F-35

Stop del Pentagono agli F-35, ora l’Italia riveda il suo programma militare

La notizia è di quelle che non dovrebbe passare inosservata. Il Pentagono ha deciso di lasciare a terra tutta la […]

La notizia è di quelle che non dovrebbe passare inosservata. Il Pentagono ha deciso di lasciare a terra tutta la flotta dei suoi F-35 fino al completamento di una serie di ispezioni dopo l’incidente avvenuto due settimane fa a bordo di un mezzo. È la conferma ai tanti dubbi suscitati da questo programma militare e che assieme ad altri senatori avevamo sollevato già un anno fa, praticamente inascoltati. Non solo circa il numero dei velivoli, i costi di ogni singolo aereo, le reali ricadute occupazioni per le aziende italiane, ma soprattutto per la scarsa sicurezza di questi mezzi che avevano portato alcuni Paesi ad abbandonare il programma. Molti i problemi di tipo tecnico incontrati nel corso della fase sperimentale, che hanno moltiplicato gli effettivi costi economici rispetto al preventivato. Noi abbiamo operato una riduzione nella fornitura con il governo Monti ma  siamo rimasti ancorati a quel progetto e a quell’impegno, non valutando appieno le sollecitazioni che provenivano dall’opinione pubblica e persino da alcuni ambienti della Difesa.

Il progetto concernente i cacciabombardieri F-35/JSF, oltre che collocarsi in altra epoca storica (quella della guerra fredda), è stato oggetto di continue omissioni informative da parte dei vari governi interessati, anche rispetto ai costi necessari per uso e manutenzioni, alle pesanti criticità tecnologiche e tecniche, in riferimento alle dotazioni del pilota e ai problemi al motore.

Ora il governo Renzi e la ministra Pinotti che ha inteso bene valutare in sito la situazione,  devono avere la forza per chiedere spiegazioni definitive ed esaustive al Pentagono sulla sicurezza di questi caccia. Questa problematica  situazione dopo ben 13 anni dall’avvio del progetto, deve diventare l’occasione per rivedere il nostro impegno sugli F-35, sia in termini di numero che di costi. In particolare non è  ritenuto sufficiente il taglio di 176 milioni per il rinvio dei contratti 2014, soprattutto alla luce della riconferma  degli stanziamenti per il 2015 e 2016.  Il nuovo Documento programmatico pluriennale presentato dal ministero della Difesa, contenente le previsioni di spesa fino al 2016 deve tener presente i nuovi fatti, attesi stando alle notizie che pervenivano dall’America e soprattutto già negativamente valutati da altri Paesi ex-aderenti, per fare scelte diverse, più razionali ed opportune in questa ancora pesante situazione di difficoltà lavorativa ed economica italiana.  

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