Ambiente, risorse, specie animali

La preoccupazione per l’ambiente è una delle ragioni più importanti nella mia decisione di candidarmi. Nessuna delle proposte politiche che conosciamo presenta una strategia del riequilibrio in chiave ambientale ed è un’omissione inaccettabile. Il 12 agosto di quest’anno è scoccato l’Earth Overshoot Day, cioè il giorno in cui il genere umano ha consumato tutte le risorse disponibili sul pianeta per l’anno in corso (e che negli anni Settanta scoccava ancora a fine anno). Questo significa che dal 13 agosto le risorse di vita dell’umanità sono in perdita: dato che i conti sono in rosso, per arrivare a fine anno si deve dar fondo alle scorte, e così nel 2013 l’Earth Overshoot Day sarà ulteriormente anticipato. Il “debito pubblico” di cui dobbiamo preoccuparci di più, dunque, è quello con il pianeta che potrebbe lasciarci senza cibo, né acqua, né energia.

Un proverbio pellerossa dice che il mondo non ci appartiene, ma l’abbiamo in prestito dai nostri figli. Questo insegnamento deve improntare ogni nostra azione, perché le risorse non sono inesauribili, e invece noi consumiamo il mondo come se ne avessimo un altro a disposizione; questa è una follia su cui i politici, a tutti i livelli, hanno una responsabilità enorme.

Inoltre, ritengo che l’art. 9 della Costituzione Italiana, ove recita: “La Repubblica protegge il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”, sia stato e resti spesso ampiamente disatteso. Dobbiamo recuperare molto terreno perso anche nella gestione ordinaria del paesaggio e di tutti i beni ambientali e artistici (vedi anche voci correlate).

Ecco i punti su cui mi impegno a promuovere politiche precise:

Smart cities

Gestione oculata delle risorse e del territorio nella promozione di una governance partecipativa. La città intelligente è quella in cui si pianifica l’uso del territorio coniugando innovazione tecnologica e culturale, rispetto dell’ambiente, qualità della vita e governance. Il territorio è smart quando la sua gestione sa favorire lo sviluppo del capitale umano e sociale, delle tecnologie dell’informazione, della comunicazione e dei trasporti; quando incentiva i progetti che coinvolgono le imprese, le scuole, i centri di ricerca, i consorzi, i parchi scientifici e tecnologici, e promuove il coinvolgimento delle PA nella sperimentazione e nell’applicazione dei risultati (vedi anche tutti i punti successivi).

Efficienza energetica

Incentivi ai risparmi da un lato (l’energia che costa meno è quella che non si consuma), alle energie rinnovabili dall’altro. L’efficienza energetica è il modo più semplice e conveniente per risparmiare sulla bolletta e ridurre le emissioni di gas serra (che a loro volta causano il riscaldamento globale). Bisogna dunque sostenere interventi efficaci in questa direzione, nelle case e nelle aziende. Le fonti rinnovabili, fondamentali nel sistema energetico mondiale, svolgono un ruolo centrale nella riduzione dei gas serra e creano nuove opportunità di sviluppo economico. È quindi necessario puntare su efficientamento e risparmio per famiglie e aziende, che produce ricadute positive su molteplici livelli, fra i quali la riduzione del degrado rappresenta solo l’aspetto più difensivo: l’obiettivo deve comprendere la creazione di lavoro e ricchezza, sviluppo di tecnologie innovative e dunque anche nuovi spazi per fare impresa.

In base al pacchetto europeo su clima ed energia l’Italia dovrà coprire entro il 2020 il 17% del proprio fabbisogno di energia primaria con le fonti rinnovabili (energia solare, eolica, da biomasse, geotermica, idraulica) in sostituzione dei combustibili fossili. Siamo prossimi a questa quota, ma è solo il primo passo di un percorso assai più ambizioso che vuole conseguire gli obiettivi indicati dal Parlamento Europeo: ridurre dell’80% le emissioni in atmosfera entro il 2050.

Mobilità sostenibile

Miglioramento della qualità della vita e riduzione dei suoi costi di viaggio in termini di denaro e di inquinamento. In linea con Kyoto, propongo strategie di riduzione delle emissioni mediante progetti mirati all’efficienza dei trasporti, campagne di sensibilizzazione, ricerca sui veicoli innovativi e carburanti sostenibili, reti e servizi per il trasporto collettivo comprendenti, nelle città e nelle aree metropolitane, percorsi protetti pedonali e ciclabili ovunque, e reti metropolitane integrate (bus, tram, treno, metro).

