Turismo e beni ambientali e culturali

I dati dell’Osservatorio Nazionale del Turismo rivelano una flessione significativa dei flussi.

Per incentivare il turismo è necessario valorizzare molto più intensamente il nostro patrimonio ambientale e artistico. Dalla fruizione della risorsa italiana più preziosa, che tutto il mondo ci invidia, si possono trarre enormi benefici economici e sociali.

E’ inoltre necessario operare anche sui costi: la situazione di grave crisi economica infatti ha penalizzato molto il turismo nazionale. Ma il settore dovrebbe guardare anche ai paesi emergenti, dall’Estremo Oriente al Sudamerica: un serbatoio enorme di potenziali turisti (andrebbe perciò abolito il visto turistico per l’ingresso dai Paesi BRIC). Bisogna pure chiedersi come mai altre città europee (Parigi, Berlino, Barcellona, etc.), pur non disponendo di un’offerta culturale confrontabile con le città d’arte italiane, riescono a convogliare flussi turistici più considerevoli dei nostri. Ciò si deve a fattori economici ed organizzativi. In Italia i costi degli alberghi non sono paragonabili con quelli esteri, le stesse grandi catene internazionali praticano prezzi più alti a Roma che a Berlino, dove una coppia può pernottare in alberghi confortevoli spendendo 50 €. I giovani non trovano hotel (o ostelli della gioventù) adeguati alle loro esigenze, i pensionati – un bacino di domanda in costante crescita – faticano a trovare offerte all-inclusive che siano accattivanti.

Ecco i punti su cui mi impegno a promuovere politiche precise:

Beni ambientali e culturali, siti archeologici e artistici

E’ importante prendere le mosse dal patrimonio inestimabile dei nostri beni ambientali e culturali. Questi vanno valorizzati a fini educativi e formativi, e messi in primo piano a fini turistici per la rinascita economica del paese. Superando ogni concetto aristocratico dell’arte quale bene elitario, è necessario valorizzarne tutte le forme come fonti di cultura popolare, di ispirazione alla creatività e alla bellezza, volani di progresso sociale ed economico.

I problemi urgenti da risolvere non sono pochi, e fra i principali occorre considerare:

  • Carenza di personale e mezzi negli Istituti periferici del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC).
  • Revisione del Regolamento MiBAC e delle normative in materia di Beni Culturali per definire chiaramente le competenze dei soggetti coinvolti (Stato e Regioni) e le competenze delle diverse tipologie di soprintendenze.
  • Rapida conclusione di Piani Paesistici Regionali.
  • Riassegnare in modo preminente (anziché in % minima) ai rispettivi istituti di provenienza, le risorse riassegnate dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) derivanti dai proventi per la vendita dei biglietti d’ingresso ai luoghi di cultura, dai canoni di concessione e dai corrispettivi per la riproduzione di beni culturali (in modo di garantire agli istituti i fondi necessari alla manutenzione dei beni).
  • Individuare maggiori incentivi e agevolazioni fiscali per consentire ai proprietari di Beni Culturali di concorrere efficacemente alla loro tutela e conservazione.
  • Creare un elenco aggiornato ed esaustivo dei beni pubblici, immobili e/o mobili (dai complessi monumentali degradati alle opere d’arte conservate nei depositi, specificando quali necessitino di restauro), da dare in concessione, con finalità di recupero e valorizzazione, a soggetti pubblici e/o privati, studiando adeguati incentivi per chi si accolla l’onere di progettare ed eseguire i lavori.

Censimento del patrimonio artistico e culturale

Per creare gli elenchi di cui al punto precedente è necessario censire il patrimonio culturale. Un’imponente opera di catalogazione dovrebbe integrare i censimenti attuali: questo è  il passo preliminare per valutare le condizioni dei beni artistici e archeologici, operazione imprescindibile per avere cura del patrimonio esistente, anche ai fini di valorizzare le aree artistiche ed archeologiche, e di introdurle con comunicazione adeguata nei circuiti turistici.

Considerata la cronica carenza di fondi, può essere utile stabilire un piano concordato di convenzioni con le università per incoraggiare e programmare tesi di laurea in cui i giovani, oltre a formarsi, producano materiali utili per le Sovrintendenze.

Anche fuori dalle università è inoltre opportuno puntare sul lavoro dei giovani, che in campo artistico sono ovunque sottoimpiegati e sottopagati: andrebbero invece coinvolti, anche tramite stage seri (con compensi minimi garantiti e attività volte a reale crescita professionale) e inviati appunto a censire il patrimonio culturale e a collaborare al piano di recupero.

Organizzazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Uffici periferici

Da tempo si discute del riordino del MiBAC, benché il Regolamento di riorganizzazione vigente (DPR 233/2007) sia stato emanato a solo 3 anni dal precedente (DPR 179/2004).

In varie occasioni si sono istituite nuove Soprintendenze territoriali, accorpate o soppresse altre, ma questo è avvenuto in assenza di un preciso progetto organizzativo mirato al miglioramento concreto della struttura.

