Green e Blue economy

Parlando della mia visione ho detto che pongo al centro le parole d’ordine della Blue Economy non come uno slogan, ma come il “comandamento” che racchiude in sé tutti gli altri: non possiamo pensare, infatti, di risolvere i gravi problemi in cui ci troviamo con gli stessi metodi che li hanno causati. L’innovazione, da un lato, e la valorizzazione dell’ambiente dall’altro (non solo includendo dunque, ma estendendo, i termini della sua tutela) sono le nuove strade da seguire, tenendo conto che a ogni problema, a ogni soluzione, bisogna guardare in termini strategici, secondo il detto: agisci localmente, pensa globalmente.

“Centinaia di migliaia di persone possono trovare lavoro nella costruzione di un mondo pulito”. La questione cruciale non è dunque come far “ripartire” questa economia, ma di quale tipo di economia si vuole parlare. La politica industriale del futuro deve essere coniugata con un progetto globale che sia capace, verso l’ambiente e il territorio, non solo di tutela ma anche di collaborazione. Si deve mettere al primo posto la rivoluzione della Green Economy e della Blue Economy: si deve cioè produrre sprecando meno risorse e prestare vera attenzione alla sostenibilità ambientale, adottando sempre e dovunque il principio guida del riutilizzo intelligente come alternativa al non più tollerabile “usa e getta”.

Come fanno il buon padre e la buona madre di famiglia col patrimonio domestico, la Green Economy investe nell’ecosistema e lo protegge, perché esso fornisce tutte le risorse di cui l’uomo ha bisogno per la propria esistenza, e anche la chiave per la soluzione dei problemi. Il ciclo dell’acqua e quello del carbonio sono fattori essenziali per la mitigazione del clima e la fertilità del suolo. L’economia verde riconosce un valore finanziario agli ecosistemi e li immette, come le altre merci, nel mercato.

Ma la sfida vera della Green Economy è di ridurre al minimo l’impronta ecologica indotta dai consumi senza compromettere il benessere dei cittadini.

La Blue Economy si basa sul semplice fatto che in natura tutto (energia, materia, alimenti) viene ciclicamente rigenerato e riutilizzato, senza intaccare l’equilibrio dell’ecosistema. In natura non esistono “rifiuti” secondo l’idea che ne ha la società dei consumi: ogni scarto o residuo diventa la materia prima per un nuovo processo e un nuovo prodotto. Questo deve valere anche per i manufatti dell’ingegno umano, i cui processi di produzione, uso e dismissione devono rispondere alla perfetta efficienza dell’insegnamento naturale, che opera secondo “cicli chiusi”. Lo sviluppo delle tecnologie necessarie comporta non solo costi (che sono sempre richiesti dai nuovi investimenti), ma anche l’opportunità di creare nuova ricchezza e molti nuovi posti di lavoro ad alto contenuto intellettuale.

Processi produttivi “puliti”, o ben controllati (al contrario di quanto avvenuto nella disastrosa vicenda dell’ILVA di Taranto), impiego di fonti rinnovabili per produrre energia, risparmio energetico e delle risorse, gestione attiva del ciclo dei rifiuti, valorizzazione di ogni bene naturale: questi sono i pilastri di un sistema industriale che abbia come obiettivo produrre benessere senza trascurare la tutela della salute e la salvaguardia delle risorse. La creazione di nuovi posti di lavoro ne è diretta conseguenza, perché “le pratiche virtuose creano lavoro”. Nello stesso tempo la riduzione e la prevenzione di immani costi umani ed economici che il degrado riversa tradizionalmente sulla comunità (in termini di inquinamento, rifiuti, dissesti idrologici), pone automaticamente le basi di un maggior benessere: sotto forma di risparmi ma anche di guadagni che provengono da un territorio ben tenuto e dunque più ricco. Occorre quindi favorire gli investimenti in tecnologie, ricerca e innovazione orientate alla tutela ambientale, anche tramite provvedimenti ben mirati di incentivazione.

Nel realizzare tutto questo bisogna sapere che si andranno a toccare interessi di quella “economia parallela” che prospera appunto sul degrado e sui traffici illeciti che ne derivano. Ma questo, anziché scoraggiare, deve dare la certezza che le risorse per un grande successo ci sono: saper invertire il flusso di denaro da settori disonesti verso politiche razionali è la chiave per fare emergere bellezza e ricchezza a beneficio della comunità.

 

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