Commissione grandi rischi: finalmente nella giusta direzione, ma siano garantite autonomia e risorse

Venezia, 4 gennaio 2011 Un atto dovuto dopo decenni di inadempienze. Saluto con favore la costituzione della Commissione regionale grandi […]

Venezia, 4 gennaio 2011

Un atto dovuto dopo decenni di inadempienze. Saluto con favore la costituzione della Commissione regionale grandi rischi, soprattutto per il fatto che finalmente la politica prende atto che non si può prescindere dall’apporto di quegli esperti che da anni ci indicano in che direzione dobbiamo andare per prevenire i disastri che hanno riguardato il territorio veneto nelle ultime settimane. Penso all’ing. Luigi D’Alpaos, docente di idrodinamica all’Università di Padova, che il 16 novembre scorso, appositamente convocato dalla Commissione Ambiente regionale, ci ha spiegato che l’alluvione è stata il frutto inevitabile di quarant’anni di politiche sbagliate e di una sistematica incomunicabilità tra Università e istituzioni, in primis proprio la Regione. Serve ripartire proprio dallo studio della Commissione De Marchi istituita dopo l’alluvione del 1966 e di cui faceva parte lo stesso D’Alpaos. Alla Commissione grandi rischi va garantita la massima autonomia. Tocca poi a noi vigilare che le loro istanze tecniche si traducano in interventi concreti.

In particolare serve che siano assicurate risorse per realizzare le opere di manutenzione e di prevenzione. La bozza di bilancio regionale presentata dalla Giunta Zaia prevede però un taglio complessivo del 53% per la tutela del territorio. Il capitolo relativo al rischio idrogeologico avrà a  disposizione appena 26 milioni di euro, con un riduzione del 30%. In Consiglio Regionale su questo punto saremo intransigenti: presenteremo emendamenti migliorativi e rilanceremo le proposte che nelle prossime settimane saranno oggetto di una campagna regionale del Partito Democratico: lo stanziamento di 200 milioni di euro all’anno per dieci anni nel bilancio regionale per la difesa idraulica e la sistemazione idrogeologica del territorio veneto; un piano regionale che preveda la ripermeabilizzazione dei suoli; un’ordinanza che sospenda l’edificazione nelle aree allagate durante l’alluvione del 2010; il varo del Piano di Assetto Idraulico (PAI).

Rimane poi da capire come le buone intenzioni si possano conciliare con le modifiche alla legge urbanistica regionale approvate dal Consiglio Regionale nel dicembre scorso e che prevedono la possibilità di un’ulteriore cementificazione e di aumentare le cubature anche nelle aree rurali. La logica del cemento non può certo sposarsi con la salvaguardia del territorio.

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