Agricoltura

L’Italia è un brand mondiale per i suoi prodotti agro-alimentari di eccellenza (per la prima volta in luglio le esportazione agro-alimentari hanno superato quelle dell’industria automobilistica). Diversamente dai manufatti industriali (che sono soggetti a cicli di vita instabili), le esigenze della popolazione non mutano in rapporto all’alimentazione, anche nei momenti di grande crisi. Privi come siamo di materie prime, dobbiamo puntare moltissimo sul settore primario quale asset strategico del nostro Paese, guardando a politiche concertate di qualità sulle produzioni tipiche e sulle coltivazioni biologiche.

L’agricoltura di qualità in Italia è già alla base di filiere di rilevante importanza (sia interno che per l’export), ma può crescere ulteriormente.

Ecco i punti su cui mi impegno a promuovere politiche precise:

Cura del suolo e delle risorse e multifunzionalità nelle aree agricole

La progressive riduzione del suolo agricolo va arrestata attraverso la diversa destinazione dei suoli, che non sono la fonte degli oneri di urbanizzazione.

Vanno introdotte misure fiscali in grado di incidere sul costo del lavoro al fine di favorire l’assunzione di giovani in attività agricole. Le attività agricole rivitalizzano le campagne e, in particolare, vanno incoraggiate quelle che non siano volte a sfruttare intensivamente I terreni ma siano in grado di valorizzarli.

Va promosso lo sviluppo delle agroenergie tramite impianti di piccola dimensione, operanti nel raggio di una filiera corta, con utilizzo prevalente di residui di produzione.

La risorsa idrica va salvaguardata attraverso modalità razionali di irrigazione e, soprattutto, attraverso la raccolta e il riutilizzo delle acque e la costruzione di piccoli invasi. La multifunzionalità nelle aree agricole va promossa, in particolare, affidando alle imprese agricole la fornitura di beni e servizi diretti alla manutenzione del territorio e a tutela della biodiversità.

Biodiversità

La biodiversità è il terreno stesso su cui si sostengono la nostra sopravvivenza e il nostro futuro. Tutto il sistema produttivo che si fonda sullo sfruttamento della vegetazione e della fauna va ripensato. Basti dire che attualmente, da 10 tonnellate di pescato (che comprende i grandi animali come pure le uova) viene ricavata una sola tonnellata di mangime per pesci di allevamento. Nel frattempo il mare, fonte di cibo per tutta l’umanità, letteralmente muore: in poche parole, per il profitto di alcuni, si prepara la carestia per tutti. Per non parlare degli allevamenti a fini alimentari. Per produrre un kilogrammo di carne di manzo sono necessari oltre 10 chili di mangimi e più di 15.000 litri di acqua. Un processo produttivo dispendiosissimo in termini di risorse naturali e per giunta responsabile di danni difficilmente contenibili come l’acidificazione delle terre, l’inquinamento e l’eutrofizzazione delle acque.

Altri interventi

Va tutelato il lavoro dell’agricoltore tramite l’adeguata remunerazione dei suoi prodotti. Non è ammissibile che le grandi catene della distribuzione impongano un prezzo d’acquisto risibile al produttore per poi lucrare guadagni enormi nella vendita al banco del supermarket.

Gli ostacoli normativi che ritardano gli obiettivi di razionalizzazione e di eco-efficienza delle filiere vanno rimossi. Va costruito un quadro trasparente di regole nella comunicazione al consumatore delle caratteristiche degli alimenti, della loro origine territoriale e delle modalità dei processi di produzione al fine di promuovere una vera e responsabile libertà di scelta.