Rilancio del Partito Democratico

Le defezioni in un gruppo e in un partito che da mesi stanno lavorando su temi centrali per il Veneto […]

Le defezioni in un gruppo e in un partito che da mesi stanno lavorando su temi centrali per il Veneto devono indurre a una profonda riflessione a tutti i livelli. In particolare devono portare a mettere sul tavolo tutte le criticità. Al di là delle scelte individuali, è evidente che esiste un problema di consenso, ma non è facendo un passo indietro che si esce dall’angolo, ma facendo due passi avanti. Non solo, i dati che vengono citati dai transfughi sono quelli delle ultime elezioni europee e regionali che li hanno visti a pieno titolo responsabili di quelle scelte che sono risultate insufficienti o inadeguate e in qualche caso incomprensibili dagli elettori. Analisi scontate e tardive che la base del Pd aveva compiuto sei mesi prima delle regionali – quando era evidente che un Titanic senza capitani coraggiosi sarebbe andato a schiantarsi – e non sei mesi dopo. Vien quasi da dire, come facevano i nostri genitori quando la si sparava grossa, “vaeà vaeà, curi curi”. Facile, troppo facile farsi prendere ora dai “tormenti del giovane Werther” senza uno scatto d’orgoglio e di lavoro che dimostri il senso di responsabilità  nei confronti di un voto richiesto e ottenuto. Perché il Veneto deve venire prima di noi, dei nostri più o meno autentici “tormenti”; lavoro, tanto lavoro e altrettanta generosità sono gli strumenti per rendere effettiva la traduzione di quello slogan che per noi mette il benessere del Veneto al di sopra di ogni particolarismo. La coerenza in taluno è mancata, motivo aggiunto questo per non capitalizzare gli errori ma continuare convinti il cammino fuori e dentro il Pd.  La nobiltà d’animo non alberga in molte persone, in particolare in coloro che appartenendo alle terze file vorrebbero demolire le prime. L’unità del Pd ha però un altro presupposto: l’abbandono dei vecchi schemi e posizionamenti. Ciò non è una rinuncia alla propria identità, ma il superamento di situazioni legate ai momenti congressuali. Un partito non deve essere una federazione di correnti o di cordate, ma un coro di voci diverse che si mettono insieme per il bene comune.

Dunque il Pd  è credibile quando smette di pensare a se stesso e comincia ad ascoltare il Veneto e i bisogni dei suoi cittadini, come è avvenuto e sta avvenendo in molte parti di questo stesso Veneto.  Penso ad esempio ai tanti giovani coordinatori di circolo che in queste settimane sono stati eletti nei vari congressi in provincia di Treviso e in altre province e che rappresentano la parte più genuina di questo partito. Penso al lavoro dei nostri amministratori che sono in trincea ogni giorno e devono far quadrare i conti rispetto ai tagli del governo. Penso ai tanti elettori che guardano al PD e che giustamente pretendono da noi proposte chiare, coerenza e lavoro. Penso al lavoro fatto in questi sei mesi in consiglio regionale  e nelle commissioni, inchiodando la maggioranza del centrodestra su due questioni centrali come la crisi dell’occupazione e il servizio socio- sanitario con il suo deficit economico e di pianificazione. Sui temi: lavoro, buco della sanità pubblica, scuola e costi della politica  si muoveranno i prossimi passi della politica vissuta e tradotta in progetti e interventi. Questo è il Pd che smuove la società e traduce i “tormenti” prodotti da governi inadeguati e superficiali in risposta politica e programmatica. 

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