Senato

Al Senato le modifiche alla legge elettorale per le europee

Questa mattina il Senato è tornato a riunirsi per completare l’esame della legge elettorale per le elezioni europee. A partire […]

Questa mattina il Senato è tornato a riunirsi per completare l’esame della legge elettorale per le elezioni europee. A partire dalle 11 e a seguire dalle 16.30 le due sedute pubbliche dell’Assemblea esaminano i disegni di legge “modifiche alla legge 24 gennaio 1979, n. 18 per la promozione dell’equilibrio di genere (“quote rosa” n.d.r.), nella rappresentanza politica alle elezioni per il Parlamento Europeo, fissate per il 25 maggio.

Abbiamo approfittato della circostanza per parlare con la Senatrice Laura Puppato, perchè le eventuali modifiche potrebbero costituire un precedente per l’Italicum, ossia la legge elettorale per le elezioni nazionali, approvata alla Camera e in attesa di essere calendarizzata al Senato, appunto.

1) legge elettorale nazionale…quando potrebbe cominciare l’iter?

Il governo Renzi ha inaugurato un nuovo modus operandi che ha nella rapidità una delle sue caratteristiche principali. Ci si attende dunque che l’Italicum sia calendarizzato il prima possibile al Senato, ma si può supporre che, prima che il testo arrivi in dibattito, ci sia un momento di incontro tra gli “ambasciatori” dei partiti, in modo da approvare di comune accordo le modifiche che già alla Camera si è cercato d’inserire. I tempi comunque saranno i più brevi, urge infetti dare un chiaro segnale, anche simbolico, al Paese che le cose stanno veramente cambiando.

2) sui nodi irrisolti: quote rosa e preferenze, che aria tira? avete cominciato ad esaminare? che tempi sono previsti?

Sulla parità di genere c’è la ferma intenzione di andare avanti con la battaglia iniziata alla Camera senza successo, nell’auspicio che il voto palese piuttosto che quello segreto permetta di raggiungere una maggioranza disponibile ad accogliere questa importante modifica legislativa. Al momento e mediamente in Europa si e’ cercato di rendere possibile l’elezione di entrambi i generi senza che l’uno surclassi l’altro con oltre il 60% di eletti: solo il PD è quindi in linea con l’indirizzo europeo, anche se sono ancora pochi i Paesi che hanno effettivamente definito questo diritto per legge. Su tempi e modi è difficile esprimersi perché finora FI e NCD sono stati piuttosto freddi sul tema e il M5S non vuole collaborare. Va detto che per fare spazio alle preferenze o per bloccare le candidature multiple, invece, non sembrano esserci spazi di manovra, almeno in questa legislatura, per la forte contrarietà di Forza Italia. La legge elettorale è frutto del compromesso necessario ad avere una maggioranza qualificata , quindi non è possibile fare diversamente senza mettere a rischio tutte le altre riforme e la tenuta stessa del governo.

3) Sulla riforma del Senato vuoi già dire la tua opinione?

La riforma del Senato è solo uno dei punti della riforma costituzionale, che coinvolge anche le province e le funzioni del governo. E’ evidente che una trasformazione così epocale si ripercuote su ogni aspetto della vita politica italiana. La Ministro Boschi si è impegnata a concludere l’iter entro il 2015, è un progetto ambizioso, ma realizzabile. La bozza va nella direzione giusta, e va detto che insieme al collega Roberto Ruta, già nel maggio 2013, ero firmataria di un disegno di legge per la cancellazione di una delle camere, al fine di semplificare il sistema legislativo. Lavorare perché una delle due camere sia effettivamente espressione delle autonomie locali, delle regioni e delle aree metropolitane mi pare obbligatorio, i nodi più rilevanti sono il modo in cui sarà eletta questa Assemblea e determinarne con chiarezza le funzioni. Rispetto al documento presentato da Renzi, va valutato se è effettivamente corretto che i senatori siano unicamente nominati o se non si possa pensare ad un sistema misto di nominati ed eletti. Sulle competenze sarebbe importante specificarle in maniera netta, dividendo le funzioni tra le due camere senza dubbi o promiscuità, che finora hanno permesso a regioni quali, in primis, il Veneto, di contestare, con sistematici ricorsi, ogni deliberazione statale, anche se favorevole come accaduto recentemente per i contributi sportivi, facendo perdere così 23 mln di euro già stanziati. In ogni caso si va verso una camera che si raduna in maniera saltuaria, solo all’occorrenza, sullo stile del Bundesrat tedesco e si può forse incrociare quel modello con quello del Senato americano per equilibrare un sistema che sia più adatto al Paese Italia.

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