Scopelliti

Scopelliti rinunci all’appello e sconti la pena. Lo deve a tutti i calabresi e a noi italiani

Sei anni di reclusione, interdizione perpetua dai pubblici uffici e 120 mila euro di provvisionale, questo il risultato del processo […]

Sei anni di reclusione, interdizione perpetua dai pubblici uffici e 120 mila euro di provvisionale, questo il risultato del processo per falso in bilancio contro Giuseppe Scopelliti, presidente della Regione Calabria. Gira che ti rigira(no) e sembra di essere sempre al punto di partenza. Certo Scopelliti non è nuovo alle aule di tribunale, ma una serie di promoveatur ut amoveatur lo hanno portato alla presidenza della regione, nonostante il dissesto provocato alla città di Reggio Calabria.

La sentenza è importante per due motivi. Sancisce il principio per cui chi sbaglia paga, ovvero se hai governato senza tenere in giusta considerazioni gli aspetti di bilancio, dovrai ripianare il deficit con i tuoi soldi. Inoltre ribadisce un principio fondamentale di ogni democrazia, se hai dimostrato di non essere capace di governare, non governerai mai più. Il primo principio, del “chi sbaglia paga”, è in forte contrasto con la prassi politica del “nessuna assunzione di responsabilità” che da sempre contraddistingue gran parte della classe dirigente nazionale, non solo istituzionale a dire il vero, spesso anche imprenditoriale. Il secondo è un principio di garanzia per i cittadini in un contesto in cui i candidati di molti partiti vengono scelti nelle segreterie, poco attente alla storia passata dei loro “uomini”.

Come troppe volte accaduto, la magistratura arriva prima e si sostituisce alla scarsa avvedutezza della politica, in processi che le democrazie mature dovrebbero eseguire automaticamente. Sinceramente non si capisce come Scopelliti sia riuscito a scalare le gerarchie del PDL ed arrivare alla guida della regione dopo aver subito indagini e condanne più di una volta. Solo un giudice l’ha fermato e lo costringerà a ripagare, parzialmente, il danno arrecato. In generale, non si tratta del governatore della Calabria, ma di un sistema che si sentiva impunibile e si risveglia oggi punito, un sistema che coinvolge purtroppo anche chi cerca di amministrare onestamente tarpando ogni possibilità di ascesa o facendolo cadere nel calderone del “sono tutti uguali”. La speranza è che Scopelliti riascolti e faccia proprie le parole del l’omelia di  Papa Francesco durante la SS. Messa per i parlamentari, dia un segnale che il tempo dell’abuso e’ finito, rinunci all’appello, accettando la sentenza e ritirandosi a vita privata dopo aver scontato la pena. Lo deve a tutti i Calabresi, abitanti di una terra mitica, ma devastata da malaffare e criminalità organizzata. Lo deve a tutti noi Italiani. Proprio laddove c’è maggior presenza di mafie ed illegalità e’ necessario che gli eletti siano puliti e trasparenti senza neppure l’ombra del dubbio sulle loro vite. La vita politica per rappresentanti dalla “veste candida” per evitare che in essa si possono inserire le cosche e le cricche di questo paese.

La prossima mossa spetta alla politica. Il PD ha da tempo iniziato un’opera di allontanamento di chi è condannato anche in primo grado, e’ tempo che anche il NCD, se vuole rappresentare una seria alternativa di destra europea alla destra berlusconiana, intraprenda questa strada, allontanando Scopelliti e altri opachi personaggi dal partito. Il segnale della politica ai cittadini deve essere chiaro e univoco, non si ripercorreranno più le vie della prima e della seconda repubblica, vie di un falso garantismo chiamato a protezione di ogni abuso di potere. Tutti i partecipanti al governo Renzi devono farsene partecipi, se vogliamo che questa sia davvero la (s)volta buona.

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