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Cos’è accaduto alle popolari venete e cosa ha fatto il Governo

Ricostruzione storica di quanto accaduto sulle popolari, per distinguere tra propaganda e cronaca

La senatrice Lezzi confonde se stessa con un tribuno del popolo e si erge ad odierno Savonarola, pronta a fustigare i costumi della casta politica. Il suo è un vero interrogatorio, ovviamente con sentenza già annessa, visto che parla di grande truffa, furto, legami occulti tra noi e Banca Intesa. La senatrice Lezzi, giudice e procuratore contemporaneamente, ha già emesso la sentenza e inviato le proprie squadre social-oriented a fare in modo che la sentenza si riverberi nel web, cosa che, tra l’altro, risulterà utile fonte anche per rafforzare la querela, visto che si insiste con l’affermare che io, che noi, avremo truffato invece che salvato i risparmiatori. Del resto questa è la narrazione che i grillini hanno voluto dare a questa legislatura, loro, soli contro il mondo, a difendere gli Italiani. Ahi noi, è forse vero il contrario! La mia cultura politica non mi permette di soggiacere a questo modus operandi, ovunque ho avuto un ruolo, prima nel lavoro e nelle associazioni, poi come Sindaco e consigliere regionale, ho sempre voluto provare ad essere parte attiva della soluzione e non mi sono mai accontentata di sedermi in disparte e urlare, per mostrare la mia purezza, la mia alterità rispetto al presunto marcio che ci circonda. Altri hanno scelto un modo diverso, mentre io agisco con coerenza, prova ne sia la rinuncia in tempi non sospetti al vitalizio che mi sarebbe spettato come consigliere regionale. C’è morale e e chi fa la morale…

Ovviamente in questo frangente particolare la cosa che più sarebbe convenuta a me, come al senatore Santini, come ad altri colleghi, sarebbe stata quello di rimanere in disparte, far finta di nulla, far passare la nottata. Il senso di responsabilità ci ha invece portati ad essere in prima linea, proprio nel momento in cui il nostro territorio era in maggiore difficoltà, incuranti della popolarità personale, e questo è un valore. Il medico buono è quello che ti cura, ti informa, interviene se necessario, non quello che ti lascia al tuo destino rinunciando ad operare.

La senatrice Lezzi cita i miei comunicati in cui inviterei a sottoscrivere i titoli di Veneto Banca, dando una notizia anche qui parziale e decontestualizzata, e vorrebbe farla passare come la chiave di volta per dimostrare la connivenza o la truffa. Niente di più assurdo. Non compete a me sollecitare il pubblico risparmio, ho fatto ben altro, mi sono posta in prima persona, con l’esempio, pagando di persona lo scorso anno, da piccola azionista di Veneto banca, ho infatti nuovamente sottoscritto la ricapitalizzazione di Veneto Banca. Perché questa banca andava salvata dagli attori del proprio territorio, un territorio che è risultato vittima ma che aveva le risorse per non abbandonare nelle fauci altrui il proprio bene faticosamente costruito. Di qui la necessità di essere esempio a dire: “insieme ce la possiamo fare, crediamoci, solo così risorgeremo tutelando chi ha perso tutto ed era vittima inconsapevole…”. La notizia inoltre va posta sulla linea del tempo, come si faceva un tempo a scuola. Stiamo parlando del periodo precedente all’entrata del Fondo Atlante nelle due popolari venete, pochi giorni prima la Popolare di Vicenza aveva fallito la ricapitalizzazione necessaria per entrare in Borsa. In pratica, secondo la tesi della Senatrice Lezzi, io avrei truffato e derubato me stessa. Al tempo, il destino di Veneto Banca si legava alla capacità di ricapitalizzarsi, trattenendo i correntisti e garantendo futuro a dipendenti e sedi, ma invece di giocare tutti per il bene comune, la politica con la “p” minuscola ha puntato allo sfascio, al fallimento, per colpire il Governo Renzi. Se quella ricapitalizzazione, a cui io per prima, con i miei risparmi, ho partecipato, fosse andata in porto, oggi parleremmo di una storia diversa, ci sarebbero state delle perdite comunque, ma assai più limitate e soprattutto passibili di recupero nel tempo. È fuori discussione che non si sarebbe potuto garantire a tutti gli azionisti i valori pompati del momento dell’acquisto, ma avremo avuto un futuro e garantito le vere vittime che hanno investito tutto non sapendo che stavano acquistando azioni o costretti dai mutui baciati. La storia è molto, molto più complessa di quella che viene raccontata dalla Senatrice e confrontarci punto per punto non è un problema. Il problema è se i seguaci della senatrice Lezzi siano disponibili a mettere in dubbio il Verbo ed ascoltare una versione differente senza pregiudizi. La risposta è no, risultando io una pdiota, una della casta, una truffatrice e una ladra, non perché sia vero ma per definizione. Si torna quindi alla domanda iniziale, perché questo interrogatorio quando la sentenza è già stata pronunciata?