In Italia il settore dei trasporti produce un quarto delle emissioni totali di CO2. La mobilità sostenibile deve dare la priorità a sistemi di trasporto a basso impatto ambientale, puntando su logistica e intermodalità per ridurre i volumi di traffico stradale. Muoversi in modo sostenibile non significa solo ridurre i costi pro-capite per carburanti e mezzi, ma anche per la sanità (meno inquinamento e alienazione, miglior qualità dell’ambiente urbano, maggiore attività fisica, minor ricorso alle cure mediche). Un servizio di trasporto integrato (bus, tram, treno, metro) che sia efficiente ed economico è la premessa indispensabile per ottenere un salto di qualità nelle abitudini dei cittadini. Per la vita quotidiana nelle città e nelle aree metropolitane occorre infine realizzare ovunque percorsi pedonali e ciclabili protetti.

Paesaggio

Limiti al consumo indiscriminato del territorio per interventi di edilizia abitativa, recupero del patrimonio edilizio esistente e visione urbanistica che punti a una crescita di ”zero metriquadri”. Al paesaggio va riconosciuta la rilevanza di bene insostituibile e non riproducibile; di conseguenza ogni intervento di trasformazione deve essere finalizzato a mantenere oppure innalzare le qualità esistenti. Vanno prevenuti gli interventi che privilegiano solo fattori di ordine funzionale, e/o vantaggi meramente economici, a scapito dei valori paesaggistici. Le nuove infrastrutture devono essere progettate per il minor impatto e la migliore riqualificazione, con adeguato inserimento nel paesaggio. Qualsiasi abuso alle norme edilizie ed ambientali deve essere punito con severità, senza concedere deroghe o condoni.

Possediamo un grande patrimonio culturale, naturalistico ed economico, che si trova già assediato dal cemento e dal dissesto geologico. Questo bene dal valore inestimabile non deve essere ulteriormente intaccato, va anzi protetto oculatamente e valorizzato tramite una gestione efficiente ed ecologica volta a ridurre i rischi e a promuovere lavoro e benessere.  (Vedi anche edilizia, turismo e agricoltura).

Riguardo alle modalità di intervento: con la normativa vigente in materia di tutela paesaggistica (duplice competenza Stato–Regioni e insostenibile situazione per carenza di personale tecnico-amministrativo nelle Soprintendenze per i Beni Architettonici e per il Paesaggio - o SBAP) l’attività istruttoria sugli stessi procedimenti citati nella sezione “Turismo e beni culturali” (vedi paragrafo “Organizzazione del MiBAC e organici degli Uffici periferici”) è di fatto duplicata e si rilevano difficoltà a concludere i procedimenti nei termini di legge.

Per questo è necessario definire con la massima urgenza i  Piani paesistici regionali, da anni in corso di elaborazione congiunta Stato-Regione. Nell’attesa parrebbe meno oneroso se l’autorizzazione paesaggistica tornasse di competenza esclusiva delle Soprintendenze (almeno si eviterebbe un passaggio). Magari (vista la carenza di personale degli Istituti periferici MiBAC) questo potrebbe avvenire con il supporto logistico dei tecnici comunali da concordare tra le amministrazioni interessate, con il risultato anche di addestrare i tecnici degli enti locali al corretto esame delle istanze sotto il profilo paesaggistico.

Edilizia sostenibile e piano nazionale per messa in sicurezza del territorio

Qualità globale dell’edilizia secondo criteri sostenibili e realmente antisismici. Modalità di progettazione e di edificazione a basso impatto ambientale, energeticamente efficienti, non nocive per il contesto e per gli abitanti avrebbero rilevanti effetti sia sui risparmi privati e sociali, sia sulla qualità della vita. La messa in sicurezza degli edifici dal rischio sismico è una misura preventiva necessaria per limitare i danni e i costi dei terremoti; misure di manutenzione della rete idrografica e del territorio ridurrebbero i rischi (e dunque i costi) di alluvioni e frane. Misure di adattamento al cambiamento climatico sono ormai inderogabili e tutte queste misure attiverebbero anche investimenti, imprese e lavoro, con ricadute su diverse altre attività come l’agricoltura e il turismo oltre che sulla qualità del territorio. Un ciclo economico che, pur non facendo leva sul consumismo, avrebbe importanti effetti sul benessere dei cittadini e ne migliorerebbero la sicurezza. Un piano nazionale per la messa in sicurezza del territorio costa 2,5 punti di PIL. Ma gli investimenti necessari, se inseriti in un piano organico di prevenzione, si ripagheranno ampiamente nella riduzione degli eventi catastrofici e dei danni relativi.

