Welfare

Una tendenza crescente, che si autolegittima anche in nome della crisi, vede nei servizi dovuti al cittadino l’ultima frontiera da cui spremere altri soldi ai contribuenti. I servizi perdono così la connotazione di strumenti con cui attuare principi e diritti sanciti dalla Costituzione e diventano merce. La strategia volta a privatizzare il cosiddetto welfare quale strumento per “uscire dalla crisi”, va respinta in quanto destinata a creare i presupposti per una crisi ancora peggiore.

Gli strumenti del welfare vanno invece consolidati e implementati per creare condizioni di piena cittadinanza a sostegno delle famiglie e delle loro parti più deboli. (Vedi anche Politiche di genere, Scuola e Sanità).

Famiglia

Tra i Paesi europei l’Italia è al penultimo posto quanto a spesa per la famiglia, alla quale viene devoluto solo il 4,7% della spesa sociale (circa la metà di quanto avviene nel resto d’Europa). E’ necessario recuperare la soluzione proposta dal “forum delle famiglie” in Italia, considerando il costo economico di ogni nuovo nato in ogni famiglia e moltiplicandolo per il numero dei familiari a carico: la cifra così determinata andrà ad essere esente da imposte fino al raggiungimento del reddito lordo del soggetto titolare di reddito. Questa misura comporterebbe da subito incrementi di reddito variabili tra i 200 e gli oltre 1000 €/mese a famiglia.

No-profit

La società di oggi è dinamica, si auto-organizza e il settore no-profit risponde frequentemente alle domande che lo Stato lascia inevase, sostenendo una parte non solo sussidiaria di welfare. Questa società intelligente, che spinge le persone a mettersi insieme per dare risposte sociali, va valorizzata e queste risposte vanno verificate e sostenute. E’ giusto che chi opera in modo da essere utile alla società venga favorito da particolari sgravi fiscali: non solo lo Stato deve erogare e sostenere progetti, ma anche riconoscere il lavoro sociale e premiare fiscalmente quello che viene prodotto. Appare anche utile prendere in considerazione delle forme di credito scolastico che riconoscano agli studenti impegnati nel volontariato il valore formativo di queste esperienze di condivisione sociale.

Anziani e disabili

La gente vive sempre più a lungo e la longevità implica problemi non marginali di assistenza e cura. Come i bambini sono affidati a personale appositamente preparato, altrettanto deve avvenire per gli anziani, perché non è pensabile di lasciarli alla buona volontà delle badanti, persone rispettabilissime ma il più delle volte prive dei requisiti necessari. L’assistente per l’anziano (nelle strutture pubbliche e private o a domicilio) e per il disabile di tutte le età deve avere un titolo di studio a livello universitario o una preparazione specifica e la sua professione va remunerata di conseguenza. Il bacino di domanda sarebbe sicuramente cospicuo e le opportunità di lavoro assai rilevanti e non più sottovalutate o sottopagate. L’assistenza a domicilio, che è più a misura d’uomo e meno onerosa, deve essere avvantaggiata rispetto a quella effettuata nelle strutture pubbliche.

 

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