L’abbandono di Andrea Causin e le ragioni della coerenza

Care democratiche e cari democratici, Andrea Causin ha annunciato la scelta di lasciare il Partito Democratico. Andrea fu candidato alla […]

Care democratiche e cari democratici,

Andrea Causin ha annunciato la scelta di lasciare il Partito Democratico. Andrea fu candidato alla segreteria regionale del Partito nelle primarie del 2009. E sino all’autunno dell’anno scorso è stato vice segretario del Pd Veneto. Nel febbraio del 2010, con il voto degli elettori del Partito Democratico, è stato rieletto in Consiglio Regionale. Prima di tutto, crediamo che coerenza verso i suoi elettori vorrebbe che all’abbandono del Pd seguissero le dimissioni da consigliere regionale. La coerenza delle scelte e dei comportamenti, nella vita politica italiana dei nostri tempi, è sempre più una merce rara. Ma questo non è un buon motivo per rinunciarvi. E noi non intendiamo farlo.

Nella sua lettera, Andrea cita alcune ragioni politiche della sua scelta. Le rispettiamo, come rispettiamo le ragioni politiche di chiunque, ma non le condividiamo.

Non condividiamo la tesi che il profilo del Partito Democratico sia quello della socialdemocrazia di stampo classico. La nostra proposta politica offre una sintesi del tutto nuova e spiace che un fondatore del Pd ceda alla tentazione di cliché ripetitivi e speculari a quelli di chi, come Berlusconi, con altrettanta superficialità rimprovera al Pd di non essere invece socialdemocratico a sufficienza. La nostra stessa storia personale, con provenienze dall’associazionismo cattolico e dai movimenti ambientalisti, smentisce l’idea che nel Pd trovino spazio solo gli eredi della tradizione della sinistra classica. Ma in questo caso ci viene da dire che non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere.

Non condividiamo la tesi che Pier Luigi Bersani si stia comportando come il capo di una mozione. Il congresso del Pd e le sue divisioni sono da tempo alle nostre spalle. Lo dimostrano il sostegno offerto alla linea del segretario da Dario Franceschini, che aveva sfidato Bersani con una piattaforma alternativa, ma anche il percorso politico condiviso dal Pd Veneto a livello regionale.

Quanto al mito di un partito in mano ad apparati espressi dalle storie politiche che hanno dato vita al Pd, ricordiamo a tutti che la linfa del nostro partito è nella militanza e nell’impegno di quella nuova generazione affacciatasi alla politica quando Ds e Margherita già erano storie passate.

Infine, forse la più seria delle questioni poste da Causin: il Pd è marginale al Nord? Non lo crediamo. La difficoltà dei democratici al Nord non nascono ora, hanno radici più profonde. E noi lo sappiamo bene, anche grazie alla nostra esperienza di amministratrici locali. Oggi però la sfida è più che mai aperta: perché il berlusconismo tocca un punto di crisi e perché la Lega deve dar conto degli scarsi risultati della sua azione di governo, dopo il lungo tempo delle promesse.

L’alternativa a questo centrodestra ha bisogno di una grande forza di popolo. Il Pd è questo. Non il partito di un capo, né quello di un solo leader, non un partito di poche prime donne, ma una forza resa grande dall’energia, dalla passione e dalla coerenza di tanti.

Può il Partito Democratico vincere da solo la sfida al berlusconismo? No di certo. Ma senza un Pd forte nessuna alternativa può vincere davvero. Rendere forte e vincente questa alternativa è il nostro compito. La coerenza verso questa grande responsabilità è il primo passo verso il successo. La rinuncia a questo impegno è anch’essa un primo passo. Ma di un percorso che conduce all’irrilevanza. La scelta tocca a ciascuno di noi.

Rosanna Filippin, segretario regionale del Partito Democratico
Laura Puppato, capogruppo in Consiglio Regionale del Partito Democratico

Un commento

  1. giovanni bettio scrive:

    Non conosco la storia e gli antefatti di questo signore… ma mi sembra molto simile a quella di molti altri che nella politica cercano delle pseudo affermazioni personali… quasi si trattasse di una carriera professionale. Nel momento in cui si è disciolta la vecchia DC, deluso e confuso mi sono astenuto da aderire al alcun nuovo partito. Seppur discolto il vecchio partito, mi è sembrato per molto tempo un tradimento aderire ad altri organismi politici. Vecchia scuola? Vecchi valori? Forse si…. ma forse troppo frettolosamente abbandonati. A mio avviso vale sempre la buona regola di una promozione politica dei propri addetti anche a seguito di una solida miltianza politica.. Non si vuole creare una classe politica “chiusa” ma di un team che, partendo dal locale, possa incontrare il consenso degli elettori anche per il loro costante impegno e non per un loro fascino personale fra stretti entourages elitari quali industriali mutuati alla politica e presunti manager ed esperti di varie estrazioni… E nel Veneto dimostrazioni simili ne abbiamo avute anche di recente… Saluti ed auguri

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