Ambiente… è lavoro. Intervento alla Conferenza nazionale del lavoro del PD (Genova, 18 giugno 2011)

La fotografia dell’Italia – nella sua evidente difficoltà – è nitida e indiscutibile: disoccupazione e nuova emigrazione soprattutto giovanile, Pil […]

La fotografia dell’Italia – nella sua evidente difficoltà – è nitida e indiscutibile: disoccupazione e nuova emigrazione soprattutto giovanile, Pil che non cresce, Paese per nulla attrattivo per capitali stranieri, instabilità legislativa (vedi decr. Romani del 3 marzo u.s.) e grave deficit della finanza pubblica.

Una ricetta importante  per iniziare da subito un’inversione di tendenza è darsi obiettivi chiari, di medio periodo, guidati dai trattati e dalle direttive Europee e  capaci di coniugare l’innovazione con il patrimonio culturale, storico e ambientale che evoca nel mondo la cifra della nostra “qualità”.

L’ambiente – nelle  sue diverse proposizioni – è una risposta obbligata per la crescita sociale ed economica. Dalla direttiva Acque a quella Habitat a quella rifiuti, ai trattati su emissioni in atmosfera e risparmio, ogni riferimento all’Europa indica un cammino che il nostro Paese non ha intrapreso, sottovalutando le attese benefiche e non intuendo il grande valore strategico di lungo periodo in esse contenuto.

Dunque i temi obbligati per recuperare la via del lavoro sono l’efficienza energetica, le fonti rinnovabili, lo sviluppo di ricerca e innovazione nel settore rifiuti e conseguente recupero della materia prima/seconda e nei settori della meccanica e della mobilità; le bonifiche e la riconversione industriale,  la difesa del suolo e la nuova agricoltura . Recuperando il valore assoluto dei parchi e il tema della  tutela della bio-diversità che insieme con la difesa e la promozione delle nostre bellezze naturali, storiche ed architettoniche sono il migliore biglietto da visita  anche per il turismo.

Gli esempi positivi a suffragio delle nostre tesi sui temi evidenziati che possiamo portare all’attenzione di questa Conferenza  Nazionale  per il  lavoro di Genova  sono molti e credo assai utili ad indicare come procedere nel senso più pragmatico verso una sostenibilità e una nuova competitività del sistema produttivo e sociale. 

Lo spirito giusto da recuperare è quello che ha attivato “industria 2015” capace di attivare innovazione e miglioramento tecnologico di processo e di prodotto, oggi elemento propedeutico alla competizione internazionale sempre più accesa e selettiva e finalizzato a ridurre le emissioni atmosfera di CO2 prodotta.

Dall’analisi che fa “il Piano di efficienza energetica di Confindustria 2010” vivisezionando  alcuni settori  e individuandone i più promettenti, si conferma la tesi che gli investimenti in efficienza, energie rinnovabili e protezione ambientale non generano “solo” profitti ma creano attività economica ad alta intensità di manodopera, posti di lavoro stabili, qualificati e non soggetti a de-localizzazione.

Il  complesso delle  9 misure quantificate nello studio Confindustria 2010 che vanno dall’illuminazione privata e pubblica ai motori elettrici ed inverters, dalla riqualificazione edilizia agli elettrodomestici,  dalla cogenerazione  ai gruppi statici di continuità sono in grado di produrre  una riduzione in 10 anni di oltre 86 MTEP, una crescita occupazionale  pari a 1.635.000/unità di lavoro  con un bilancio favorevole allo Stato per 14Miliardi di euro.

In Italia il 22% dei consumi energetici è nel settore residenziale, la rottamazione delle abitazioni e l’utilizzo di tecniche costruttive innovative ad elevate prestazioni termiche e con costi di costruzione ridotti è una soluzione praticabile fin da subito se si interviene come suggerisce la Fondazione Sviluppo Sostenibile permettendo che  il risparmio energetico paghi la rata di finanziamento. Nel settore  ballano 150mld di euro di investimenti fino al 2020 e ulteriori 300.000 posti di lavoro. 

Il settore delle rinnovabili già ora ha maturato 100.000 nuovi posti di lavoro e secondo le diverse stime Cnel-NEMESIS e Ires-Cgil crescerà fino a raggiungere i 250.000 entro il 2020, in presenza di una politica energetica nazionale e regionale che tenga in considerazione l’indicazione Europea di stabilizzazione delle forme contributive e di semplificazione degli adempimenti burocratici. 

