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La primavera si chiama Debora

Saluto la notizia della vittoria di Debora Serracchiani in Friuli-Venezia Giulia come un fiore nell’inverno in cui sembra ripiombato il […]

Saluto la notizia della vittoria di Debora Serracchiani in Friuli-Venezia Giulia come un fiore nell’inverno in cui sembra ripiombato il Partito Democratico in questi ultimi giorni. Debora ha ottenuto un risultato storico, francamente inatteso alla vigilia e reso ancora più difficile dallo spettacolo andato in onda a Roma da giovedì scorso in poi. Debora è stata più forte delle nostre debolezze e ci restituisce un raggio di sole e una speranza per il futuro. È insieme una ricompensa per il suo lavoro in Europa e per il suo impegno sul territorio. Segnale evidente che i partiti camminano sulle gambe delle persone. L’affermazione della coalizione di centrosinistra, e del PD in particolare, è molto confortante dal punto di vista numerico e l’unico dato preoccupante è stato la scarsa affluenza alle urne.

Dal punto di vista amministrativo l’affermazione di Debora costituisce anche il primo stop alla cosiddetta “macroregione del Nord” proposta dalla Lega di Maroni. Un messaggio importante per le altre regioni guidate dal centrodestra. Infine, l’elezione di Debora in Friuli è la dimostrazione che per depotenziare Grillo ci vuole il rinnovamento. Facci mie e sottoscrivo le parole di Corrado Augias oggi su “la Repubblica”: “Un musicista mio amico, finissimo interprete di Chopin, sincero democratico, ha votato Grillo. Perché? Ha risposto: perché volevo dare una spallata a un sistema che da solo non avrà mai la forza per riformarsi. Grillo in sé conta poco, sa come suonare il piffero per accendere le masse e lì si ferma con le sue villanie e le sue viltà. Per esempio umiliare Bersani dopo che aveva già annunciato le dimissioni. Se appena questi trovassero la forza per riformarsi davvero Grillo sparirebbe in un fiat. Lui è soltanto il sintomo non la malattia”.

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