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Intervento in Aula su ddl piccoli comuni

Il provvedimento sui piccoli comuni è forse uno dei più importanti dell'intera legislatura

Signor Presidente, desidero anzitutto ringraziare i relatori e gli onorevoli colleghi delle diverse Commissioni che hanno lavorato sul disegno di legge in esame, che personalmente oso definire, per la fortissima e incredibile potenzialità che ha, uno dei provvedimenti di maggiore impatto che ci troviamo a poter approvare nel corso dell’attuale legislatura.

Vorrei entrare nel merito della forte capacità innovativa che il disegno di legge riesce a mettere in campo. Anzitutto, va detto che il provvedimento riguarda 5.500 Comuni italiani. Stiamo parlando del 70 per cento del totale dei Comuni italiani – una quantità impressionante di Comuni – ossia di circa 10 dei 60 milioni di abitanti di questo Paese. Non sono solo le Regioni più piccole come il Molise e la Valle d’Aosta ad avere Comuni con meno di 5.000 abitanti. All’interno della griglia abbiamo indicato i Comuni in decrescita abitativa, in dissesto idrogeologico e all’interno dei parchi. Quindi, abbiamo identificato la quantità e la qualità poste per scegliere i Comuni che possono accedere ai finanziamenti, relativamente scarsi, come ha detto il senatore Candiani.

Desidero soffermarmi proprio sul tema dei finanziamenti, perché credo ci siano alcune cose importantissime da dire. Ci sono non solo i finanziamenti diretti, ma anche i molti finanziamenti indiretti. Il disegno di legge in esame si fa carico di alcune priorità, tra cui – ne cito due per tutte – la banda larga. Vi è una priorità assoluta per i piccoli Comuni, in particolare di montagna, di accedere ai finanziamenti relativi alla strategia nazionale sulla banda larga. Penso anche ai bandi pubblici sulla ristorazione collettiva, in relazione ai quali viene data priorità ai Comuni con aziende agricole a cosiddetto chilometro zero o ravvicinato, ossia – per dirla con le parole usate dai colleghi Mancuso e Vaccari – a meno di 70 chilometri di distanza. Si tratta, quindi, di un provvedimento che, proprio per la sua potenzialità, oso definire una legge quadro sui piccoli Comuni italiani.

Il primo tema su cui desidero soffermarmi riguarda gli obiettivi. Al fine di riuscire a ridare qualità di vita, ambientale e sociale nei piccoli Comuni, non si può che partire dalla necessità di offrire servizi. Mi pare evidente che l’obiettivo di colmare la lacuna dei servizi esistenti venga perseguito dal disegno di legge, mettendo in luce l’inadeguatezza di molti servizi sociali in ambiti comunali così ristretti. Ha un bel dire il senatore Candiani nel sottolineare il suo essere a favore dell’identità. Penso che, quando dei Comuni si mettono insieme – il disegno di legge lo precisa – fanno un intervento non solo di estrema intelligenza amministrativa, ma anche di grande razionalità, perché riescono a offrire di più, garantendo i loro cittadini. È infatti evidente che Comuni con 200 o 500 abitanti non possono aspettarsi di riuscire a garantire servizi sociali come quelli che spesso sono necessari proprio in quei Comuni dove la vetustà abitativa normalmente è assai più alta della media italiana, perché – lo sappiamo – lo spopolamento li ha riguardati proprio direttamente.

Quindi il disagio insediativo, l’indice di vecchiaia, la presenza di parchi, le lacune sui servizi sociali e l’inadeguatezza complessiva dei servizi sono il focus del disegno di legge in esame. E tante sono le opportunità, che non voglio leggere, perché sono già state assai ben definite dai due relatori che mi hanno preceduto e dai colleghi che hanno parlato. Cito però – per esempio – il tema dei centri multifunzionali, la cui creazione, con pluralità di servizi di carattere ambientale, sociale, energetico, comunicativo e di sicurezza, per la riqualificazione energetica degli edifici presenti o per il consolidamento statico e antisismico, consente di offrire pubblicamente e gratuitamente competenze di cui c’è bisogno in quest’ambito.

Mi pare anche molto interessante la capacità di gestire in modo sostenibile i boschi. Parliamo di un ambito naturale che pure rientra nelle opportunità del disegno di legge, che – come vi ho già detto – sono infinite. Stesso discorso vale per il recupero delle case cantoniere, delle stazioni ferroviarie e degli immobili storici decaduti o in decadimento. Anche la realizzazione di alberghi diffusi crea una grande opportunità nei Comuni collinari e montani – e non solo – dove abbiamo molti edifici dismessi e la potenzialità di offrirli a una richiesta sempre più importante, proveniente dal turismo internazionale e locale.

Vorrei infine sottolineare due ulteriori aspetti. Prima di tutto, servono sindaci con le idee per attingere a un amplissimo spettro di opportunità. È vero che abbiamo un valore economico messo in campo dal Governo di 10 milioni di euro per quest’anno e di 15 per il prossimo: se consideriamo che abbiamo 10 milioni di abitanti, qualcuno potrebbe ironizzare che si tratta solo di un euro e mezzo euro per persona. State però ben attenti: se questo provvedimento trova Comuni capaci di fare squadra – e qui, come avviene per i progetti europei, che sono quelli che stanno dando le rese maggiori, c’è la possibilità di mettere insieme pubblico e privato, che è altra grande cosa, persino per recuperare edifici di culto o ecclesiali dismessi – anche in questo caso lo Stato, grazie all’attivazione dei Comuni e delle Regioni, può essere un partner importante per creare solidità economica in territori che non ce l’hanno e creare, quindi, il modello di unione europea.

L’altra questione è relativa ai tempi rapidi: abbiamo centottanta giorni, nonostante tutti i Ministeri coinvolti, per creare il Piano nazionale di riqualificazione dei piccoli Comuni.

Vi è poi un elemento fondamentale, e per questo dico che il denaro non è tutto e, in questo caso, è addirittura poca cosa rispetto agli obiettivi. L’articolo 1, al punto 1, comma 5, dice una cosa che reputo basilare e che sono felice sia stata inserita nel disegno di legge: andiamo a monitorare e rilevare i dati relativi, indicativi dei miglioramenti conseguiti. E lo stesso abbiamo fatto per gli ecoreati, che stiamo monitorando con particolare riferimento alla qualità; lo stesso abbiamo fatto per altre materie fondamentali, come la buona scuola, relativamente agli edifici scolastici, con riferimento ai quali abbiamo un monitoraggio continuo dell’enorme quantità di progetti attivati. Ugualmente, questo disegno di legge si prefigge – ed è l’aspetto fondamentale – non tanto di mettere lì soldi, tanti o pochi che siano, che conta poco, quanto di monitorare come viene sviluppato e accolto il suo enorme potenziale da parte dei sindaci e delle amministrazioni comunali dei piccoli Comuni. Ecco perché ho ribadito che servono sindaci capaci e innovativi che, pur in piccoli Comuni, mettano in campo la fantasia, perché le opportunità adesso non mancheranno.

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