Sanità e salute

La Sanità italiana era arrivata a essere tra le migliori al mondo, tuttavia presenta gravi squilibri territoriali e consuma risorse con intensità crescente. Eppure non è vero che il sistema sanitario debba essere una spesa improduttiva; anzi, una politica seria della sanità si dovrebbe basare – al contrario – sulla parola d’ordine: health  is  wealth!

Alcuni numeri della Sanità in Italia

Guardare alla situazione attuale attraverso i numeri è necessario per inquadrare le indicazioni per il futuro; vediamo dunque alcuni dati (dagli ultimi dati OCSE disponibili, 2010).

  • Posti letto negli ospedali ogni mille abitanti. Dal 1980 i posti letto totali sono diminuiti esattamente del 64%, passando dai 9,6 ogni mille abitanti, ai 3,5 di oggi (come termine di paragone si pensi che la Germania si attesta oggi a 8,3, mentre Francia e Belgio a 6,4). Posti letto per malati acuti: questi sono diminuiti in Italia da 7,9 a 2,8, in Germania da 7,5 a 5,7 (la Francia si attesta oggi a 3,5, e il Belgio a 4,1). Infine i posti letto psichiatrici: nel 1992 (quindi a 14 anni dall’entrata in vigore della legge Basaglia), i posti letto psichiatrici erano ancora 0,7 ogni mille abitanti: oggi sono scesi a 0,1 (Belgio 1,8, Francia 0,9, Germania 0,5).
  • Medici ogni mille abitanti: i medici sono oggi 3,7 ogni 1000 abitanti (Belgio 2,9, Germania 3,7, Francia 3,3, Spagna 3,8, Svezia 3,8).
  • Infermieri ogni mille abitanti: in Italia gli infermieri per 1.000 abitanti sono 6,3 (in Francia 8,5, in Svezia 11, in Germania 11,3, in Belgio 15,1). L’Italia, inoltre, produce ogni anno solo 16,2 nuovi infermieri ogni 100.000 abitanti (contro 42,5 in Svezia; 41,7 in Belgio, 34,4 in Francia, 28,2 in Germania, 20,9 in Spagna).
  • Tac ogni milione di abitanti: sono ben 31 in Italia, superata solo dalla Grecia che ne ha 34: mentre in Germania sono 18, in Francia 12, in Spagna 15.
  • Consumi di antibiotici (dosi giornaliere per anno): Italia 29,6 (Olanda 10,4, Germania 14, Svezia e Austria 15, Danimarca 18, Belgio 28,3; Francia 29,6; Grecia 38).
  • Parti cesarei. I dati sul dilagare dei parti cesarei sono particolarmente impressionanti: in Italia partorisce con il taglio cesareo ben il 38,4% delle madri. Altri dati europei sono, ogni mille nati vivi: Finlandia 161, Belgio 197, Francia 203, Germania 314, (peggio di noi, che siamo a quota 384, solo la Turchia: 427).
  • Età media e aspettative di vita. In Italia l’attesa di vita alla nascita è di 82 anni (Belgio 80,3, Francia 81,3; Germania 80,5). Le previsioni vedono un continuo aumento degli anziani e degli over 80enni diversamente distribuiti fra le Regioni (dunque con differenti necessità di modulare l’offerta dei servizi sanitari). Per contro la natalità scende: il numero medio di figli per donna è 1,2 (tra i più bassi al mondo). La prevalenza di patologie croniche dell’anziano è aumentata di circa il 50% negli ultimi 10 anni. Il 3% delle persone da 65 a 69 anni ha bisogno di assistenza quotidiana, percentuale che sale al 22% sopra gli 80 anni.

Cosa ci dicono, dunque, i dati?

Che molte evidenze del sistema italiano sono in controtendenza ove i sistemi sanitari sono migliori: l’Italia è carente di infermieri, favorisce l’alta tecnologia a discapito dell’assistenza; c’è eccessiva medicalizzazione degli eventi fisiologici; non si attuano adeguate politiche di responsabilizzazione rispetto all’impiego di medicinali che comportano implicazioni di sanità pubblica come la selezione e diffusioni di batteri multiresistenti.