Io non devo risposte alla senatrice Lezzi, le devo ai cittadini che incontro tutti i giorni, con cui mi confronto ogni sera dopo essere tornata dall’aula, a Roma come in Veneto. Quando si parla di incontri tra me, il Sottosegretario Baretta e altri esponenti del PD, mi chiedo se il Movimento 5 Stelle non tenga mai riunioni interne, mi risulta di sì perché il confronto è il sale del lavoro da svolgere. Mi si dice di aprire questi incontri ai cittadini, rispondo chiedendo perché la senatrice Lezzi cita un incontro solo e non le decine di incontri pubblici che da mesi teniamo in tutto il Veneto e non solo, a partire dal Sottosegretario Baretta e a proseguire con me e tutti gli altri esponenti del PD. Perché per esempio, non cita che ero l’unica esponente politica presente all’assemblea dei soci di Veneto Banca dopo l’acquisto da parte del Fondo Atlante e lì chiedevo che vi fosse comunque rappresentata in CDA la quota dei piccoli azionisti resistenti? Perché non ricorda che grazie ai miei interventi (e dei colleghi Pd veneti tra cui in prima fila Santini) nei confronti del governo avremo una commissione di conciliazione per risarcire i truffati, per spostare al Marzo 2017 il limite dei risarcibili tra gli obbligazionisti subordinati, per dare il maltolto alle vittime dei mutui baciati? Anche questo la Senatrice non lo dice, così come non si è ricordata quando, tra i primi, criticai i vertici di Veneto Banca perché non permettevano di entrare nella banca  gli  ispettori di Bankitalia, (ostacolo alla vigilanza reato iscritto a carico dei due CDA), mentre i politici leghisti tuonavano contro la vigilanza romana a difesa dei Veneti “onesti”. Non pretendo ovviamente che la senatrice Lezzi conosca a memoria la mia storia, ma se mi viene “dedicato” un video di 12 minuti, mi aspetterei fosse preceduto da qualche approfondimento.

