Costi della politica e democrazia partecipata

Bisogna intervenire a ogni livello del malcostume e rompere le connivenze e le complicità politiche – presenti nei partiti e nelle istituzioni, nel mondo dell’economia e delle imprese – con la criminalità organizzata, rafforzando il sistema delle regole preventive, delle sanzioni, della trasparenza e dei controlli.

Ecco i punti su cui mi impegno a promuovere politiche precise:

Regole e trasparenza

Una concreta ed incisiva riforma della politica e dei partiti deve stabilire un tetto preciso ai finanziamenti pubblici, ne controlla l’impiego, rende obbligatorio e accessibile al pubblico il rendiconto del loro impiego.

Selezione della classe politica

I partiti devono fare la loro parte selezionando i propri rappresentanti sulla base di criteri inoppugnabili di onestà e integrità personale. Essere incensurati deve essere condizione per l’ammissione alle candidature a tutti i livelli, con automatico annullamento dell’incarico qualora la ragione di ineleggibilità fosse accertata successivamente. I cittadini devono essere consultati anche per la scelta dei candidati al Parlamento, tramite elezioni primarie obbligatorie.

Riduzione dei costi della politica

Va ridotto del 50% il numero dei parlamentari nazionali e dei consiglieri regionali. I loro emolumenti devono essere commisurati alla media europea e vanno aboliti i privilegi del ruolo (auto blu, telefonini, biglietti dello stadio, etc.). Vanno invece adeguati agli standard nazionale gli stipendi del personale di Camera e Senato, parametrandoli su quelli delle analoghe figura professionali nel mondo del lavoro.

Vanno stabiliti criteri equi per l’assegnazione di vitalizi che vanno inderogabilmente relazionati all’effettiva durata dell’incarico: non più ammissibile che, mentre si riducono le pensioni per i lavoratori di ogni settore, ai parlamentari nazionali e regionali siano garantiti vitalizi che scattano secondo criteri di puro privilegio.

Allo stesso modo devono essere oggetto di attenta verifica le facilitazioni ed i benefici, che devono essere strettamente giustificati da vere necessità legate all’espletamento del mandato.

Una legge nazionale sulla partecipazione democratica

La proposta è di estendere a livello nazionale la legge sulla partecipazione sperimentata positivamente dalla Regione Toscana. È necessario che anche nelle altre regioni italiane si possano organizzare esperimenti di town meeting progettuale e altre forme di democrazia deliberativa, come il bilancio partecipativo e i deliberative poll.

Si tratta di rafforzare il peso dei cittadini nella decisione pubblica, non solo come portatori di voto, ma come costruttori di politiche attraverso il confronto aperto tra idee e competenze. Si tratta di costruire una “democrazia integrata” che affianchi alla democrazia rappresentativa forme potenziate di democrazia diretta e partecipativa.

In quest’ottica andrebbero creati anche degli strumenti di garanzia per rendere efficace l’iter delle leggi di iniziativa popolare: rendendo obbligatorio che il Parlamento le discuta, dopo un passaggio in commissione, e creando delle figure di garanzia (per esempio un parlamentare della maggioranza e uno dell’opposizione) che permettano agli estensori della legge di iniziativa popolare di seguire tutto l’iter legislativo e poter intervenire con degli interlocutori certi.

 

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