Ecco i punti su cui mi impegno a promuovere politiche precise:

Un paese che invecchia

Il mutato quadro epidemiologico richiede percorsi di prevenzione, diagnosi, cura e assistenza articolati per le diverse patologie, in grado di prevenire, diagnosticare precocemente, trattare con efficacia e assistere nel tempo le persone malate, migliorando la loro qualità della vita e ritardando la comparsa delle disabilità ad esse correlate, integrando prestazioni sanitarie, socio sanitarie e assistenziali.

Una medicina territoriale efficace e sostenibile

L’offerta di servizi sanitari deve modificarsi con uno spostamento di prestazioni e risorse dai servizi di ricovero ospedaliero ai servizi territoriali e la caratterizzazione dell’ospedale come luogo di cura delle acuzie.

Il Patto per la Salute per il triennio 2010-2012 impegna le Regioni ad adottare provvedimenti di ulteriore riduzione dello standard dei posti letto ospedalieri, al fine di promuovere il passaggio dal ricovero ordinario al ricovero diurno e dal ricovero diurno all’assistenza in regime ambulatoriale e a favorire l’assistenza residenziale e domiciliare. Lo sviluppo delle tecnologie sanitarie riduce la necessità e i tempi di ricovero e permette di spostare sul territorio l’assistenza di casi impegnativi e complessi.

In un contesto di ridimensionamento dell’offerta assistenziale di tipo ospedaliero e di contrazione della spesa pubblica, diventa essenziale rendere sostenibile il servizio sanitario pubblico, valorizzando le cure territoriali (cure primarie).

Un modo efficace sarebbe inserire un fattore di competitività anche nella medicina di base, favorendo meccanismi premianti dei professionisti migliori e più dedicati. Va inoltre valutata la possibilità di riaprire le attività di cure primarie (medicina di base) anche ai medici ospedalieri, così da rafforzare le relazioni fra territorio e ospedale, garantendo al contempo un efficace meccanismo di formazione continua per la crescita di qualità della medicina di base. In questa prospettiva, non va escluso aprioristicamente di aumentare il numero dei medici mutualisti.

Il Decreto “Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del paese mediante un più alto livello di tutela della salute” (approvato il 5 settembre 2012 dal Consiglio dei Ministri), coglie l’urgenza di procedere ad un riassetto delle cure territoriali per renderle in grado di rispondere ai bisogni di cura e assistenza dei cittadini. Il Decreto fornisce una risposta chiara alla necessità di rinnovamento delle cure primarie, intervenendo sulla disciplina del rapporto tra il servizio sanitario e i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta, i medici specialisti ambulatoriali, indicando un’organizzazione del lavoro fondata su gruppi professionali, in grado di farsi carico della quota prevalente dei bisogni di salute della popolazione.

Le proposte su cui impegnare il governo nei prossimi anni sono:

  • dare piena attuazione ai contenuti del decreto per la parte relativa agli impegni di indirizzo propri del governo, definendo standard di accessibilità ed erogazione delle prestazioni tali da garantire ai cittadini un’assistenza territoriale per l’intero arco della giornata e per tutti i giorni della settimana;
  • vincolare le regioni all’attuazione del Decreto, ridisegnando il proprio sistema di assistenza territoriale, attraverso un’organizzazione adeguata della medicina di famiglia, con un supporto dei servizi specialistici per la fase diagnostica e la gestione dei casi più impegnativi, garantendo  continuità delle cure tra territorio e ospedale e integrazione tra prestazioni sanitarie e sociali;
  • stimolare le regioni a promuovere  la partecipazione attiva dei Comuni, dei professionisti e dei cittadini nel definire gli indirizzi dell’organizzazione sanitaria nei diversi contesti territoriali, nel monitorarne l’attuazione e nel valutarne i risultati;
  • monitorare a livello ministeriale il mantenimento dell’erogazione dei livelli di assistenza territoriali (LEA), utilizzando i relativi indicatori come strumento per valutare le performance dei sistemi regionali a cui vincolare quota parte delle risorse.

