Puppato

Bersani segretario a tempo. Poi subito il congresso

«La base vuole conoscere i 101 traditori». «Elaboriamo un nuovo programma di governo, diverso da quello per cui siamo stati […]

«La base vuole conoscere i 101 traditori». «Elaboriamo un nuovo programma di governo, diverso da quello per cui siamo stati votati». «L’idea di una “cosa rossa” è ottocentesca».

«Bisogna ascoltare la base, ammettere gli errori e ripartire da lì». A pochi giorni dall’assemblea democratica, la senatrice Pd Laura Puppato, intervistata da IntelligoNews, crede sia il momento di ricominciare dagli obiettivi del partito, «quelli promessi in campagna elettorale». E non dai nomi. Chi potrebbe essere il nuovo segretario? «Buttare nomi a caso vorrebbe dire peccare di superficialità». Il nuovo segretario, dunque, secondo la “grillina” del Pd potrebbe non essere tanto “nuovo”. Magari un po’ usato, magari uno che ha pagato il prezzo più alto…

Partiamo subito dai nomi. Cuperlo, Epifani, Speranza, Chiamparino: chi potrebbe essere il nuovo segretario del Pd?

«Non credo sia il momento di fare i nomi. È necessario, invece, fare una verifica di contenuti. Partendo proprio dalle risposte che vogliono gli iscritti ai circoli».

Cosa chiedono?

«In primis vogliono capire cosa è avvenuto negli ultimi due mesi. Vogliono sapere i nomi dei 101 che hanno “tradito”. E poi non vogliono che vengano fatte scelte affrettate…».

Cosa intende per “scelte affrettate?

«La base vuole che venga fatta un’analisi seria, lucida e razionale. Per impedire che errori come quelli fatti nell’ultimo periodo non vengano commessi anche in futuro».

A meno di una settimana dall’assemblea del partito, cosa ancora non va? Cosa state cercando di affrontare?

«Dobbiamo mettere in piedi un programma di governo. Ovviamente diverso rispetto a quello per il quale siamo stati eletti, dal momento che facciamo parte di una coalizione (con il Pdl, ndr). Ma abbiamo i nostri punti fermi, quelli ineludibili. Quelli sui quali non scenderemo a patti con nessuno promuovendo una linea fattiva. E poi dobbiamo chiedere scusa agli elettori».

Come?

«Essendo chiari rispetto a ciò che è avvenuto. E non proponendo fin da subito una figura di segretario, come se nulla fosse successo nelle ultime settimane».

Qual è la sua proposta?

«Partendo dal presupposto che sono stati commessi numerosissimi errori, si potrebbe scegliere una soluzione intermedia. Con un segretario a tempo ad esempio. Magari chiedendo a Bersani di rimanere per altri sei mesi, visto che lui ha pagato per tutti e un prezzo altissimo…».

Promoveatur ut amoveatur?

«Abbiamo bisogno di un segretario pro-tempore che non agisca lasciandosi tutto alle spalle come se nulla fosse successo. Lanciare fin da subito un nome nuovo vorrebbe dire peccare di superficialità. Ripeto: non si può prescindere dagli errori».

E Renzi si farà da parte?

«Non credo Renzi ambisca alla segreteria. E comunque aspettiamo di capire cosa intende fare».

Cosa pensa dei “rodotei”?

«Abbiamo un dialogo con loro. Possiamo definirli critici e ribelli, ma senza dubbio sono figure che si sono spese moltissimo per il partito e per il centrosinistra, individuando nel Pd il traino per i progressisti italiani anche a livello europeo. Sono figure limpide e di cui abbiamo estremo bisogno per chiudere definitivamente con il passato».

Allora la nuova “cosa rossa” (quella voluta da Barca e da Vendola), è realizzabile in tempi brevi?

«La volontà di riprodurre una storia “più a sinistra” del Pd a mio avviso è un’idea ottocentesca. Il Pd ha fatto inversione di marcia su alcune questioni, e questo dietrofront ha destabilizzato base e dirigenza. È da lì che bisogna ripartire: da quei punti fermi del nostro programma elettorale. Senza etichette e senza compartimenti stagni. E guardando avanti, non indietro.Ripartiamo dal Partito democratico, da chi è, da chi vuole rappresentare e dagli obiettivi che intende perseguire».

Quanto è verosimile la definizione di un Pd di lotta in contrapposizione a un Pd di governo?

«Tutte stupidaggini. Il sogno di tutti noi è quello di far crescere un’area progressista nel Paese. E il Pd che finora abbiamo voluto costruire è un Pd di governo, non di lotta, e guai se tornassimo indietro con la macchina del tempo. Il problema è che oggi facciamo parte di un governo a metà in una coalizione forzata. Questo perché abbiamo perso le elezioni, ma tornare al Pd di lotta vorrebbe dire perdere l’opportunità di cambiare il Paese».

Non pensa che questa opportunità l’abbiate persa con le elezioni? La base sembra difficile da riconquistare…

«La base è sfiduciata, ma ha voglia di capire. Vuole capire che strada stiamo imboccando nonostante la coabitazione con il Pdl».

Non pensa che la base piuttosto che accettare le Larghe Intese preferisca il Pd “di lotta”?

«Nei momenti di lotta del partito (nel 2006, con l’Ulivo di lotta e di governo) non è mai avvenuto nulla di positivo. E il risultato della caduta del governo è stata inevitabile. Si vede che qualcuno l’ha scordato…».

Come convincerete la base?

«Facendo le cose giuste, lavorando nel quotidiano, rispettando gli obiettivi. Anche, anzi soprattutto, perché siamo costretti ad “abitare” con il Pdl. Purtroppo…».

Lascia un commento