Questa nota non è comunque dedicata a rispondere ad un interrogatorio per alto tradimento, ma a chi è interessato onestamente a comprendere quanto accaduto finora alle banche italiane. Devo comunque partire ancora dall’episodio del signore a cui è stato chiesto di rientrare del mutuo, riportato dalla Senatrice. Tralasciando che centinaia di persone hanno chiesto aiuto anche a me e che io “ho fatto la mia parte” preferendo cercare una soluzione anziché pubblicizzare la loro storia per avvalorare le mie tesi, mi soffermo sul fatto che il signore aveva più volte cercato di vendere le azioni, senza che glielo permettessero, una vergogna che grida vendetta. Questo era il sistema su cui si sono rette le popolari in Italia, non da ieri, da anni. Banche diventate mastodontiche, che agivano da veri e propri poli finanziari, senza alcun controllo da parte delle autorità di vigilanza e in sfregio a molte regole della concorrenza. All’interno accadeva di tutto, come l’episodio raccontato dalla Senatrice, mentre il valore delle azioni veniva alzato fittiziamente in continuazione. Se andiamo a scavare nel bilancio di Veneto Banca troviamo una perdita di 39 milioni nel 2012 (nel 2011 c’era un utile di 119 milioni), di 233 milioni nel 2013 e di 919 milioni nel 2014! In tutto questo le spese di gestione continuavano ad aumentare, come se i CDA vivessero in una bolla senza comprendere la situazione (ricorderete tutti che la Banca Popolare di Vicenza, poco prima di crollare, pensava all’acquisto di Banca Etruria). Nel 2015 interviene il ddl popolari del Governo Renzi che mira a riconoscere questi enormi istituti per quello che sono, delle società per azioni. Questo è un provvedimento che si sarebbe dovuto fare molto tempo prima, perché avrebbe impedito, tra le altre, che molti investitori fossero truffati impedendo loro di rivendere i propri titoli. Purtroppo nessuno dei governi precedenti ebbe il coraggio di intervenire in un settore in cui, come vediamo oggi, ci sono molti oneri e pochi onori. Tralasciando il destino di Etruria, Chieti, Ferrara e Banca Marche, che vengono rilevate da UBI, in quel momento sembra ancora che Popolare di Vicenza e Veneto Banca abbiano la forza di entrare in borsa, anche sospinte da un territorio economicamente molto forte e capace di attrarre investimenti importanti. Quando la situazione si rivela peggiore del previsto, con NPL in quantità mai viste, viene formato il Fondo Atlante, come parafulmine finale. In pratica funzionava così, Atlante fissava un prezzo minimo delle azioni a cui avrebbe comprato, evitando che scendesse ulteriormente. Proprio in quel contesto storico va letto il mio investimento e il mio voler fare da traino alla riscossa, che purtroppo andarono a vuoto. Il resto è purtroppo storia dei nostri giorni. Le due banche non riescono a ripartire e a riacquisire la fiducia degli investitori, grazie anche ad un fuggi fuggi alimentato dalla politica più irresponsabile, rischiando il fallimento. Contemporaneamente anche Monte dei Paschi di Siena vive una situazione molto critica. Fino a qualche tempo fa, come ricorda la stessa senatrice Lezzi, lo Stato avrebbe potuto semplicemente nazionalizzare o comunque immettere liquidità nelle banche, come hanno fatto Germania, Regno Unito e molti altri paesi dell’Unione (ma al tempo il nostro Presidente del Consiglio diceva che “i ristoranti erano pieni”). Oggi, per il caso Venete non è più stato possibile, ogni richiesta in tal senso è stata cassata in Europa, a seguito delle norme che furono approvare dopo l’ondata di protesta contro il bailout, leggasi “soldi pubblici alle banche”. L’alternativa al bailout è il bailin, leggi fallimento, non c’è una via di mezzo, non ci sono soldi che possono piovere dal cielo e capitare nei forzieri delle banche, così, dal nulla, o arrivano dai soci, o arrivano da un ente esterno. Il Governo ha dovuto quindi iniziare una lunga trattativa con le istituzioni europee su Montepaschi, Veneto Banca e Popolare di Vicenza. Questo accade non appena la vigilanza europea ha bocciato i piani presentati dalla banche. Come ha giustamente ricordato il sen. Rossi in aula, non esiste un problema, una soluzione, ma crisi diverse, in tempi e modi diversi, che richiedono soluzioni diverse. Da quando è stato introdotto il bailin, di fatto, non è mai stato applicato, né in Italia, né all’estero. Le soluzioni offerte come facili facili dalla Senatrice, semplicemente non erano sul tavolo, non era sul tavolo la nazionalizzazione e non era sul tavolo la possibilità che le due banche rimanessero autonome. Serviva un compratore, ma il compratore non c’era, ovvero solo Banca Intesa si è proposta con un’offerta che, diciamolo pure, vantaggiosa non è. Non bisogna essere laureati in economia per sapere che in un mercato con mille compratori e un venditore, il prezzo lo fa il venditore, ma in un mercato con un solo compratore (e con il venditore che deve vendere), il prezzo lo fa il compratore. Questo, in parole povere, il complotto ordito tra PD e Intesa, una semplice regola economica e del buon senso. Anche in questo caso, comunque, viene data un’informazione parziale, perché se è vero che Intesa ha acquistato le due banche ad un euro, è pur vero che dovrà immettere liquidità all’interno delle due banche per ricapitalizzarle e questo costerà miliardi di euro all’istituto di Torino, che già in passato aveva messo 1 miliardo di euro nel Fondo Atlante. Se di regalo si vuole parlare, allora dovremo dire che abbiamo regalato un’auto incidentata che necessita di notevoli interventi molto costosi. Governo e Parlamento hanno preso l’unica posizione possibile, ovvero quella di garantire l’operatività delle banche, ovvero quella di garantire dipendenti, sedi, conti correnti e mutui, con l’impegno a perseguire in ogni modo la tutela dei piccoli risparmiatori truffati, con un lungo lavoro in Commissione finanze.