Risparmiare in sanità aumentando i livelli di efficienza e di eccellenza

È urgente la definizione di un piano ospedaliero nazionale capace di eliminare i doppioni, concentrando le eccellenze. La dispersione diminuisce l’efficacia degli interventi: è necessario spostare le competenze da un ospedale all’altro, in modo da creare per ogni settore una rete guidata da strutture capofila.

Le strutture di ricovero vanno pertanto organizzate in una rete di istituzioni di ricovero articolate e differenziate, strutturate per livelli di intensità, complessità e tecnologia delle cure in senso crescente: dove si vada da strutture in cui sia  preponderante il ruolo di un’efficace assistenza infermieristica (col supporto medico, ad esempio, della medicina di base), a quelle in grado di fornire le prestazioni tecnologicamente più evolute e di interesse più specialistico.

Prove scientifiche dimostrano una diminuzione della mortalità all’aumentare dei volumi chirurgici. Esiste una strettissima relazione tra volumi ed esiti: a maggiori volumi di attività corrispondono esiti migliori. Ospedali dove convivono molti reparti con bassi volumi di attività sono strutture la cui attività è polverizzata al di sotto di qualsiasi soglia ragionevole di efficacia. Nell’interesse della salute dei cittadini è necessario procedere ad una razionalizzazione della rete ospedaliera che preveda requisiti rigorosi di volumi minimi di attività per ospedale e, per la maggioranza delle procedure chirurgiche, per unità operative, impostando anche un piano di ammodernamento strutturale e tecnologico della rete ospedaliera per migliorare la sicurezza e la qualità delle cure.

È necessario quindi promuovere reti nazionali di eccellenza per le singole patologie, favorendo l’integrazione tra competenze mediche, prassi organizzative, attività di ricerca ed insegnamento, stabilendo nuove regole per il riconoscimento, la conferma e il finanziamento degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS), promuovendo collegamenti con centri di eccellenza europei. Le reti europee di eccellenza saranno anche il luogo privilegiato per la formazione dei giovani medici e i professionisti della salute.

È indispensabile una forte azione di innovazione nel sistema sanitario, dotando i cittadini, anche a livello europeo, di un accesso on-line sicuro ai propri dati clinici e raggiungendo una elevata diffusione dei servizi di telemedicina, sviluppando anche programmi di utilizzo di nuove tecnologie per permettere ad anziani e disabili di vivere comodamente in casa, migliorando la loro autonomia, facilitando le attività quotidiane, garantendo buone condizioni di sicurezza, monitorando e curando le persone malate.

Investire in Sanità come strumento di sviluppo

La Sanità italiana presenta gravi squilibri territoriali e consuma risorse con intensità crescente. Occorre superare forme di finanziamento assegnate in base al numero dei residenti, ridefinendole in base a standard qualitativi di efficacia ed efficienza e conseguenti standard di costo-efficacia, determinati a livello nazionale.

Il finanziamento dei vari Sistemi Sanitari Regionali deriverà dalla fiscalità locale, con integrazioni da un Fondo di Perequazione nazionale per garantire il rispetto dei livelli essenziali di assistenza (LEA) compensando le differenze dovute alle diverse capacità di tassazione regionale.

Sarà a carico della fiscalità generale il finanziamento delle reti di eccellenza ospedaliere.

Politica del farmaco

Vanno previste misure finalizzate a garantire che i farmaci innovativi riconosciuti dall’AIFA siano tempestivamente messi a disposizione delle strutture sanitarie di tutte le Regioni italiane. Va rapidamente aggiornato il Prontuario farmaceutico nazionale per eliminare farmaci obsoleti, superando la discrezionalità a livello regionale della definizione dei prontuari farmaceutici.

