Impianto di trattamento rifiuti pericolosi di Maser: interrogazione sui rischi ambientali e per i cittadini

Venezia, 6 marzo 2011 La Regione intervenga con urgenza, perché l’impianto di trattamento di rifiuti pericolosi di Maser è una […]

Venezia, 6 marzo 2011

La Regione intervenga con urgenza, perché l’impianto di trattamento di rifiuti pericolosi di Maser è una mina pronta ad esplodere. Non un eccesso di allarmismo, ma un rischio concreto, in quanto la ditta Marcon che gestisce l’attività ha proposto una variante di ampliamento che configurerebbe l’impianto in maniera diversa. In considerazione della tipologia dei rifiuti pericolosi trattati e delle dimensioni dell’impianto, la variante dovrebbe essere assoggettata, ai fini dei calcoli antisismici, alle classi d’uso III “industrie con attività pericolose per l’ambiente” e IV “industrie con attività particolarmente pericolose per l’ambiente”: tutti i calcoli strutturali depositati al Genio Civile si riferiscono ad un edificio di classe II  “industrie senza contenuti pericolosi per l’ambiente”.

L’impianto si trova in un’area densamente popolata e ad elevato rischio sismico e dalla documentazione raccolta in questi anni sono state evidenziate molte problematiche ambientali di questa attività insediata in un sito improprio; inoltre è posto al centro di tre centri abitati (Madonna della Salute, Coste e Crespignaga) e a un chilometro e mezzo dal confine sud del sito di importanza comunitaria dei Colli Asolani e i nuovi fabbricati saranno costruiti vicini alle abitazioni. Nell’ultimo periodo è aumentata anche la preoccupazione, soprattutto dopo il gravissimo incidente chimico accaduto nei primi giorni di novembre del 2010 in Lombardia, alla ditta Eureco Holding a Paderno Dugnago, in uno stabilimento  simile a quello della Marcon.

Per questi motivi Laura Puppato, capogruppo regionale del Partito Democratico, ha depositato un’interrogazione rivolta alla Giunta Zaia e all’assessore all’ambiente Maurizio Conte per chiedere di rivedere le classi d’uso e quindi di rielaborare i calcoli sismici; di sospendere il progetto di sviluppo e razionalizzazione dell’impianto; di conoscere se sono in vista future autorizzazioni da parte della Regione che permettano di aumentare considerevolmente la potenzialità di lavorazione di rifiuti anche tossico-nocivi di uno stabilimento non in regola con la così detta Legge Seveso; di verificare le conseguenze di potenziali rischi relativi all’ampliamento  di una attività pericolosa che nel marzo del 2005 ha già subito un grave incidente chimico; di assumere atti utili affinché non si permetta l’ampliamento di una attività così pericolosa fino a quando non siano ben chiari i rischi per la salute dei cittadini: sono circa 1.200 le persone che vivono e lavorano nel raggio di 600 metri.

Si devono fare scelte che privilegiano la salute dei cittadini agli interessi, pur legittimi, di un imprenditore; ci domandiamo se la Regione Veneto abbia la giusta attenzione su un argomento così importante come la gestione dei rifiuti tossico nocivi? Il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia da sempre presente all’inaugurazione della “mostra della ciliegia”, che in campagna elettorale aveva assicurato il suo appoggio alle iniziative dell’amministrazione comunale guidata da un sindaco della Lega,  forse non è a conoscenza di tutto ciò. In passato è stato tanto solerte a informare la stampa internazionale, che il Veneto non come la Napoli dei rifiuti. Ma la sua provincia non desidera tutelarla?

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