Questa è la storia fino ad ora e chi racconta questa storia fa cronaca, chi racconta un’altra storia fa propaganda. È legittimo fare propaganda, ci mancherebbe, ma sempre di propaganda si tratta. La senatrice Lezzi è un’abilissima oratrice, non lo si può negare. Ha un uso astuto del condizionale, dei “se”, dei “forse”, intende sempre e non dice mai e non lo dice perché per dirlo ci vogliono delle prove, concrete, che non ha e non può avere. L’uso di notizie parziali, decontestualizzate, come quella della nazionalizzazione di Montepaschi, che è solo temporanea, o come quella per cui lei sarebbe stata interrotta durante il suo intervento, senza far menzione delle innumerevoli interruzioni operate dai grillini. Tutto ciò aiuta a creare un’accusa che sembra ferrea, ma che è un castello di carte, posizionate pure male e senza alcuna prova a supporto. Negli stati di diritto l’onere della prova spetta all’accusa e non alla difesa ed essendo io sotto accusa, aspetto la prova. La Senatrice dice di aspettare con ansia di poter venire in tribunale, anche se non si capisce perché attenda la nostra querela se le sue prove sono così schiaccianti, ci porti davanti ad un giudice e saremo certamente condannati. Bisogna distinguere tra cronaca e propaganda, le elezioni sono vicine e ci sono giochi di posizionamento sia interni che esterni, per i 5S non vi è più alcun tipo di limite, ma non possiamo accettare si deformi la realtà aizzando all’odio e allo squadrismo (fortunatamente limitato al web), come sta avvenendo, senatrice Lezzi volente o nolente. Ovviamente so già che mi si dirà che non ho risposto, che faccio demagogia (io!), ma le risposte ci sono già tutte nella cronaca, negli atti parlamentari e negli interventi in Aula e in commissione finanze. Le risposte, la Senatrice, le sa già o almeno dovrebbe conoscerle. È evidente del resto che non vi sia volontà di capire la realtà, ma solo di costruire una narrazione falsata a proprio uso e consumo, buon pro faccia loro.

Quindi, come dice la Senatrice, ci vedremo in tribunale, dove sarà a difendersi da una querela per diffamazione, mentre non vedo denunce in vista per le accuse di “alto tradimento”, truffa e altro ancora. Benissimo dunque, faccio solo notare che io porterò solamente i video autorizzati, non so quindi a cosa la Senatrice si riferisca quando dice che vi sono video “suoi” e video “nostri”, riprendere nell’Aula del Senato è vietato, ma evidentemente ci sono forze politiche che possono scegliere autonomamente a quali regole sottostare e a quali no.

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