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Crisi idrica, servono interventi a 360 gradi su incentivi e ricerca per fonti rinnovabili, consumo di suolo e nuove edificazioni

La crisi idrica che sta colpendo l'Italia e in particolare il Nord Est era ampiamente prevista, ma ancora non si scorgono politiche ambientali che siano in grado di contrastare i mutamenti climatici

La crisi idrica, largamente prevista già questo inverno, che ha colpito soprattutto l’Italia Settentrionale e ancor di più il Nord Est, è un segno tangibile che i cambiamenti climatici vanno e andranno sempre più a impattare sulla nostra vita quotidiana, non basteranno piccole toppe incollate qua e là, serve una politica ambientale che si allinei con le sempre più gravi ed evidenti necessità contemporanee.

La prima azione indispensabile è rivedere il sistema di incentivazione delle risorse cd. rinnovabili, tema sul quale presenterò una mozione per dare precise indicazioni al Governo. Le fonti rinnovabili, infatti, non sono tutte uguali, e certamente non sono a zero impatto sull’ambiente. Bisogna bloccare gli incentivi specie in due campi, quello dell’energia idroelettrica, ormai concentrato solamente nelle micro-centrali che spezzettano i fiumi e creano danni non comparabili con la produzione di energia, soprattutto in Veneto dove giacciono altre 150 richieste di installazioni che sarebbero la morte definitiva dei corsi d’acqua alpini.  Lo stesso dicasi per le biomasse, per le quali vanno poste in essere nuove, precise regole, specie in territori iper-inquinati e ora a rischio siccità come la Pianura Padana (area con la  peggiore aria d’Europa), dove non devono essere consentiti nuovi impianti e bloccate le importazioni di biomasse non autoctone. Bisogna rivedere il settore attraverso l’ampliamento dei certificati bianchi applicabili al fotovoltaico e regole più stringenti per la costruzione edilizia con efficienza energetica e dove si dovranno richiedere nuove attenzioni quali l’obbligatorietà di sistemi di recupero dell’acqua piovana. Nonostante il fiume Po lamenti una riduzione del 65% della sua capienza, Veneto e Lombardia siano le regioni che continuano indifferenti ad incrementare consumo di suolo in modo irresponsabile avendo entrambe superato il 12% del proprio suolo impermeabilizzato, pare davvero che non sia ancora chiaro a tutti il rischio che stiamo correndo, con zone in cui l’acqua viene già portata dalle autocisterne e fiumi secchi con argini a rischio sgretolamento se, tra poco, dovesse piovere con la violenza che conosciamo.

Anche le regioni devono fare la propria parte, penso specialmente al Veneto, dove assieme al compianto Sergio Reolon provai più volte ad inserire normative stringenti a tutela dei fiumi, senza riuscirci ed oggi, ancora una volta, leggiamo dati allarmanti su tutto il fronte ambientale, mai considerato dalle politiche senza futuro delle varie giunte che hanno governato ma dovrei dire sgovernato, il Veneto.

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