Cansiglio

Orazione ufficiale in occasione del 68° anniversario del rastrellamento del Cansiglio

Una pagina di storia importante è stata vissuta in questo luogo 68 anni fa. L’occupazione dei paesi della pedemontana trevigiana […]

Una pagina di storia importante è stata vissuta in questo luogo 68 anni fa.

L’occupazione dei paesi della pedemontana trevigiana e vicentina rientrava nella fase preparatoria dei due grandi rastrellamenti che avrebbero interessato in settembre prima il Cansiglio e subito dopo il Grappa. Per quanto riguarda il Trevigiano, si trattava di un’operazione militare in grande stile condotta con un tale dispiegamento di mezzi che il ripiegamento strategico in montagna della brigata Mazzini, della Piave e della Tollot diventò una scelta obbligata, sia per mettere al sicuro la maggior parte degli effettivi, sia per riorganizzare le formazioni. Una ritirata da compiere, fra l’altro, nel più breve tempo possibile, prima che ogni via di fuga fosse preclusa. Così, mentre il comando della Mazzini raggiungeva il Cesen in vista dell’attacco tedesco previsto in grandi forze da Pieve di Soligo a Valdobbiadene e, da nord, da Lentiai, la Piave e la Tollot cercarono di tenere aperta la strada che conduceva in Cansiglio. Sulle colline a sud della linea Valdobbiadene-Follina la Mazzini lasciò solamente delle pattuglie per compiere azioni di disturbo.

Primo De Lazzari nella sua testimonianza dichiara: “Il grande rastrellamento del Cansiglio, inizia i primi di settembre. C’è stata una fase preparatoria a differenza di altri, in quanto si trattava di montagne particolari, e si avevano alle spalle le agguerrite formazioni partigiane friulane. Da parte dell’esercito e delle formazioni tedesche, che attaccano il Cansiglio, c’era sempre un’estrema prudenza, perché, secondo quanto appreso dai prigionieri negli interrogatori, esse disponevano di pochissime informazioni. L’adesione alla Repubblica di Salò in quella zona era scarsa e le truppe fasciste di Salò presenti erano spesso composte per la maggior parte da uomini di altre zone. Le carte militari di cui disponevano i tedeschi non erano aggiornate e i sentieri che noi partigiani conoscevamo bene non erano segnati, questo permise la salvezza di  molti dei ripiegati”.

Ora molti si chiederanno come mai a Laura Puppato il compito quest’anno di rievocare e commemorare il 9 settembre sull’altipiano. Me lo sono chiesto anch’io ricevendo questo invito da parte dell’ANPI. Non potendo chiederlo a loro o all’Istresco, ho cercato una risposta, dentro la storia che viviamo, nel come viene vissuta e nel significato che ha oggi per me il termine “partigiano”.

Ho vivo il ricordo di mio padre, medaglia di bronzo e cittadino onorario di Filottrano  per il suo coraggio nel paracadutarsi sulla linea di Ancona allora appannaggio dei tedeschi, quale appartenente al nuovo Corpo Italiano di Liberazione sotto il comando del capitano Umberto Utili. Ho il ricordo di mio nonno che nel 1925 scelse di andarsene da questo Paese perché dopo la terribile guerra del 15/18 vissuta traumaticamente in prima fila, non poteva sopportare di rimanere sotto il fascismo con gli abusi, i morti e l’olio di ricino. Ho sentito la vicinanza di figure limpide come i fratelli Guido e Mario Bergamo – repubblicani convinti – che impedirono che la mia città fosse sottoposta al governo del podestà fascista, divenendo l’ultima conquistata in provincia e ho ammirato e riconosciuto come esempio anche Tina, Tina Anselmi la staffetta partigiana, la politica italiana forse più appassionata e onesta che abbia attraversato la prima Repubblica. Queste figure mi hanno indicato la strada, mi hanno permesso di divenire una partigiana di oggi, orgogliosamente e non solo perché iscritta da tempo all’ANPI.

