Il progetto di Revamping è contro l’ambiente

Il progetto di Revamping di Italcementi relativo agli impianti della Bassa Padovana (Monselice) da qualche mese è agli onori delle […]

Il progetto di Revamping di Italcementi relativo agli impianti della Bassa Padovana (Monselice) da qualche mese è agli onori delle cronache e in questi giorni i toni della polemica sono oltremodo saliti. Ma pochi si sono resi conto che di cosa significa vivere nell’area dei cementifici e quali saranno le conseguenze ambientali di questo progetto per un territorio che da decenni subisce delle ferite, peraltro in una zona che gode di particolari tutele. Tali impianti ad alto impatto ambientale, come i cementifici, sono incompatibili con il Piano Ambientale del Parco Colli Euganei, che costituisce un valore sul quale fondare uno sviluppo compatibile e coerente con le sua istituzione e le sue finalità. Inoltre il quadro economico del progetto prevede un intervento di 160 milioni di euro. Ma tale investimento come può essere ammortizzato se già esiste una riduzione della produzione e un crollo della domanda e dei prezzi del cemento? Esiste infatti il fondato rischio che, per garantire il processo produttivo, vengano utilizzati rifiuti di ogni genere come Cdr o Pet-coke, uno scarto tossico e nocivo, considerato un combustibile grazie ad una legge del 2002. La sua composizione, comprende benzopirene, un idrocarburo aromatico policiclico fortemente cancerogeno, ossidi di zolfo e metalli pesanti come nichel, cromo e vanadio. E come è noto, i cementifici non sono soggetti, pur bruciando rifiuti, ai controlli e ai limiti di emissione degli inceneritori.

La mobilitazione vede impegnati centinaia di cittadini, comitati e associazioni per la difesa della salute e dell’ambiente, ma anche numerose amministrazioni del territorio, alcune associazioni di categoria e i consigli pastorali delle parrocchie che hanno preso una netta posizione. Alla diffida presentata dai comitati “Lasciateci respirare” ed “E Noi?”, il mese scorso la Italcementi ha risposto minacciando di denunciare coloro che l’avessero firmata. Un atto di intimidazione inaccettabile, che tende a impedire il diritto di espressione e di tutela degli interessi dei cittadini in contrasto con quelli della multinazionale del cemento. L’opposizione al progetto Revamping è stata sempre civile e aperta al confronto, mentre dall’altra parte si sono registrate solo denigrazioni e ricatti, compreso quello occupazionale. La difesa del posto di lavoro non può in ogni caso prescindere dalla tutela della salute dei residenti nei territori interessati. Il tema dei cementifici e dei coinceneritori ha ripercussioni sull’ambiente e sul lavoro, mettendo in conflitto chi privilegia l’uno rispetto all’altro, ma tralasciando un aspetto che io ritengo essere il vero responsabile di queste tensioni, ovvero l’assenza della politica regionale.

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