Ricerca sanitaria

Il settore sanitario può rappresentare un elemento di forte impulso dell’innovazione tecnologica attraverso una rilevante attività di ricerca “sul campo” sia di tipo sperimentale che di tipo industriale e la creazione di un indotto di imprese ad alto contenuto innovativo che si rivolgono all’utilizzo e all’introduzione estensiva di nuove tecnologie sanitarie e di nuovi farmaci.

Attuare una politica per la qualificazione delle risorse umane

E’ necessario ridisegnare le competenze di tutte le professioni sanitarie, come strumento principale per la pianificazione di percorsi di formazione capaci di creare professionisti della salute con conoscenze, abilità e comportamenti adeguati ad una moderna organizzazione sanitaria, ridefinendo gli obiettivi e le modalità di una educazione continua in medicina (ECM).

Interazione fra sistema sanitario e formazione universitaria

E’ necessario favorire l’integrazione fra facoltà di Medicina e sistema sanitario per evitare i conflitti di fini e di mezzi fra le istituzioni. Come? creando strutture ad hoc ad esempio sul modello francese che integra i ruoli del personale del servizio sanitario con quelli dell’università: centri ospedalieri-universitari gestiti di concerto fra i 2 ministeri Sanità e Istruzione.

Ridimensionamento della politica e rivalutazione dei ruoli professionali nella gestione delle strutture sanitarie

Un grosso limite della Sanità italiana è oggi rappresentato dall’eccessivo ruolo della politica non solo nel fornire indirizzi, ma che si estende alla quotidiana gestione delle strutture sanitarie, che in molti casi diventano illimitata risorsa per la re-localizzazione di figure politiche di secondo piano. Il ruolo della politica va dunque limitato alle più generali indicazioni strategiche, lasciando a organizzazioni di professionisti la necessaria autonomia operativa.

Medicina difensiva

Va regolata la responsabilità professionale di chi esercita professioni sanitarie per contenere il fenomeno della cosiddetta “medicina difensiva” che determina la prescrizione di esami diagnostici inappropriati al solo scopo di evitare responsabilità civili, con gravi conseguenze sia sulla salute dei cittadini, sia sull’aumento dei costi a carico delle aziende sanitarie.

Educazione alla prevenzione

Un piano di prevenzione, per ridurre in prospettiva gravità e costi delle patologie, deve comprendere anche la promozione di stili di vita sani, tramite corretta informazione e ampie campagne di sensibilizzazione (per esempio contro il fumo, l’alcool, una corretta alimentazione; basti dire che, secondo i dati ISTAT, il 55% dei tredicenni consuma abitualmente alcool. Tra le nuove tossicodipendenze oggi più diffuse ci sono i disturbi alimentari che hanno acquisito il ruolo di grave malattia sociale: la prima causa di morte delle ragazze fra i 12 e i 25 anni è ormai l’anoressia-bulimia. L’età dei ragazzi colpiti (sempre più anche maschi) è in discesa vertiginosa ed ha raggiunto età scolari molto precoci. In tutti questi ambiti è necessario intervenire con campagne di informazione e nelle scuole. Coerentemente alcool, tabacco e gioco d’azzardo devono essere oggetto di interventi con l’obiettivo di non rendere lo Stato complice e promotore di dannosi stili di vita e di sempre più alte dipendenze.

Favorire il ruolo partecipato del cittadino e delle associazioni nella gestione del Servizio sanitario

Deve essere valorizzato il ruolo delle associazioni di pazienti favorendo la partecipazione alla diffusione di una corretta informazione sulla salute, al monitoraggio del rispetto di standard di efficacia e qualità delle cure, alla proposta di servizi innovativi.

Viene valorizzato il diritto del paziente alla autodeterminazione, anche per mezzo del testamento biologico, a dare il suo consenso ai trattamenti sanitari così da prevenire ogni forma di accanimento terapeutico.

 

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