Da rifiuto a risorsa

La gestione dei rifiuti è una questione di importanza cruciale per la tutela del territorio e della salute. Il caso di Napoli (in cui tanta parte ha avuto la criminalità organizzata) si commenta da solo. La raccolta intelligente dei rifiuti salvaguarda l’ambiente e genera un consistente tornaconto economico, come è ampiamente confermato dai numeri. Il 90% della carta è ottenuta da materiale riciclato, con grande vantaggio per la forestazione. Per fondere una tonnellata di vetro “usato” si risparmia quasi un barile di petrolio rispetto alla lavorazione della materia prima (silicio). Per produrre alluminio con materiale riciclato basta una quantità di energia 20 volte inferiore a quella impiegata per estrarlo dalla bauxite e risparmi equivalenti si ottengono pure nel riciclo dei materiali ferrosi. I vantaggi immediati sono il minore inquinamento e la riduzione dei consumi energetici. Infine dal compostaggio industriale della frazione organica (il cosiddetto “umido”) si ottiene un fertilizzante naturale che evita il ricorso ai concimi chimici in agricoltura.

A conti fatti la raccolta differenziata intensiva riduce drasticamente il volume dei residui non riciclabili (almeno dell’80%). Siccome la corretta applicazione della filiera delle 4 R – riduzione, riuso, riciclo e recupero – abbatte in misura rilevante la quantità di rifiuto “non riutilizzabile”, mentre l’impiego delle moderne tecnologie di trattamento meccanico e biologico evitano il suo conferimento in discarica – fonte di contaminazione dell’aria e dell’acqua – o agli impianti di incenerimento i quali, seppur equipaggiati con le più moderne tecnologie, producono emissioni nocive. Ovviamente tutto ciò compromette interessi consolidati e spesso illeciti (vedi le considerazioni già fatte sull’ “economia parallela” nel paragrafo su Green e Blue Economy); ma i benefici che ne traggono la comunità e l’ambiente sono enormi e devono prevalere.

Da notare che l’adozione di tali metodologie non implica l’impiego di denaro pubblico perché è finanziariamente remunerativa. Il processo del riciclo integrale dei rifiuti – attuabile solo con il massimo e convinto impegno da parte delle PA e dei cittadini – richiede uomini e mezzi e strutture, una filiera industriale in piena regola, tecnologicamente all’avanguardia, che dà lavoro e produce reddito. Lattine, bottiglie, scatolette, imballaggi, elettrodomestici, sono le nostre moderne “materie prime” doppiamente preziose in quanto il loro riutilizzo intelligente non intacca le riserve naturali e preserva l’ambiente dal degrado e dall’inquinamento. Il rifiuto tuttavia ancora esiste ed è un problema rilevante. L’obiettivo deve essere quello di una filiera perfetta che punta al recupero totale di materia prima, finalizzata alla sua re-immissione nel ciclo produttivo e di consumo. Questa si chiama Blue Economy.

Animali

Sugli animali è necessario l’impegno a promuovere una cultura del rispetto per ridurre le loro sofferenze, sia da parte di abusi privati, sia attuati dal loro sfruttamento a fini economici e scientifici. A corollario di questo, è necessario difendere fattivamente la biodiversità (vedi anche “Agricoltura e cura del suolo”) come terreno stesso su cui si sostengono la nostra sopravvivenza e il nostro futuro.

Le sofferenze degli animali degli allevamenti, nelle fasi di trasporto, nei macelli, e quelle causate dalla caccia vanno ridotte drasticamente. È possibile intervenire con regole migliorative non vessatorie.

Riguardo alla sperimentazione animale, va promosso l’uso di metodi alternativi, va privilegiata la sostituzione degli animali superiori con materiali biologici di minore complessità (batteri, colture cellulari etc) e con modelli computerizzati.

Infine, riguardo agli animali domestici, oltre a maggiori controlli sulle importazioni spesso gestite da mafie, una legge di cui si sente l’esigenza riguarda il sistema di gestione di canili-gattili. Il sistema che attualmente regola le strutture di ricovero favorisce un’impostazione volta a “fare soldi”, in cui gli animali servono solo per far numero e intascare contributi dallo Stato. Come conseguenza estrema il randagismo, anziché essere efficacemente combattuto, può addirittura venire incentivato da operatori scorretti che guardano disonestamente a profitti privati. Dato che per ogni animale si intasca un contributo in denaro, per quanto piccolo, molti canili tendono a trattenere gli animali, che per risparmiare vengono tenuti in condizioni tragiche (freddo, fame, cibo scarso e pessimo). Molti ricoveri dunque non consentono il lavoro dei volontari né le visite, e le visite delle Asl stesse sono sottoposte a molte limitazioni per cui non riescono ad appurare gli abusi.

 

Vedi anche voci correlate: