei dalla TAC, perché nella maggior parte dei casi la necessità di un sistema veloce riguarda soprattutto il traffico merci. I sostenitori più convinti supportano le loro tesi sul fatto che sia determinante garantire ai treni merci una velocità di 160 chilometri all’ora, legando il progetto ad una sostanziale separazione con il traffico passeggeri, che utilizzerebbe la rete di giorno, mentre i treni merci viaggerebbero di notte. In realtà ormai in tutto il nord Europa la soluzione è quella di separare le linee passeggeri da quelle merci. E la velocità media del trasporto ferroviario di queste ultime si aggira sui 120 chilometri all’ora. Ne consegue che la questione non è tanto TAV si o no, quanto come ammodernare la nostra rete ferroviaria per garantire un più efficiente e soprattutto più qualitativo livello dei flussi di mobilità sia passeggeri che merci. Per questo la logica dovrebbe portare a puntare su una quadruplicazione della rete con la separazione delle due tipologie di traffico. E’ una tesi che va comunque verificata sulla base di informazioni e valutazioni che debbono risultare da studi, utilizzando esperienze positive già fatte. In questo senso come partito contiamo di coinvolgere un gruppo di esperti con i quali giungere a definire in modo chiaro e trasparente le possibili soluzioni. E nella scelta va assolutamente considerata come imprescindibile una soluzione che rafforzi anche la qualità del servizi ferroviario locale, rilanciando nel caso del Veneto il progetto del Sistema ferroviario metropolitano (SMFR). Questa sì una priorità che andrebbe perseguita con tempi ben più rapidi di quelli a cui abbiamo assistito e stiamo assistendo.”

 

La Regione intende concentrare gli sforzi finanziari, tecnici e progettuali sulla tratta Verona – Padova, mentre appare più complicata la situazione della Venezia – Trieste. Lei condivide questa scelta?

“Assolutamente, con le cautele di cui ho detto. La situazione della Venezia –Trieste non consente nell’attuale situazione neppure di prendere in considerazione un progetto di Alta Capacità ferroviaria. E comunque la questione dovrebbe essere posta in modo diverso cercando di ragionare in una logica di intermodalità, il che vuol dire che la valutazione deve necessariamente riguardare il sistema portuale innanzitutto. Le esperienze nordeuropee evidenziano la stretta correlazione tra portualità e ferrovie. I tempi attuali e la qualità dei servizi dei sistemi portuali di Venezia e Trieste non sono tali da giustificare un investimento sulla mobilità veloce. I treni viaggerebbero molto al di sotto delle loro potenzialità.”

Come viene giustamente ribadito a livello di Regione Veneto, la TAV sembra prevalentemente un problema nazionale e di RFI. In quale modo queste vicende troveranno la sua attenzione in qualità di parlamentare?

“La mobilità nel nostro Paese ha bisogno innanzitutto di pianificazione. E pianificare vuol dire avere degli obiettivi precisi a cui adeguare soluzioni e risorse. Noi abbiamo bisogno di una rete di trasporti decisamente più efficiente di quella attuale, che deve garantire flussi di mobilità a chi attraversa o viene o parte dal nostro Paese. Abbiamo bisogno urgentemente di un Piano della mobilità da condividere con le forze economiche e con i cittadini. E questo Piano non deve soltanto guardare alla competizione economica del sistema Italia, ma anche e forse oggi soprattutto ad aspetti quali la salute delle popolazioni, la qualità dei servizi, come avviene in tutti i Paesi che quando andiamo all’estero invidiamo. Il Piano dovrà partire e mettere al primo posto quelle aree che assumono una funzione più strategica, come la Valle Padana, vero crocevia nevralgico.”

 di Alfredo Martini

 

 

 

 

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