Europa

L’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea e alla Zona Euro è un punto fermo e non negoziabile. Grazie all’Unione Europea la nostra generazione non ha conosciuto gli orrori della guerra (per questo il recente Premio Nobel per la Pace) ed ha goduto di un periodo di sviluppo economico straordinario, mai visto prima nella storia. La pace è infatti una condizione indispensabile per il benessere dei cittadini.

Ora però questa Europa è tornata in guerra, una guerra anomala, manovrata dai consigli di amministrazione delle grandi banche d’affari e dagli avventurieri della finanza, ma che miete vittime, come ogni guerra, tra la gente comune.

Occorre innanzitutto ricuperare i valori fondanti e dare un deciso impulso al processo di unificazione, senza del quale tutti i gravi problemi che ci affliggono rimarranno irrisolti. Il concetto di nazione deve arretrare dinnanzi al più implicante concetto di Europa patria comune, un concetto che i giovani hanno ben chiaro e che bisogna consolidare facilitando gli scambi culturali, troppo precipitosamente colpiti dai tagli alla spesa pubblica.

Essere Europei oggi non significa rinunciare alla propria identità di Italiani, Francesi, Tedeschi, etc, significa piuttosto guardare agli altri popoli con spirito nuovo, interiorizzando il concetto ancora acerbo dell’identità europea. Sul fronte economico le soluzioni vanno cercate in una diversa visione dei rapporti di potere in quanto, PIGS o non, apparteniamo tutti alla stessa comunità economica e se affonda uno prima o poi gli altri lo seguono. Ovviamente non si deve dimenticare la regola fondamentale che i debiti vanno saldati e che nessuno può pretendere che gli altri paghino per lui.

Ma nella situazione attuale è inutile recriminare sugli errori del passato, occorre evitare quelli ancora possibili. Quindi il rigore dei bilanci rimane prioritario e la riduzione del debito pubblico deve essere perseguita con tutti i mezzi non solo in Italia (dove il rapporto debito/PIL è uguale al 126%) ma anche in altri Paesi generalmente considerati più virtuosi, come la Francia che è al 90% e la Germania che è all’83% (fonte FAZ).

Sul fronte politico, se si capisce che venga richiesta una parziale rinuncia della sovranità nazionale in nome di un potere più alto, si deve dar vita contestualmente a organismi comunitari con poteri effettivi almeno in materia di Politica Estera, Difesa, Tutela dell’Ambiente, Finanza e Lavoro, che diano le adeguate garanzie di autonomia ed equità.

Per fronteggiare la speculazione è bene estendere a tutti i 27 la Tobin tax ed occorre istituire una Agenzia di Rating europea che sia in grado di tenere testa allo strapotere scarsamente imparziale di quelle americane.

 

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