Un terzo dell’energia necessaria viene assorbito dal trasporto pubblico e privato, dove l’Italia è fanalino di coda in quello pubblico con il 90% degli spostamenti che vengono effettuati in ambito urbano sulle 2 ruote. Dal 2012 vi sarà la completa soppressione dei trasferimenti statali alle regioni che già nel 2011 fanno sentire la difficoltà a garantire l’esistente per cui la tendenza nazionale è oggi opposta a quella auspicata dall’Europa che invita a raddoppiarlo entro il 2025 e pensare che, con il recente accordo di Dubai  si dovrebbe triplicarne l’utilizzo attuale…

Giacciono in Europa vari miliardi di finanziamenti per le tratte ad alta capacità e/o velocità ferroviaria che riguardano i corridoi 1, 5 e 7, interessanti  sia il Nord che il Sud Italia, capaci di  innestare processi virtuosi e molto promettenti, attivando l’ampliamento degli scali portuali che risultano in continua crescita nel nord e nel nord-est d’Europa. Finanziamenti  che, una volta decaduti, lasceranno il nostro territorio lontano dai commerci e dalle vie di transito internazionali. Non servono, se non marginalmente fondi pubblici italiani, le risorse private ci sono e sono disponibili, ogni 10% di incremento passeggeri o merci si traduce in 10.000 posti di lavoro.. Ogni miliardo di capitale investito produce 16.000 nuovi posti di lavoro. Il Partito Democratico deve assumere come prioritaria questa politica di indirizzo e d’investimento.

L’altro grande tema che riguarda in termini per ora solo problematici l’Italia  è quello dei rifiuti, stime che si riferiscono a quella parte del Paese che sta già utilizzando le migliori tecnologie e lavora con il sistema dei “ distretti del riciclo” dimostra come una buona raccolta differenziata che porti dal 27% al 79% il riciclo, moltiplichi per 2 gli addetti attuali e contemporaneamente grazie al valore economico della materia prima recuperata, riduca di molto la tariffa rifiuti pagata dalle utenze. Al netto degli addetti che lavorano nelle aziende di recupero e trasformazione dei sistemi CONAI etc… avremo un incremento di posti di lavoro non inferiori alle 50.000 unità. Tralasciamo qui la stessa attività funzionale agli scarti di lavorazione industriali che sono ancora più interessanti dal punto di vista occupazionale.

Le bonifiche per i siti industriali inquinati per le quali rischiamo di perdere finanziamenti Europei  previsti dai fondi FAS 2007/2013 sono pari a 3mld di euro che attiverebbero non meno di 50.000 posti di lavoro,  sono una dimostrazione di come lo stato di incuria politica in cui versa il nostro Paese risulti pregiudizievole alle potenzialità di sviluppo esistenti.

Porto Torres in Sardegna sta diventando un esempio di come si possano riconvertire al meglio impianti esistenti, il petrolchimico sta diventando il primo polo di chimica verde d’Europa e a partire dal 2016, sarà in grado di offrire un incremento del 20% degli occupati senza considerare l’indotto. Nel rapporto IRES-Cgil si stimano in 100.000 i nuovi posti di lavoro creati con la conversione del 20% delle industrie petrolchimiche in bio-raffinerie.

Sistemi acquedottistici e fognari che in larga parte del Paese necessitano di interventi privati e pubblici, un dissesto idrogeologico da risanare con progetti e fondi europei, parchi commissariati e ridotti nelle loro attività didattiche e di tutela, beni culturali di pregio abbandonati a se stesse cui viene dedicato un misero 0,23% del PIL nazionale ( contro una media Europea  del 3% con ben altri valori da difendere rispetto ai nostri…), ci riportano ad un potenziale di lavoro e investimenti capace, da soli, di dare nuova linfa all’intero sistema Italia.

In un momento in cui possiamo ben dire di vivere in una Repubblica fondata sullo “stage”, ovvero sul  lavoro semigratuito e senza futuro,  le prospettive che si aprono per i nostri giovani e le figure più qualificate attivando politiche di indirizzo e di intervento adeguate, possono risultare capaci di far tornare la parola diritti e qualità di vita e di lavoro in un Paese altrimenti consegnato al declino. 

 

Laura Puppato

Pres. Forum Ambiente Pd

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