Stupri di guerra

Mozione contro lo stupro come arma di guerra. Puppato: “Serve il contributo del governo italiano”.

“Nei giorni scorsi ho sottoscritto assieme a numerosi senatori del Partito Democratico una mozione (leggi il testo) per impegnare il […]

“Nei giorni scorsi ho sottoscritto assieme a numerosi senatori del Partito Democratico una mozione (leggi il testo) per impegnare il governo italiano ad agire, nelle opportune sedi a livello nazionale, sovranazionale e internazionale, al fine di sollecitare l’adozione di quei provvedimenti necessari a prevenire, reprimere e mettere fine allo stupro come arma di guerra. In particolare si sollecita il governo a intervenire nell’ambito dei lavori della 68ª sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, la cui settimana ministeriale inizia oggi”. A dirlo è Laura Puppato, senatrice del PD. “È un tema che mi sta particolarmente a cuore. Lo stupro viene compiuto in maniera sistematica e di massa su donne, ragazze, bambine e bambini, nelle zone di conflitto in tutto il mondo. Lo scopo è quello di seminare il terrore tra la popolazione, disgregare famiglie, distruggere comunità, e, in alcuni casi, modificare la composizione etnica della generazione successiva. Talora si fa ricorso allo stupro per contagiare deliberatamente le donne con il virus dell’HIV o allo stupro etnico delle donne appartenenti alla comunità nemica per controllare le nascite della popolazione nemica. Gli effetti dello stupro in periodi di guerra, sia fisici che psicologici, sono devastanti per le vittime dato che queste possono essere in certi casi anche stigmatizzate, respinte, maltrattate, disonorate, escluse dalle loro comunità e, a volte, anche assassinate. Le famiglie delle vittime sono a loro volta particolarmente colpite e subiscono le violenze come un’umiliazione, mentre i bambini nati da stupri possono essere oggetto di rifiuto e quindi soggetti all’abbandono alla nascita o all’infanticidio. Questo fenomeno è particolarmente evidente anche sul fronte siriano, quello ora più esposto mediaticamente. Secondo un rapporto di “Women under siege”, pubblicato nel 2012, il 58% delle violenze sessuali sono attribuite a soldati o ufficiali, il 26% a sconosciuti, il resto ai miliziani volontari favorevoli al regime di Assad”.

23 settembre 2013

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