25 aprile

La resistenza ci aiuti a scegliere la fiducia contro chi promette un ritorno al passato

“Sia la festa di tutti gli Italiani” è una delle frasi comuni più ripetute del 25 aprile, ognuno alludendo ad […]

“Sia la festa di tutti gli Italiani” è una delle frasi comuni più ripetute del 25 aprile, ognuno alludendo ad un significato diverso. Chi la dice perché chiede a tutti, ma proprio tutti, di riconoscersi nei valori della Resistenza e della Liberazione e chi invece per, di fatto, non festeggiare la ricorrenza.

Il 25 aprile rinchiude in sé molte delle contraddizioni di questo paese. Tutte le forze politiche, se si escludono gli ex-AN e qualche partitino nostalgico di estrema destra, discendono direttamente da movimenti che fecero parte della Resistenza partigiana. Tutti i partiti ritengono valida la frase di Pertini “È meglio la peggiore delle democrazie della migliore di tutte le dittature”, eppure non riusciamo a unirci in una sola voce di orgoglio nazionale neppure in quest’occasione. Sembrerebbe un problema minore rispetto agli altri, ma tutti i paesi al mondo hanno ricorrenze in cui si ritrovano attorno alla bandiera e alla propria storia per rinsaldarsi come popolo e come nazione.

Questo vorrei che fosse il 25 aprile, assieme al 2 giugno. Momenti di aggregazione, giorni in cui vengano sospese le divisioni e ci si ritrovi tutti attorno all’orgoglio di essere Italia. In quei giorni del ’45 gli Italiani ritrovarono se stessi e la forza di ribellarsi al padrone. Dopo un ventennio scellerato, iniziato con crimini politici di ogni sorta e conclusosi con lo stesso alleato come invasore, i partigiani ebbero la forza di liberare alcune città prima dell’arrivo degli Anglosassoni. Fu innanzitutto un gesto politico e militare forte, che cambiò la posizione dell’Italia nel dopoguerra (altri paesi, come il Giappone, ricevettero la Costituzione direttamente da Washington), ma anche simbolico, un popolo che si rialzava e si riscattava agli occhi del mondo. La storia vuole che poco più di un anno dopo gli Italiani scegliessero la Repubblica e, soprattutto, la democrazia, rifiutando, dopo aver scacciato gli estremismi di destra, anche quelli di sinistra.

Vale veramente la pena di ricordare quel momento storico così alto per il nostro paese, specie oggi che ci proponiamo ad una riforma della Costituzione che proprio di quei giorni è figlia. Non è un caso che la Costituzione derivi da una guerra fratricida e il tentativo di riforma più ambizioso e concreto della storia, da un periodo economico devastante. I popoli e le nazioni vengono spesso messi in seria discussione quando le condizioni di vita si fanno complesse. Nascono movimenti retrogradi che cercano nemici contro cui scagliarsi e forze centrifughe che promettono terre promesse. Queste forze rischiano di oscurare la capacità di discernimento, facendo leva sui valori più arcaici e reconditi della psiche umana, sul motto “o noi o loro”.

Dopo la Prima Guerra Mondiale il fascismo riuscì a prendere il potere, dopo il 25 aprile invece, in una situazione forse peggiore, le forze democratiche ebbero la meglio su quelle autoritarie. Anche oggi dobbiamo scegliere la luce, la via delle riforme e del rinnovamento seguendo le logiche del diritto e dell’europeismo, contro chi promette un ritorno al passato. Dobbiamo scegliere la fiducia e la luce su chi cerca di conquistarci con l’odio e la paura per il nuovo.

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