Farmaci oncologici

Fondo farmaci oncologici Ulss 7: se i dati sui tumori sono bassi, come si spiegano questi costi?

Mi tranquillizzano i numeri fin qui forniti dall’Ulss 7 in merito alla mia interrogazione sul fondo dei farmaci oncologici, anche […]

Mi tranquillizzano i numeri fin qui forniti dall’Ulss 7 in merito alla mia interrogazione sul fondo dei farmaci oncologici, anche se rimango in attesa di avere i dati completi dello studio epidemiologico in corso. Ma la mia domanda era diversa e, alla luce di questa prima e interlocutoria risposta, ancora più pertinente: come si giustifica questo importo così alto di costo per farmaci oncologici in presenza di valori epidemiologici medio-bassi rispetto alla media regionale? Perché nel riparto 2011 della sanità veneta la voce relativa al fondo farmaci oncologici vede un’assegnazione quasi doppia all’Ulss 7 di Pieve di Soligo rispetto all’Ulss 8 di Asolo? Se i contributi regionali sono erogati in base al rendiconto che l’Ulss manda ogni anno a Venezia, vuol dire che i conti da qualche parte non tornano e allora la Regione Veneto farebbe bene ad avviare una verifica.

La zona della Sinistra Piave è amena e bellissima, la ragione dello stupore nasce e anzi aumenta per questo. Ma personalmente non credo che l’uso dei fitofarmaci in agricoltura sia un bagno di salute, il percorso avviato verso la produzione di prosecco biologico denota che qualcosa si sta muovendo anche in questo campo ed è ormai assodato che l’inquinamento di oggi produce i tumori di domani.

Un commento

  1. silkvana scrive:

    Una delle tante risposte all’aumento dei tumori—–
    veleni nel cemento di case e luoghi di lavoro
    Comunicato del 30 Agosto 2012
    Andrea Zanoni (IdV) chiede alla Commissione europea une verifica di cosa viene bruciato nei cementifici e cosa finisce nei prodotti finali. “Nei cementi con i quali si costruiscono i nostri luoghi di vita, casa e lavoro, finisce di tutto. In ballo c’è la salute di tutti noi”

    “Nei cementifici si brucia di tutto e perciò nei cementi finisce di tutto, comprese sostanze dannose per la nostra salute”. È la denuncia di Andrea Zanoni, Eurodeputato IdV e membro della commissione ENVI Ambiente, Salute pubblica e Sicurezza alimentare, che ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea “avviare verifiche sulla compatibilità dell’utilizzo di questi cementi nella costruzione di ambienti di vita e lavoro per garantire la massima tutela della salute umana”. “Quello che fa più paura è che queste sostanze tossico-nocive e pericolose, che dovrebbero essere smaltite in discariche speciali, vanno invece a finire nelle abitazioni civili”.

    “Il problema centrale è che in Italia i cementifici sono autorizzati a bruciare rifiuti di svariate tipologie e utilizzano diversi tipi di ceneri nell’impasto del prodotto finito”, attacca Zanoni. Tra il materiale incenerito per produrre energia, troviamo rifiuti come quelli urbani, farine e grassi animali, plastiche, gomme, pneumatici usati, fanghi da depurazione e rifiuti pericolosi come oli usati, emulsioni oleose, solventi non clorurati. Una volta inceneriti, finiscono nell’impasto finale del cemento. Inoltre tra i materiali utilizzati direttamente come ingredienti troviamo innumerevoli rifiuti derivanti da impianti di combustione (ceneri), da impianti siderurgici (scorie, terre di fonderia, polveri, fanghi) e dall’industria chimica (gessi, fanghi, ecc.).

    “Con questo cemento vengono costruiti i nostri ambienti di vita e di lavoro, come abitazioni, uffici, fabbriche, scuole, ospedali, e così via. Il tutto senza particolari verifiche sull’impatto sulla salute delle persone che ne vengono a contatto e senza alcuna informazione ai consumatori”, aggiunge l’Eurodeputato, che per questo ha chiesto alla Commissione europea verifiche sull’attività dei cementifici e una maggiore informazione ai cittadini sulla composizione chimica e fisica del cemento usato nei luoghi in cui vivono o lavorano.

    “Si tratta di un concreto anche se invisibile rischio per la nostra salute sul quale l’Unione europea deve intervenire”, conclude Zanoni, che ricorda a titolo di esempio un recente caso avvenuto a Musestre (frazione del comune di Roncade in provincia di Treviso) dove una cittadina, per un contenzioso legale contro un fornitore e un produttore di cemento, ha fatto eseguire cinque perizie sulla propria abitazione che hanno messo in evidenza che nel cemento utilizzato erano presenti ceneri, diossine e metalli pesanti.

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