Nel processo di spending review in questo momento il MiBAC sta lavorando sull’accorpamento degli Istituti periferici. E’ una buona idea a mio avviso; ma l’ideale sarebbe l’istituzione di Soprintendenze miste. Si potrebbe inoltre pensare anche di introdurre un sistema di supplenza (come accade nelle scuole) di personale qualificato, giovane (o in esubero in altri istituti periferici MiBAC) da inserire quando i dipendenti sono assenti (così si potrebbero avere uffici meno sguarniti e dare a personale giovane la possibilità di maturare esperienza).

Da tempo non vengono banditi concorsi e l’età media del personale in servizio supera i 50 anni. Ribadisco dunque che è necessario dare spazio alle giovani generazioni, nei modi più articolati ed estesi possibili.

Il personale assegnato agli uffici periferici (numericamente e per tipologie) nella maggior parte dei casi non è rapportato all’effettivo carico di lavoro in capo alle Soprintendenze: sia in riferimento ai diversi settori di competenza, sia all’estensione territoriale di ciascun Istituto. Questo è uno dei principali motivi per cui i tempi di legge per la conclusione dei procedimenti si allungano.

L’efficacia dell’azione di tutela del patrimonio culturale è a rischio non solo per simili carenze di organico, ma anche per la mancanza di mezzi adeguati (dalle dotazioni informatiche alle auto di servizio per effettuare i sopralluoghi nel territorio).

Maggiore chiarezza nelle competenze

Il Dlgs 42/2004 (più volte modificato dal 2004 ad oggi) costituisce il corpus della disciplina statale in materia di beni culturali e paesaggio(dopo la riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione), che comprende la nuova attribuzione di potestà legislativa (anche alle Regioni) in materia di beni culturali e nuove indicazioni di funzioni amministrative nel settore.

Ma uno dei problemi principali è, a mio avviso, l’insufficiente chiarezza nella definizione concreta delle competenze di ciascun soggetto coinvolto, che andrebbe finalmente risolta con adeguate modifiche alla normativa in materia.

Destagionalizzazione, costi dell’ospitalità alberghiera e del turismo artistico

Oggi il contributo del turismo è pari a circa il 10% del PIL, ma può crescere significativamente con le azioni citate comprese iniziative più incisive di tutela, recupero e conservazione del paesaggio, del territorio e delle città.

Non si possono imporre i prezzi, ma una strada percorribile è quella della cooperazione. L’ENIT dovrebbe stipulare delle convenzioni con alberghi selezionati (come ad esempio fanno i Comuni per i soggiorni degli anziani), offrendo pacchetti vacanza “tutto compreso” (soggiorno, musei, trasporti) a prezzi fortemente competitivi, surrogando il minor ricavo col maggiore afflusso. L’ENIT e le aziende di soggiorno dovrebbero inoltre promuovere l’organizzazione di grandi eventi, culturali e non, per prolungare le fasi stagionali di attività.

Riguardo al turismo artistico: molti musei internazionali hanno tariffe più alte di quelli italiani, pur offrendo molto meno; tuttavia alcuni siti in Italia sono quasi invisitabili (per le lunghe code e prenotazioni), altri restano misconosciuti. Il principio della domanda e dell’offerta deve valere anche in questo settore, dunque anche modulando il costo degli accessi secondo le situazioni, in modo che i siti più visitati abbiano biglietti dai prezzi adeguati. Quelli meno noti devono avere prezzi incentivanti ed essere sostenuti con opportune politiche di promozione.

Mi ricollego qui al punto sul “censimento del patrimonio artistico”, per citare infine la proposta di valorizzare in modo intelligente opere d’arte e reperti archeologici altrimenti non utilizzati in quanto, non essendo esposti per mancanza di spazio, restano parcheggiati nei magazzini dei musei. Si potrebbe affidarli, a fronte di adeguato compenso, in locazione a enti privati (non solo istituzioni culturali, ma anche turistiche quali fonti termali e alberghi) che con apposita convenzione e previa la stipulazione di assicurazioni, ne curerebbero l’esposizione con vantaggi per tutti: il pubblico, lo Stato e l’impresa privata. Alcuni degli innumerevoli pezzi d’arte che giacciono accatastati negli scantinati dei musei (previ rigoroso censimento e catalogazione) potrebbero così essere esposti (tramite opportune convenzioni) anche nei luoghi di grande transito o flusso turistico (università, aeroporti, stazioni, hall di grandi alberghi etc).

Rafforzamento del Ministero del Turismo

Presentarsi sul mercato globale solo con le piccole e singole regioni italiane è un fattore di debolezza che ha dei costi spropositati e va corretto rilanciando la presenza più marcata dell’Italia come unicum. Anche eventualmente modificando l’art. 117 della Costituzione, che regola la potestà legislativa esercitata dallo Stato e dalle Regioni, per consentire lo sviluppo coerente di politiche di sistema, con un ruolo prevalente del Ministero.

Formazione

Occorrono infine nuove iniziative di formazione per creare in Italia una grande scuola di management alberghiero e della ristorazione, capace di vera competizione in campo internazionale. E’ necessario inoltre operare per consentire agli studenti delle superiori di lavorare nel turismo come apprendisti stagionali durante le vacanze scolastiche.

 

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