Ma proprio perché io credo che questo immenso onore che mi è stato affidato di ricordare i 480 caduti  della divisione  “Nino Nannetti” e con tutti loro le donne e gli uomini Caduti per la guerra di liberazione sia un testimone che passa da una generazione all’altra, sento che il richiamo e’ quello di testimoniare che cosa significa nelle istituzioni, nel lavoro, nella vita essere PARTIGIANA.

Vorrei iniziare questo percorso di paralleli tra ieri e oggi, perché non avrebbe senso che noi periodicamente si riepiloghi – ma senza sentirne davvero il peso – l’enorme sacrificio condito di fame e paura vissuto da queste umili e straordinarie figure per rendere disponibile a noi la democrazia, la giustizia sociale, la pace e il lavoro.

Quando i partigiani della “Nannetti” si incrociavano avevano una parola d’ordine: “Roma brucia!” Noi oggi dovremo averne una simile, ricordando che la nazione è una e deve essere unita. La sofferenza che questo popolo italiano vive trova la sua origine nell’aver via via sempre più dimenticato la classe dirigente e quella politica di professare i valori fondanti la nostra Costituzione: equità, onestà, uguaglianza e lavoro. Nell’aver dimenticato la lezione di De Gasperi e di Berlinguer sulla coerenza e sulla sobrietà, oggi potremo dire anche nell’aver dimenticato che chi guida deve dare l’esempio come hanno saputo fare i comandanti della divisione Garibaldi “Nino Nannetti” e lo stesso comandante  Tillman.

Quando durante l’assedio al Cansiglio i tedeschi pagavano una taglia di 10 kg di sale – preziosissimo perché introvabile – per ogni partigiano denunciato, trovarono mutismo e indisponibilità dalle popolazioni locali seppure stremate, anzi molti aiutarono a costo della vita questi giovani volontari coraggiosi e questo per noi è un altro monito. A non farci corrompere mai, a non scegliere la convenienza immediata a scapito della giustizia e della tutela del più debole, a diffidare da chi lusinga oggi per estorcere e godere di  vantaggi ingiusti domani. Chi usa le debolezze degli uomini per vincere, ha un pessimo concetto dell’umanità e di se stesso e non lavorerà mai per migliorarne le sorti.

La lezione che ci viene dal Cansiglio è anche quella dell’attesa, il leggere gli avvenimenti. Quando il generale Alexander comunicò di limitarsi ad operazioni di sabotaggio attendendo per le operazioni armate la primavera convenendo così di liberare temporaneamente il Cansiglio per non perdere  preziose vite umane, questo ci fa comprendere come non si debba scioccamente vivere solo per l’immediato, ma sia saggio e doveroso camminare insieme, collettivamente e con determinazione verso la meta importante. Il valore della Resistenza ha molte facce, ma un unico obiettivo: la vittoria contro ogni oppressione, ogni ingiustizia di ieri e di oggi e, per questo, si può soffrire anche molto e saper attendere stringendo i denti o subendo, ma sempre per una grande, luminosa meta.

La Resistenza partigiana che nel Cansiglio ha scritto una delle sue più belle pagine, fu anche eroico messaggio europeo. Come non ricordare che la divisione “Nannetti”  anche nel nome intese ricordare la resistenza al Franchismo di quegli italiani che si recarono in Spagna per combattere a fianco del repubblicani per ripristinare la democrazia contro il golpe di Francisco Franco. Come non ricordare l’embrione di Europa che si percepiva già nella guerra di liberazione Italiana, capace com’era di un solo pensiero dalla Grecia alla Norvegia, dal Caucaso all’Atlantico. Libertà! Libertà per tutti i popoli, in ogni dove!

50.000 furono i giovani morti nelle file partigiane per questa parola. Mi corrono brividi sulla schiena a pensare gli enormi prezzi pagati dal nostro Paese per correggere il micidiale errore del fascismo e dell’entrata in guerra a fianco della Germania. Le perdite furono inoltre di 100.000 durante i 18 mesi di guerra di resistenza alla Germania. Ben 600.000 furono i soldati internati nei campi di concentramento che rifiutarono di firmare a favore dell’arruolamento nella Repubblica di Salò sotto il comando dei nazisti, restando e in molti casi scegliendo di morire così nei lager sparsi per tutta Europa.

