Politiche fiscali

Questo tema ricorre trasversalmente anche in tutti gli altri già citati. Qui aggiungo che oltre il 75% del gettito fiscale italiano proviene dalle imposte pagate da lavoratori dipendenti e pensionati. Viceversa il 10 per cento delle famiglie più facoltose possiede quasi il 45 per cento dell’intera ricchezza nazionale. Basta questo semplice raffronto a far capire quanto sia squilibrato il nostro sistema fiscale.

Ecco alcuni punti che ritengo imprescindibili per una corretta politica fiscale:

Ridistribuire la ricchezza

Il concetto di “redistribuzione della ricchezza”, che spaventa tradizionalmente i benpensanti, ha trovato concreta attuazione in Italia già da tempo: ma nella direzione sbagliata, in quanto, dati alla mano, la ricchezza è transitata dai ceti meno abbienti a quelli più abbienti, e continua a farlo.

Non si capisce quindi per quale motivo la proposta di tassare i grandi patrimoni debba destare tanto scandalo. Dicono che esiste un alto pericolo di fuga dei capitali all’estero. Perché, fino ad oggi, cos’è accaduto? Senza contare che lo scudo fiscale voluto da Tremonti non ha tutelato i cittadini ma gli evasori.

A tale riguardo anzi, occorre stipulare accordi bilaterali con quanti più paesi esteri è possibile per riportare in patria i capitali esportati clandestinamente. Ad oggi l’Italia ne ha firmati solo 29, contro i 140 della Gran Bretagna, i 141 della Francia e i 111 della Germania, che ne ha stretto uno particolarmente fruttuoso con la Svizzera. Un accordo con gli Elvetici permetterebbe di incassare da 15 a 40 miliardi di €.

La tassazione dei grandi patrimoni e dei capitali esportati clandestinamente  sono due provvedimenti semplici che possono fruttare al fisco cifre ingenti e tali da  consentire la consistente riduzione delle aliquote IRPEF a carico di lavoratori dipendenti e pensionati.

Lotta all’evasione fiscale

L’iniquità della tassazione è strettamente legata all’evasione fiscale gigantesca. Secondo le stime più recenti ammonta a circa 300 miliardi di €, una cifra pari al 15% del PIL. Non occorre avere studiato alla Bocconi per capire quanto ciò pesi sulle tasche degli italiani, ma non di tutti: solo di chi paga le tasse fino all’ultimo centesimo.

I trucchi per non pagare sono arcinoti, ma al grande dispiego di forze messe in campo per reprimere l’evasione non corrispondono  risultati adeguati.

L’evasione annuale dell’IVA ammonta al 30%, pari al 2% del PIL. Nel solo 2010 sono stati evasi 6,2 miliardi di €. La “Frode Carosello” è quella più frequente: ditte fasulle acquistano beni dalla UE senza pagare l’IVA e poi li rivendono in Italia fatturando regolarmente l’IVA, che però non viene versata. Quando, anni dopo, la frode viene scoperta, le ditte fittizie sono sparite dalla circolazione senza lasciare traccia.

Le Società Off Shore sfruttano i cosiddetti paradisi fiscali per riciclare denaro frutto di attività illecite o comunque sottratto al Fisco. Denaro che spesso serve a costituire fondi neri per attività di corruzione. Altrettanto conveniente è il trasferimento della residenza all’estero (aziende grandi e piccole, artisti e sportivi famosi, benestanti in genere). Grazie a tale espediente negli ultimi 10 anni sono stati occultai al fisco patrimoni circa 200 miliardi di €.

Al danno si aggiunge poi la beffa, poiché una volta scoperto, l’evasore continua a non pagare in quanto risulta il più delle volte fallito o nullatenente, avendo preventivamente intestato beni e capitali a parenti, prestanome, etc. Ne segue che in Italia viene riscosso a malapena il 10% dell’evasione accertata dalla guardia di Finanza. Nel 2009 solo 2,7 miliardi di € a fronte di 26. In 10 anni il valore dell’imposta evasa accertata e non riscossa ammonta a 450 miliardi di euro. La Gran Bretagna recupera il 91% dell’accertato, la Francia l’87%, il Belgio l’84%, la Spagna l’81%.

A fronte di un quadro così desolante – la cui origine non può essere imputata solamente alla professionalità degli “addetti ai lavori” – la classe politica deve adottare provvedimenti drastici.

In primo luogo occorre riformare le leggi emanate dai governi Berlusconi – dal ripristino del reato falso in bilancio all’allungamento dei termini di prescrizione – per fornire alla Magistratura strumenti efficaci per la repressione del fenomeno.

In secondo luogo bisogna intervenire sul fronte della pena. L’evasione dell’imposta è un reato gravissimo, dall’elevato impatto sociale, che va punito con il carcere.

E siccome nel nostro Paese il regime delle agevolazioni, degli aiuti, degli abbuoni è basato sul reddito dichiarato, chi indebitamente approfitta di tali agevolazioni sottraendole a chi ne ha effettivo bisogno deve risponderne penalmente. Il reato di corruzione connesso all’ambito fiscale deve essere considerata un’aggravante del reato stesso.

Tutela degli onesti

Bisogna alleggerire la pressione dei controlli su lavoratori dipendenti e pensionati, troppo spesso chiamati a rispondere di errori formali, modesti e giustificabili (l’eccessiva complessità delle regole induce facilmente in errore) per concentrarsi sui percettori di redditi che non sono soggetti alla tassazione alla fonte. Ma anche alleggerire la pressione sulle piccole e piccolissime imprese che spesso finiscono strozzate prima ancora di avere ammortizzato il capitale di partenza.

L’Agenzia delle Entrate deve agire con cautela e prudenza, evitando accanimenti vessatori nei confronti dei contribuenti onesti e deve rispondere economicamente delle imposte indebitamente accertate.

Gli Enti di riscossione non sono liberi di emettere provvedimenti di sequestro, confisca, ipoteca, etc. all’insaputa degli interessati, che devono essere messi in grado di difendersi.

La normativa fiscale va semplificata radicalmente e resa comprensibile a qualsiasi cittadino. Non è possibile che il Mod. 730 (quello detto semplificato) abbia bisogno di oltre 80 pagine di istruzioni e si debba ricorrere al CAAF o al Commercialista per la sua corretta compilazione.

Le Commissioni Tributarie devono essere composte da persone effettivamente al di sopra delle parti, in modo da escludere conflitti d’interesse o collegamenti trasversali con i ricorrenti.

Incentivi ai comportamenti virtuosi nel fare impresa

Mi riservo di studiare opportuni meccanismi fiscali da introdurre per premiare le imprese capaci di produrre vera innovazione, di implementare le prestazioni ambientali, di incrementare l’occupazione, applicando retribuzioni giuste e contratti seri.

 

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