Sindaco di Fossalta di Piave, quanto manca per l’olocausto?

Venezia, 8 febbraio 2011 “Pensavamo di non dover rivedere e rileggere più il “reato” di solidarietà e difesa verso i […]

Venezia, 8 febbraio 2011

“Pensavamo di non dover rivedere e rileggere più il “reato” di solidarietà e difesa verso i più deboli, immigrati o diversi che siano. Pensavamo che le liste di proscrizione che hanno portato milioni di ebrei e zingari ad essere considerati razze inferiori e non-umani fossero ormai solo un lontano ricordo che periodicamente celebriamo e raccontiamo per non dimenticare, appunto.

E invece a Fossalta di Piave è accaduto. Si appella come reato la cessione di un diritto individuale, in un mondo di cinismo e furberie prevalenti, si stronca un autentico dono d’amore privo di alcuna forma di abuso. Con discrete contorsioni e notevole audacia si denuncia un Presunto danno all’erario dall’aver ceduto il proprio buono pasto ad un bambino che altrimenti non mangerebbe.

E come mai, può accadere che tanta crudeltà mentale giunga al potere, vivaddio? Non stiamo parlando di trovare il modo che si possano avere due pasti con un  solo ticket, stiamo dicendo che a un buono corrisponde un pasto.  Il che significa che qualcuno di adulto, generoso e responsabile vi rinuncia, volontariamente. Come si conviene in una società che mette al centro l’infanzia non solo perché lo prescrivono manifesti e convenzioni internazionali sui diritti inviolabili  ma perché logica vuole, che questo gesto metta in moto una società più giusta, più coesa, più aperta e generosa insomma un vera comunità. Dal latino “cum munus”  ovvero con dono, si rafforza  un’appartenenza ad una comunità restituendo un debito, occupandosi degli altri, donandoci fuori da tristi logiche individualistiche che non garantiscono e non permettono di condividere e crescere come persone.

Il sindaco è colui che guida questa comunità, che la rappresenta nei suoi più alti valori. Che se ne assume responsabilità e risolve per quanto possibile bisogni e ingiustizie è il sindaco che in una società evoluta e comunitaria dovrebbe oggi a Fossalta,  ringraziare il corpo insegnante della sua città: così attento e generoso; invece a Fossalta il sindaco minaccia denunce per presunto danno all’erario. All’erario? Quale sarebbe signor sindaco il danno all’erario? Dove sta il raggiro, la truffa, il furto? Lei, con le sue parole, con il suo comportamento è un danno, il suo vile modo di interpretare il mandato civico e’ un danno. Lei non può non saper distinguere, lei non può accanirsi sui più deboli e continuare a considerare il suo un ruolo di garanzia e valore. Lei non può sentirsi rispettoso e orgoglioso del mandato ricevuto se non sa farsi carico dell’ intera sua realtà risolvendone per primo i problemi, riducendo per principio le disuguaglianze e cancellando le povertà. Signor sindaco, lei calpesta i diritti costituzionali e le convenzioni mondiali sui diritti dell’ infanzia, il primo dei quali è garantirne la crescita con un alimentazione adeguata. Lei deve chiedere scusa alle insegnanti, alle famiglie e a tutti noi indistintamente perché ciò che ha detto e fatto ci fa tornare d’improvviso nel 1938. Essere degni significa onorare il ruolo che si ha; la fiducia ottenuta non è un lasciapassare per brutalizzare e offendere la dignità della persona umana, il più alto valore cristiano e costituzionale. Si penta, non lasci passare altro tempo”.

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