Sguardo di genere e politiche per la democrazia paritaria

Le cosiddette “politiche di genere” riguardano tutti: la condizione delle donne investe trasversalmente tutta la società e non è un “problema” a sè (come riguardasse un diritto minore), e tantomeno va visto come un fronte su cui uomini e donne devono competere. Al contrario tutte le evidenze dimostrano che il progresso della condizione femminile ha sempre ricadute positive su tutta la società: è dunque un obiettivo nell’interesse di tutti i cittadini, uomini compresi. E il primo fronte su cui bisogna impegnarsi è quello per il radicarsi di una mentalità più evoluta, senza la quale anche l’applicazione di buone leggi risulta difficile.

Ecco i punti su cui mi impegno a promuovere politiche precise:

Lavoro femminile e relative implicazioni con il Welfare

L’occupazione femminile in Italia si attesta intorno al 46% (dati 2010), il 12% in meno rispetto alla media europea. È in costante peggioramento la qualità del lavoro e le donne svolgono lavori meno qualificati rispetto alle loro competenze, guadagnando così stabilmente meno degli uomini. L’accesso a ruoli di responsabilità si scontra con il cosiddetto soffitto di cristallo, una barriera invisibile che impedisce alle donne di talento di superare certe soglie nella carriera, inevitabilmente appannaggio dei colleghi maschi, anche se meno capaci. La bassa partecipazione femminile al lavoro è correlata anche allo scarso accesso delle famiglie italiane a servizi dedicati tra i quali spiccano l’assenza e l’eccessivo costo di asili e assistenza familiare. Parte dei doveri dello Stato riguardo a un buon Wefare si scarica ormai tradizionalmente sulle spalle delle donne, che suppliscono così alla carenza dei servizi. Occorrono dunque misure di sostegno a maternità e paternità, maggiore tutela dalle discriminazioni correlate alla maternità e rafforzamento delle prestazioni sociali e assistenziali in favore delle famiglie con figli (e anziani a carico). Questo si può ottenere anche incrementando le detrazioni fiscali per le spese di cura sostenute per i figli o per i congiunti non autosufficienti. Sul tema della grave non-autosufficienza, che impone scelte di vita pesanti e radicali alle donne e alle famiglie per adempiere alla cura, vanno individuate forme di copertura assistenziale ed economica adeguate e specifiche.

È necessario innalzare il tasso di occupazione femminile e allo stesso tempo migliorare le tutele rispetto alla gravidanza e alla maternità. Vanno introdotte anche adeguate tutele sociali della maternità delle lavoratrici autonome e delle  imprenditrici, attuando forme di contribuzione figurativa analoghe a quelle previste per le lavoratrici dipendenti.

Diritto di accesso alla politica

Oggi è più che mai utile introdurre delle politiche per la partecipazione al “50 e 50”. Questo impegno non è volto a “favorire” le donne, ma a dar loro opportunità che sono pienamente nei loro diritti: il diritto di accesso alla politica va garantito a tutti i cittadini non diversamente dal diritto di accesso al lavoro. Se la rappresentanza femminile nelle nostre istituzioni è ancora ampiamente al di sotto degli standard europei non si tratta certamente di incompetenza femminile ma di consolidati meccanismi che precludono l’accesso alle donne; distorsioni che non devono più essere ignorate.

Violenza e femminicidio

La sensibilizzazione e la prevenzione della violenza di genere, ma anche la tutela delle vittime sono una priorità. ll neologismo “femminicidio” non è stato coniato a caso, ma indica tutte le uccisioni (di donne, ma anche di bambini o terzi) causate per colpire una donna in deliberato attacco alla sua legittima ricerca di autonomia dalla potestà di un uomo; come tale va attentamente considerato anche per le sue implicazioni sul piano culturale. Il fenomeno di questo tipo di violenza contro le donne (che spesso coinvolge anche i figli, e a volte i nuovi compagni) affligge gravemente l’Italia. La prevenzione, oggi gravemente trascurata, va attuata con misure adeguate, dalla comunicazione ai servizi, e vanno inoltre garantiti interventi incisivi di tutela tramite la repressione dello stalking e degli autori di violenza da parte degli organi di polizia e della magistratura.

Il supporto alle vittime deve essere il più ampio e duraturo possibile, anche mediante l’incremento su tutto il territorio nazionale dei centri anti-violenza e delle case rifugio (oggi in numero decisamente inferiore rispetto alle raccomandazioni europee).

Concepimento e maternità

La difesa dei diritti acquisiti va accompagnata a politiche di incremento dei diritti. Quelli della donna in materia di concepimento sono inviolabili. Vanno respinti i tentativi di riduzione delle garanzie previste della legge 194 relativamente alla tutela della madre e del nascituro come anche per l’interruzione volontaria di gravidanza. È necessario affrontare il problema dei meccanismi (quali la carenza di servizi di prevenzione e il dilagare dell’obiezione di coscienza) che rendono sempre più difficile accedere ai diritti sanciti da questa legge e prodigarsi per garantirne la corretta, completa e capillare attuazione.

La legge 40 del 2004 sulla fecondazione assistita va modificata. Si tratta di una norma che costringe molte coppie al “turismo riproduttivo”: circa 8 mila ogni anno. Una su tre lo fa per usufruire della donazione di gameti in quanto la legge stabilisce il divieto assoluto di fecondazione eterologa, ovvero con gameti o ovociti non appartenenti alla coppia. Inoltre questa legge obbliga all’impianto di tutti gli embrioni fecondati anche se è stata rilevata un’anomalia irreversibile. In Europa sono ben sedici i Paesi che consentono la diagnosi pre-impianto, tra loro anche Spagna, Portogallo e Grecia.

 

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