L’acqua, un bene comune e pubblico

Roma, 23 maggio 2011 Da quasi due anni i cittadini italiani si stanno battendo contro l’esproprio illegittimo di un bene […]

Roma, 23 maggio 2011

Da quasi due anni i cittadini italiani si stanno battendo contro l’esproprio illegittimo di un bene comune, l’acqua, che deve rimanere un bene pubblico. La privatizzazione forzata dell’acqua è stata imposta dal governo Berlusconi e approvata a colpi di fiducia con la falsa motivazione di rispondere a un obbligo comunitario in realtà inesistente Da quasi due anni i cittadini italiani si stanno battendo contro l’esproprio illegittimo di un bene comune, l’acqua, che deve rimanere un bene pubblico. La privatizzazione forzata dell’acqua è stata imposta dal governo Berlusconi e approvata a colpi di fiducia con la falsa motivazione di rispondere a un obbligo comunitario in realtà inesistente.

La normativa ora espropria gli enti locali della loro autonomia e responsabilità e li espone al rischio di soccombere alla forza di monopoli privati retti da poche grandi aziende, spesso del tutto estranee ai contesti territoriali in cui viene svolto il servizio. Si vogliono mettere definitivamente sul mercato le gestioni dei 64 ATO che o non hanno ancora proceduto ad affidamento, o hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a totale capitale pubblico. 

Queste ultime infatti cesseranno improrogabilmente entro il dicembre 2011, o potranno continuare alla sola condizione di trasformarsi in società miste, con capitale privato al 40%. L’acqua è stato trasformata da bene comune a elemento di mercato. Questo è un disegno da contrastare con grande determinazione.

 Dal momento che l’acqua non è una merce, tale bene va tutelato, garantito e gestito come una indispensabile e fondamentale risorsa collettiva. Dunque è necessario continuare la battaglia in difesa dell’acqua pubblica, sostenendo la partecipazione alla consultazione referendaria del 12 e 13 giugno come occasione per fermare questa privatizzazione forzata di un bene comune.

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