Intelligo

Noi siamo l’altra parte del Pd

«La via d’uscita alle larghe intese è una sinistra aperta, inclusiva, con Pd, Sel, Ingroia e ed ex grillini. Basta […]

«La via d’uscita alle larghe intese è una sinistra aperta, inclusiva, con Pd, Sel, Ingroia e ed ex grillini. Basta divisioni, la gente non ne può più ». Un Pd con le porte aperte. Percorso possibile con Ingroia su temi comuni, come pure con Sel e gli ex grillini. Obiettivo: ri-costruire un’area di sinistra per troppo tempo frastagliata e litigiosa. A Intelligonews Laura Puppato , senatrice dem-movimentista, svela cosa si muove a sinistra del Pd (e dentro un’area del partito).

Senatrice Puppato, andrà alla rèunion con Ingroia?
«La questione intelligentemente messa in campo è cercare un dialogo su temi comuni in un’area della sinistra dove c’è Left e una pluralità di soggetti. Il tema centrale è cosa si intende fare oggi per rappresentare un’idea di società e cosa vuol dire ‘di sinistra’. Domanda che il Pd e molti di noi si sono posti poco, annacquando quelle diversità che non devono diventare solo bandiera bensì modello istituzionale, esempio quotidiano, progetto comune».

Quali sono i cardini che dovrebbero guidare un partito di sinistra?
«Il modello di società, non solo diritti civili e umani, perché vuol dire anche quale rapporto abbiamo con le materie prime, le fonti fossili, i rapporti internazionali e le azioni per la pace che ha risvolti politici ma anche economici; i grandi temi ambientali come motore di cambiamento vero e rappresentano il grimaldello col quale rompere la cortina che finora ha coperto ad esempio il mondo della finanza».

Che c’azzecca Laura Puppato con Antonio Ingroia?
«Lo sapremo solo vivendo. Non conosco Ingroia, non l’ho mai incontrato, ma sono aperta al confronto. La sua esperienza recente alle politiche contiene l’errore di aver perso di vista l’obiettivo comune della sinistra e di essersi posto come antagonista al Pd. L’errore che poi ha fatto anche l’M5S. La gente di divisioni e contrasti non ne può più».

Può nascere un percorso comune con Ingroia, Sel e pezzi del Movimento di Grillo?
«Non ho recinti. A me piace che si aprano porte, portoni e finestre, ne abbiamo bisogno tutti. Credo che l’obiettivo sia quello di migliorare l’esistente, vedere se si possano accorciare le distanze stando sui temi concreti che riguardano la vita delle persone. Se tutto nasce in maniera onesta, possiamo non essere d’accordo ma non per questo non ci rispettiamo. Io sostengo l’idea di un autentico Pd maggioritario dal punto di vista politico che rappresenti un’area intera. Ho raccolto questa idea nel 2006-2007 ma ancora non l’ho vista realizzata».

Bersani ed Epifani dicono che se il governo Letta dovesse cadere, non è automatico tornare alle urne. Enrico Rossi auspica un asse tra Pd, Sel e grillini fuoriusciti. Lei come la vede?
«Dico: benvenuti in Paradiso… (ndr sorride). Benvenuti tra noi. A me hanno affibbiato epiteti di ogni genere: mi hanno detto che ero eversiva, indisciplinata. Ora sono felice. Certo, vedo che ho sempre ragione dopo e la cosa non mi piace molto perché devo subire prima. Ma tant’è…  la mia dichiarazione di voto probabilmente ha avuto il suo effetto …».

Cioè?
«Sembrava dicessi un’eresia quando ho fatto una dichiarazione di voto contro i dieci milioni assegnati al ministero delle Infrastrutture per garantire un’opera come la Torino-Lione, quasi fosse una legge-mancia per la Val di Susa. Poi si scopre che quei soldi forse non potranno essere utilizzati perché nel paese ci sono ben altre emergenze e priorità. Io dico: c’è un buonsenso che è rivoluzionario».

Dunque lei immagina un asse Pd-Sel-ex 5 Stelle?
«Il nostro futuro è la forza della democrazia aperta e capace di includere; quando si chiude e ci si prefigge di occupare poltrone, garantire posizioni è finita. Ecco: noi siamo l’altra parte del Pd».

Lucia Bigozzi

17 giugno 2013

 

 

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