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Intervento in Aula su ddl Cirinnà

Ho ritirato i miei emendamenti perché si arrivi prima ad una conclusione, dobbiamo attraversare il fiume!

Signor Presidente, vorrei illustrare la ragione per cui ho presentato una proposta emendativa, in larga parte ritirata.

Ho voluto continuare a rappresentare quello che, a mio avviso, sarebbe dovuto essere il prototipo sul quale avremmo dovuto aver il coraggio in questa Aula di incentrare il tema dell’omosessualità. Mi riferisco all’istituto del matrimonio egualitario piuttosto che a quello delle unioni civili, che costituiscono la mediazione che qui dentro, si continua a dire, non è stata cercata e voluta. Credo che anche i cittadini e i meno esperti fuori di qui si rendano conto del fatto che oggi vi siano due modelli vigenti in Europa e nel mondo, esclusa l’Italia – speriamo davvero ancora per poco – per garantire i diritti finora negati alle coppie omosessuali. Da una parte c’è questo tentativo migliorabile, ma assolutamente buono, legittimo e ben rappresentato dal punto di vista giuridico, del riconoscimento della tutela giuridica a due soggetti che, decidendo di unire le loro vite, si vedono garantiti reciprocamente diritti e doveri che tutelano l’un l’altro e che si ergono a nucleo familiare. Dall’altra parte c’è semplicemente, come riporta il mio emendamento all’articolo 1, l’alternativa del matrimonio egualitario come modello giuridico cui propendere per garantire queste coppie omosessuali, rendendole, secondo l’articolo 29 della Costituzione, a tutti gli effetti famiglia naturale.

Ho voluto leggere e approfondire, nel corso di questo periodo, le tante affermazioni che ho sentito fare, per capire se avessero o no fondamento, con riguardo al fatto che non avremmo titolo, se non cambiando la Costituzione, di considerare pienamente appartenenti alla fattispecie di cui all’articolo 29 le coppie così considerate. Vogliamo rileggere l’articolo 29? Credo infatti si stia facendo un errore molto grave. L’articolo 29 dice che: «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». Ciò vuol dire che la Costituzione delega ad un’organizzazione sociale e ad un’esperienza umana il mattone che costituisce il nucleo familiare della società e, se delega alla società, delega alla realtà. Abbiamo detto tante volte, anche in questa sede, che la Costituzione è riuscita, nel corso di questi 70 anni, a non perdere la propria qualità. Proprio tale qualità si può leggere nella semplicità, nella chiarezza e nella lungimiranza di un articolo della Costituzione così formulato. La naturalità e la legittimità vanno dunque di pari passo, con la seconda che, semplicemente, si rende disponibile a definire la modalità con cui si deve leggere, dal punto di vista legislativo, tale naturalità. Il fatto che vi sia ovvietà o naturalità è testimoniato dalla stessa natura umana, dal momento che da sempre l’omosessualità è rappresentata come un elemento naturale.

Se pure è un elemento naturale, qualcuno dirà ‑ come effettivamente ha detto ‑ che però la coppia omosessuale non è capace di procreare. È vero, ma vorrei ricordare che è pur vero che l’impotenza di uno dei coniugi in una coppia eterosessuale è elemento di nullità del matrimonio, ma per essere considerata tale – fate bene attenzione! – questa impotenza deve essere riconosciuta successivamente al matrimonio ed essere quindi un elemento successivo all’atto matrimoniale. Qualora essa sia invece conosciuta prima dell’atto matrimoniale, non viene più considerata elemento di nullità. Dico ciò perché siamo di fronte ad un tentativo davvero pesante, forte e ipocrita, in cui non si riescono a leggere le cose per come sono e a dire come stanno.

Ho ascoltato testimonianze e dichiarazioni secondo cui dovrebbe trovarsi un’altra formula ancora, che però non si capisce quale sia. Guardiamo a cosa accade in tutta Europa e in tutti i Paesi che hanno legiferato nel mondo, che sono tantissimi: noi siamo uno tra gli ultimi otto Paesi, in Europa, che non prevedono alcuna tutela di questo genere. Sono 14 i Paesi in Europa che hanno scelto il matrimonio egualitario e gli altri hanno scelto le unioni civili, le civil partnership, ma ciascuno ha voluto regolamentare questa materia. Non esiste, dunque, una terza via.

La mediazione che il Partito Democratico e il Senato hanno voluto compiere è individuare la civil partnership come mediazione per ottenere un largo consenso rispetto all’istituzione giuridica di questo nuovo nucleo familiare. Dunque, voglio smentire categoricamente l’impostazione di cui ho parlato in precedenza, attraverso l’emendamento 1.6042, che va esattamente a ricalcare il matrimonio egualitario e che ritirerò alla conclusione del mio intervento, in virtù di un patto adottato e a cui mi sono volontariamente e democraticamente attenuta, perché ritengo che il disegno di legge a prima firma Cirinnà contenga in sé dei semi capaci di germogliare.

Ricordo che stiamo parlando di un’istituzione giuridica che la Danimarca ha dal 1989. Sono quasi trent’anni che la Danimarca ha istituito le civil partnership; poi le ha trasformate in matrimonio egualitario, con una naturalezza di prosecuzione del dato di fatto e di accettazione della realtà.

Non solo. Le tante lettere che personalmente ho ricevuto su questa vicenda, che mi ha visto impegnata nel corso del 2015, mi hanno portato a riflettere anche su altri fatti e questioni: il tema della chiarezza, il tema dell’omogeneità e un altro tema che mi è stato giustamente rappresentato da un nostro concittadino che vive in Spagna. Quest’ultima è una nazione cattolica, come la nostra e come l’Irlanda (che ha deciso lo scorso anno per il matrimonio egualitario), ed ha il matrimonio egualitario dal 2005. Ebbene, questo cittadino mi faceva notare come ad oggi, dopo dieci o undici anni, sebbene siano cambiati molti Governi, nessuno abbia mai pensato, neanche lontanamente, di andare a modificare la volontà di cambiamento portata avanti dal Parlamento spagnolo. L’evidenza e la realtà sono più forti della demagogia che vogliamo portare in queste Aule, come fosse una realtà proclamata, come fosse un diritto continuare a raccontare una storia insensata che non sta in piedi da sola.

Voglio far notare, ritirando questo emendamento e dimostrando così che c’è un altro modo di legiferare (quello del matrimonio egualitario), che ciascuno di noi sta facendo dei passi indietro per riuscire a raggiungere un’ampia condivisione in questo Parlamento sul tema, raccogliendo davvero tutte le forze democratiche del Paese, per rendere possibile e doverosa la cancellazione di un discrimine che non ha più alcuna ragione d’essere e che trova la sua origine solo in una cultura che pure comprendo. Tutti siamo nati in un Paese e in un’epoca in cui questo non c’era e in cui era addirittura reato, per taluni di noi, l’unione omosessuale. Ora però dobbiamo fare un passo in avanti e velocemente; dobbiamo attraversare questo fiume, questo guado, per andare a vivere in un Paese davvero più civile e più umano.

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