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Politiche per detrazione 55% per efficenza energetica

L’ipotesi che la detrazione del 55% per gli interventi di efficienza energetica in edilizia siano cassati nella legge di stabilità per il 2011, dimostra la poca lungimiranza del governo Berlusconi in materia. La mancanza di questo incentivo rappresenta la rinuncia a proseguire nella strada del risparmio energetico e nel conseguimento di obiettivi che negli altri paesi europei sono ormai a portata di mano. In Italia, oltre alla perdita il gettito fiscale a causa della pesante contrazione di fatturato prevista, ci sarà un’inversione del processo di emersione dell’economia che la detrazione aveva generato e il nostro paese si vedrà costretto a pagare le pesanti penali comunitarie per il mancato raggiungimento dei concordati obiettivi di riduzione di CO2. In tre anni, grazie a questi bonus, sono stati realizzati quasi 850.000 interventi per investimenti superiori agli 11 miliardi di euro. Complessivamente, le misure di efficienza energetica nei vari settori industriali porterebbe, nel periodo 2010-2020, a un risparmio notevole di energia fossile e soprattutto a un impatto socio-economico pari a circa 130 miliardi di euro di investimenti, con una crescita occupazionale di circa 1,6 milioni di unità di lavoro standard (dati Confindustria). Solo la domanda per la riqualificazione energetica degli edifici residenziali, produrrebbe 569.000 nuovi posti di lavoro in dieci anni. Tutti gli operatori dell’edilizia e le associazioni di categoria, tra cui Associazione Nazionale dei Costruttori Edili (ANCE), sono d’accordo nel rinnovare questa detrazione. C’è da augurarsi che la mobilitazione di questo settore porti a rivedere il proposito di sopprimere l’incentivo a partire dal prossimo anno. 

17 novembre 2010