Episodi, esempi di alti prezzi pagati che De Gasperi riaffermò nel suo intervento alla conferenza di pace di Parigi del 10 agosto del  ’46, in uno dei più bei discorsi ideali di mediazione politica, per confutare i preconcetti di larga parte dei Paesi seduti al tavolo che avevano prodotto un trattato ingiustamente punitivo per il nostro Paese, giudicandolo solo per gli errori commessi e non per il riscatto pagato a caro prezzo. Egli affermò con forza come gli italiani furono capaci di sacrificarsi – dandone concreta prova anche con la propria vita – per ripristinare i più alti valori di democrazia e di libertà. Rileggendo quelle accorate e autentiche parole ritrovo l’oggi dell’Italia, condizionata da un recente e negativo passato a confidare sullo sforzo e sul sacrificio delle popolazioni di oggi per far ritrovare la propria credibilità internazionale perduta e dimostrare ancora una volta la propria capacità di riscatto morale, politico e sociale.

Il tempo dunque è trascorso, ma oggi come e più di ieri è necessario che la Carta Costituzionale entrata in vigore il 1° gennaio 1948 venga non solo adottata ma vissuta e concretizzata, ricordando Giuseppe Dossetti che ne affermava i caratteri di universalità e trans-temporalità.

Documento mirabilmente scritto allora per ora… con una storia e un destino comune che, come abbiamo visto, si ripete. In questa giornata non è probabilmente fuori luogo che una donna, già sindaco di una città in cui si affermò la repubblica democratica “bergamina” dei fratelli Bergamo, iscritta all’ANPI, oggi consigliere regionale, ricordi quel tempo, quegli uomini e quelle donne a cui tutto dobbiamo.

Ma c’è anche un altro modo di concepire l’essere partigiani oggi. Ed è la difesa del territorio, dove il nemico non ha le armi e non veste straniero. È parte di me, delle mie battaglie di sempre e della mia esperienza amministrativa che ha cercato d’essere esempio applicato di diversa, penso buona e, credo, rispettosa amministrazione pubblica, quella di difendere le nostre radici anche e soprattutto salvaguardando quei luoghi come questo Pian Cansiglio che sono stati teatro di gesta di così grande valore. Pure è stato necessario difenderne l’integrità. È ancora aperta la possibilità di una cessione del Cansiglio, della sua piana e dell’hotel già sede di comando. La memoria è corta e il bosco da remi del Cansiglio ci si è già dimenticati come fosse anche montagna vincolata alla e dalla Repubblica Serenissima di Venezia oltreché oggi, per noi, luogo di straordinaria bellezza, patrimonio collettivo di fauna, flora e… storia partigiana.

Saremo partigiani nel difenderne l’integrità e trasferirlo così alle nuove generazioni. Come la Costituzione è l’anima dello Stato, il Cansiglio è il simbolo, il vessillo, l’anima e la roccaforte dell’identità veneta più autentica.

Concludo con un ricordo per una persona autentica che se ne è andato recentemente come è vissuto. “PRO VERITATE ADVERSA DILIGERE”. Con questo motto ci ha lasciati il card. Carlo Maria Martini, uomo e partigiano del nostro tempo, la verità dice può chiedere di affrontare situazioni avverse, sfavorevoli. Ma ne vale la pena, perché matura le coscienze e fa crescere nella pace autentica e rispettosa le nostre genti. È un no alle scorciatoie, è un sì all’attesa consapevole. È un no alle convenienze senza valori, è un sì alla profondità di sentimenti e di vita. Come io sono certa hanno voluto insegnarci da quassù i nostri padri. Raccogliamo convinti questo testimone per seminare ancora e sempre buoni frutti.

W l’Italia, W l’Europa, W il Veneto e il Cansiglio e… W la RESISTENZA.

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